Mali / Terrorismo
Una serie di arresti di jihadisti legati al gruppo Ansar Addin, avvenuti nella capitale del Mali e nel sud del paese negli ultimi giorni, hanno fatto aumentare il timore di possibili attentati. La minaccia contenuta in un video del leader del gruppo, Ag Ghali, rivolta all’esercito maliano e alle truppe Onu, è stata presa molto sul serio.

Era dall’attentato al bar-ristorante “La Terrasse” o dall’attacco suicida sventato nel fine settimana di Pasqua che non si respirava un tale clima di tensione a Bamako. “Stato di massima allerta”. I servizi di sicurezza del Mali stanno vivendo giorni palpitanti dopo che giovedì scorso le Nazioni Unite, seguite a ruota da alcune ambasciate occidentali come quella francese, americana e canadese, hanno diramato un allarme attentato a Bamako. La martoriata capitale maliana non è nuova a tali sirene d’allerta che si susseguono ormai da tre anni, ma è la prima volta che centinaia di lavoratori (civili) delle varie agenzie dell’Onu e quelli dei progetti dell’Unione Europea presenti in Mali vengono caldamente invitati a disertare i posti di lavoro e restare chiusi in casa.

Giovedì sera, venerdì, sabato, domenica, lunedì e martedì, cioè ieri. Tanto è durato il coprifuoco per gli espatriati dalla pelle bianca, mentre i servizi segreti maliani dimostravano, finalmente, l’efficacia del proprio lavoro. Giovedì è stato arrestato un uomo, un nero originario del nord, considerato da fonti dell’intelligence l’emissario nella capitale di Iyad Ag Ghali, l’”Emiro del Sahel”, leader del gruppo Ansar Addin, costola jihadista dell’irredentismo tuareg (laico) alleata ad Al Qaeda nel Maghreb Islamico. Il gruppo di Ag Ghali ha da poco minacciato nuovi attentati al sud attraverso un video trasmesso dall’agenzia di stampa mauritana Al Akhbar, da sempre megafono del jihadismo saheliano.
L’uomo arrestato giovedì all’entrata est di Bamako, sulla strada che arriva da Mopti, aveva con sé 9900 euro in contanti, una scheda algerina, un piano d’attacco di Bamako e un video in cui lo stesso Ag Ghali chiama alla mobilitazione generale i suoi militanti del nord, centro e sud del Mali. «Siamo in guerra permanente contro i nemici dell’Islam, […] e sarà così fino all’instaurazione della sha’aria» viene detto nel video, che porta la data del primo luglio e che minaccia l’esercito maliano e le forze della Minusma, la missione dell’Onu in Mali. Le parole di Iyad Ag Ghali sono prese molto sul serio dai servizi segreti presenti nella regione, soprattutto dopo che, nelle scorse settimane, Ansar Addin ha rivendicato diversi attacchi nel centro e nel sud del Paese

Come se non bastasse, a rendere ancora più reale la minaccia-attentati sulla capitale, il giorno seguente una cellula jihadista pronta a colpire e collegata all’uomo arrestato giovedì è stata scoperta nelle periferie della città. Tre uomini e due donne sono stati tratti in arresto, tutti maliani, trovati in possesso di materiale di propaganda jihadista e diverse schede telefoniche. Da quel poco che trapela da fonti di polizia, ancora reticenti a rivelare i particolari di questa vicenda, pare che non siano state scoperte armi, soldi né esplosivi nella loro abitazione, facendo pensare ai servizi maliani che aspettassero indicazioni e fondi per acquistarle dall’emissario di Ag Ghali.
A chiudere questa lista di arresti e allarmismo crescente, 20 “presunti jihadisti”, come si sforza di specificare la stampa locale, sono stati intercettati dall’esercito maliano lunedì sera nella località di Zegoua, nella regione meridionale di Sikasso. Il gruppo, comandato da un mauritano chiamato Samir Enrique, stava avvicinandosi a Bamako a bordo di un autobus collettivo della compagnia Sonef proveniente dalla Costa D’Avorio. Gli arrestati sono tutti di nazionalità maliana, franco-maliana e mauritana e sarebbero anch’essi collegati ad Ansar Addin e a un predicatore fanatico della regione centrale di Mopti, Amadou Koufa, che pare stia fornendo centinaia di uomini (soprattutto peul legati al suo nuovo gruppo Fronte di Liberazione di Macina, Flm) all’amico d’infanzia Iyad Ag Ghali per fare della zona di Sikasso, al confine con la Costa D’Avorio, la base sud del jihadismo saheliano.

I tre ponti che collegano le due parti in cui Bamako è spezzata dal fiume Niger, ogni sera si riempiono di file di macchine e motorini. I poliziotti formano posti di blocco improvvisati e controllano qualsiasi veicolo in entrata in città, seguendo rigorosamente gli ordini dall’alto. Se per caso incrociano un espatriato che si è attardato troppo, lo ammoniscono: «torna a casa che sono giorni pericolosi per voi bianchi. Prima di andare, però, per favore lasciaci una piccola mancia per sostenere il nostro impegno contro il terrorismo», aprendosi in un tipico sorriso maliano che in fondo fa sperare che questo splendido paese non si faccia cambiare da tali funesti venti globali.

Nella foto sopra dei soldati dell’esercito maliano di pattuglia in una cittadina nel nord del paese. (Fonte: Afp / Philippe Desmazes)