Si dimette il presidente Bouteflika
Dopo quasi sei settimane di pacifiche e partecipate manifestazioni di piazza, l’anziano e malato presidente ha rassegnato le dimissioni. Il nuovo obiettivo degli algerini è ora quello di costringere alla resa l’intero apparato che da vent’anni gestisce il potere nel paese.

C’è voluto oltre un mese di manifestazioni popolari in tutto il paese, sei venerdì di protesta pacifica dal 22 febbraio scorso, i martedì di mobilitazione degli studenti, l’ultima ieri, per indurre gli assediati del fortino della presidenza a presentare formalmente, nella serata di ieri, le dimissioni di Bouteflika, il cui mandato sarebbe scaduto il prossimo 28 aprile. Qualche ora prima, quel fortino si era visto recapitare pubblicamente l’ultimatum del capo delle forze armate, generale Ahmed Gaïd Salah.

L’incredibile successione di decisioni illogiche ha sicuramente contribuito a rafforzare il movimento e le sue motivazioni. In meno di due mesi si è andati dall’annuncio ufficiale (2 febbraio) della candidatura per un quinto mandato di Bouteflka – 82 anni, al potere dal 1999 e dal 2013 incapace di pronunciare un discorso e costretto su una sedia a rotelle a seguito di un ictus -, alle dimissioni, passando per vani, parziali, tentativi di salvare il salvabile.

Il percorso, che non sarebbe mai dovuto cominciare, apre ora a due possibili scenari. La via costituzionale, sostenuta da Gaïd Salah, prevede, in caso di dimissioni, un interim da parte del presidente del senato (Consiglio della nazione), che entro 90 giorni deve organizzare nuove elezioni presidenziali attraverso il governo in carica.

Tutto facile, se non fosse che il presidente del senato, Abdelkader Bensalah, appartiene al clan di Bouteflika, mentre il nuovo governo di Noureddine Bedoui, in carica, ha completato il suo organico solo due giorni prima delle dimissioni del presidente. Si tratta di una transizione, in tempi stretti e guidata dal vecchio apparato, che non lascia alcuna possibilità ad un reale cambiamento di classe dirigente.

La strada “politica” disegnata dalle manifestazioni popolari, rivendica lo smantellamento del vecchio sistema di potere, basato sull’alleanza di diversi centri di interesse organizzati in clan (forze armate, esponenti dei partiti tradizionali, alta burocrazia statale e capitali privati), e il rinnovamento della classe politica.

Un percorso “costituente” lungo e difficile poiché questi due mesi hanno visto l’uscita allo scoperto dei multi-voltagabbana che hanno cercato di adeguarsi alla contingenza del momento, finendo col perdere ogni credibilità. L’esempio più lampante, anche per l’esposizione mediatica del protagonista, è quello del generale Gaïd Salah, dapprima sostenitore convinto del quinto mandato di Bouteflika e poi suo becchino. Non a caso la piazza ha sfiduciato anche lui.

Il dibattito è appena agli inizi. I manifestanti sono coscienti dei rischi dell’una come dell’altra soluzione. Il fatto che le forze armate si siano pubblicamente schierate per la prima delle due, impone comunque un confronto con la realtà oggi più forte nel paese.

Da parte loro, i clan non molleranno l’osso tanto facilmente, come dimostra la sorprendente rivelazione dell’ex presidente Liamine Zeroual, già comandante delle forze armate e poi capo dello stato dal 1994 al 1999. Poche ore prima delle dimissioni del suo successore, ha riferito di essere stato sollecitato dall’ex capo della sicurezza militare, Mohamed Mediene, detto Toufik, silurato nel 2015 da Bouteflika, di presiedere una “istanza” incaricata di condurre la transizione.

La proposta, al di fuori di qualunque legalità, sarebbe dovuta all’iniziativa di Saïd Bouteflika, fratello ed eminenza grigia del presidente dimissionario. Anche per questi motivi la mobilitazione popolare continua, per impedire soluzioni che tradiscano lo spirito e gli obiettivi della protesta.

Foto grande: festeggiamenti nelle strade della capitale ieri sera, dopo l’annuncio delle dimissioni del presidente. (Photo Reuters / Ramzi Boudina)

 

Foto piccola: Abdelaziz Bouteflika (a destra) e il fratello Saïd (a sinistra)