Sudafrica
Sette morti e migliaia di sfollati, il bilancio dell’ondata di violenza che da alcune settimane colpisce la comunità degli immigrati africani in Sudafrica. Una guerra tra poveri costretti a competere per il lavoro negato a un terzo della popolazione produttiva.

Il paese sta facendo i conti dopo settimane di violenza che si è scatenata contro gli immigrati provenienti da altri paesi africani. Sette persone uccise, negozi saccheggiati e incendiati, migliaia di sfollati alloggiati in tendopoli è il bilancio dell’ondata di violenza xenofoba che iniziata nella città portuale di Durban si è estesa a Pietermartizburg e Johannesburg. Ad innescare il movimento anti-immigrati hanno influito le parole del re degli zulu Goodwill Zwelithini che in pubblico aveva chiesto agli stranieri in Sudafrica di fare le valigie e tornare ai paesi di origine. L’appello del re che gode di autorità morale presso la popolazione zulu – la più numerosa etnia – è stato colto da quanti vivono nelle aree più povere e accusano gli stranieri di sottrarre posti di lavoro ai locali, di competere illegalmente offrendo prestazioni lavorative a prezzi inferiori e di essere la causa della diffusa criminalità. Gruppi di persone inferocite armate di machete e di spranghe hanno attaccato case e negozi appartenenti a immigrati nelle aree più degradate delle città dove negli anni si erano sistemati con la famiglia ed erano riusciti a migliorare le proprie condizioni di vita con il lavoro.  

Gli stranieri sono diventati il capro espiatorio di un disagio sociale in Sudafrica causato dall’alto livello di disoccupazione, ufficialmente al 25 % ma secondo altre stime supererebbe il 30 %, e dal divario crescente tra abbienti e nullatenenti.

Nel paese vi sono dai 2 ai 5 milioni di stranieri che provengono da Congo, Etiopia, Malawi, Mozambico, Nigeria, Somalia e soprattutto dal vicino Zimbabwe. In anni più recenti sono arrivati anche cinesi e pakistani.

Il Sudafrica non è nuovo al fenomeno della xenofobia. Nel maggio del 2008 la violenza xenofoba aveva mietuto 62 vittime e provocato più di 150 mila sfollati. Questa volta però l’ondata di violenza che ha colpito gli immigrati africani ha sollevato un’inaspettata reazione da parte dei governi delle nazioni interessate decisi a passare all’azione. In Nigeria, il neo eletto governo minaccia la chiusura delle imprese sudafricane nel paese se Pretoria non pone fine alla violenza xenofobica. La minaccia preoccupa la compagnia telefonica MTN, la catena di supermercati Shoprite e Pick & Pay, con base in Sudafrica, che temono la perdita di lucrosi profitti dopo anni di attività in Nigeria. In Mozambico Sasol, il colosso sudafricano dell’energia e della chimica, ha rimpatriato 340 dipendenti contro cui si era lanciata la protesta dei lavoratori mozambicani in risposta alle aggressioni inflitte ai loro connazionali in Sudafrica. In Zimbabwe il presidente Robert Mugabe – presidente di turno dei paesi dell’Africa australe – ha pubblicamente condannato le aggressioni contro le comunità di immigrati in Sudafrica e si è detto pronto a rimpatriare gli sfollati. Malawi e Kenya hanno iniziato l’evacuazione dei loro concittadini dal Sudafrica.

Il presidente Jacob Zuma ha cancellato la visita ufficiale in Indonesia prevista due giorni fa per attendere personalmente alla crisi. In un discorso alla nazione ha condannato gli atti di violenza che hanno colpito gli immigrati, ha riconosciuto il contributo economico e sociale offerto da loro e ha rivolto un urgente appello alla polizia di lavorare ininterrottamente per proteggere la comunità degli stranieri e di arrestare i colpevoli.

La Chiesa cattolica in un comunicato ha reiterato la condanna della violenza, ricordando che il Sudafrica è una nazione di pace “che ha vinto l’apartheid con un uso molto limitato della violenza e un accordo che è stato raggiunto pacificamente”. Nel comunicato la Chiesa invita il governo di Pretoria ad affrontare “i problemi che generano il contesto di queste terribili violenze”. 

Nella foto in alto manifestanti durante le violenze xenofobe in Sudafrica. (Fonte: Ansa/Epa)