PAROLE DEL SUD – OTTOBRE 2018
Comboniani Brasile

Caro lettore, cara lettrice, in questo mese ci mettete in difficoltà!

È inevitabile che un articolo sul Brasile debba trattare delle elezioni presidenziali e politiche del 7 ottobre. Il paese si trova in un momento critico, dopo due anni di gestione irresponsabile e antipopolare, dal giorno del golpe che ha scalzato dal potere la presidente Dilma Rousseff. La situazione, però, è così instabile che ogni fatto pare essere superato da quello successivo.

Proprio mentre scriviamo (6 settembre), un attentato folle a Bolsonaro, candidato di estrema destra alla presidenza, scombussola di nuovo la scena politica. Si tratta di un’azione isolata, ma è l’incarnazione di un’escalation di violenza che si è impossessata della società brasiliana. È molto difficile riflettere e dialogare in modo costruttivo. Qualsiasi affermazione è interpretata a partire dal campo di idee che i media e una strutturata strategia di fake news hanno costruito nella testa e nella pancia di ciascuna persona.

Più di una volta, per esempio, amici sacerdoti, esemplari nel loro impegno sociale e la serietà di analisi, sono stati interrotti e insultati durante la celebrazione liturgica per il semplice fatto di cercare di offrire un’analisi della situazione politica non gradita ai gruppi fondamentalisti.

Da dove viene tanta violenza verbale e fisica, che è sfociata in questi mesi nell’assassinio della consigliera comunale di Rio de Janeiro Marielle Franco, nel ferimento di una delle persone che manifestavano in maniera nonviolenta contro l’arresto dell’ex-presidente Lula, nella fucilata contro l’autobus di una carovana del Partito dei lavoratori (Pt) e nell’attentato a Bolsonaro? È una violenza strategicamente costruita giorno per giorno nella coscienza delle persone, soprattutto attraverso i mezzi di comunicazione controllati da gruppi economici estremamente influenti.

È un processo di decostruzione della politica, intesa come progettualità e partecipazione: non si può considerare nell’interesse del Brasile un progetto neoliberale che vuole disfare in un colpo solo i diritti acquisiti dalle famiglie e dai lavoratori in anni di dure rivendicazioni. È una rimozione sistematica della memoria storica: non si può, in nome della corruzione (che è trasversale a tutti i partiti politici) e della critica alla gestione del Pt (che ha ragioni fondate) innescare e alimentare un odio generico e ideologico.

Il Brasile oggi è estremamente polarizzato. Il centrodestra è così frammentato da aver fatto emergere un outsider aggressivo, volgare, misogino, razzista e molto vicino al potere militare.

A sinistra, apparentemente più unita, il Pt è ancora intrappolato nella difesa di Lula, il cui arresto (che gli impedisce di candidarsi) è stato criticato da importanti politici stranieri e dal Consiglio dei diritti umani dell’ONU. L’appoggio popolare a Lula è cresciuto negli ultimi mesi. Ma il partito non ha un candidato un nome alternativo su cui trasferire la popolarità e i voti di Lula. Con tutta probabilità, le presidenziali si risolveranno al secondo turno che metterà a confronto due blocchi di elettori. Ma il conflitto politico e sociale non terminerà a ottobre.

Marielle Franco
Sociologa, femminista, militante dei diritti umani, è stata eletta a Rio con i voti della gente di periferia. Ha sempre denunciato con coraggio la violenza della polizia militare. È stata assassinata in marzo, assieme al suo autista Anderson, nel centro di Rio. Le indagini non hanno ancora individuato il movente e i mandanti…

 

Consiglio dei diritti umani
L’organismo Onu ha accolto una petizione degli avvocati dell’ex presidente e ha deliberato che lo stato brasiliano è vincolato ad assumere tutte le misure per garantire a Lula il diritto a concorrere alle elezioni, finché tutti i ricorsi pendenti siano completati in un processo giusto. Il Tribunale supremo elettorale del Brasile ha ignorato la raccomandazione.