Ambiente / Lago Ciad

In 50 anni il Lago Ciad si è ridotto a meno di un decimo della sua estensione originaria: lo hanno confermato gli esperti italiani del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), autori di uno studio nel quale evidenziano le ricadute sul piano sociale e della sicurezza del degradarsi del quarto bacino idrico dell’Africa.

Nella ricerca si evidenzia che all’origine del disastro ci sono sia fattori ambientali che errori umani, in particolare una cattiva gestione delle acque. Gli esperti chiedono di “fermare l’agonia del Lago Ciad avvalendosi delle più avanzate conoscenze scientifiche e tecnologiche” e puntando in direzione differenti, anzitutto sull’agricoltura e la produzione di energia.

L’assunto di base è che il bacino è fondamentale per la sopravvivenza di oltre 30 milioni di persone in un’area del pianeta prostrata da una povertà sempre più diffusa e dalle violenze riconducibili al gruppo islamista Boko haram. Ancora alla fine di agosto l’Onu denunciava una situazione umanitaria drammatica, con oltre 40.000 persone costrette a lasciare le isole del Lago per rifugiarsi in località meno insicure.

“La progressiva desertificazione, la perdita costante e progressiva di acqua e cibo – ha evidenziato Luigi Nicolais, presidente del Cnr – rendono inospitale l’intera area favorendo il radicalizzarsi dei conflitti e dei fondamentalismi concause delle attuali grandi ondate migratorie”. (Misna)