Conferenza CITES

Nonostante la forte opposizione degli Stati Uniti e di alcuni paesi africani, l’organizzazione che regola il commercio globale di animali selvatici ha approvato un divieto quasi completo di cattura e trasferimento di elefanti africani selvatici negli zoo.

Gli Stati membri della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES) hanno approvato il divieto ieri a Ginevra, dopo un acceso dibattito, al termine del quale la versione iniziale del documento è stata leggermente indebolita dall’Unione Europea.

Il divieto proibisce il trasferimento in strutture di cattività, come zoo, circhi e altri luoghi di intrattenimento, di tutti gli elefanti africani selvatici catturati. In particolare, il divieto limita il commercio di elefanti catturati allo stato brado dallo Zimbabwe e dal Botswana (che ha recentemento rimosso il divieto di caccia), in luoghi di conservazione estranei al loro ambiente o in aree sicure nei loro habitat naturali.

Gli emendamenti dell’UE includevano una scappatoia che consente il trasferimento degli elefanti in “circostanze eccezionali” e “in situazioni di emergenza” che richiedono però la consultazione con il comitato degli animali CITES e il gruppo specializzato in elefanti dell’Unione internazionale per la conservazione della natura.

L’emendamento afferma inoltre che gli elefanti selvatici già negli zoo possano essere trasferiti in altre strutture al di fuori dell’Africa.

Gli Stati Uniti si sono opposti all’intero documento, anche dopo l’inserimento degli emendamenti, assieme allo Zimbabwe, che ha catturato ed esportato più di 100 piccoli elefanti negli zoo cinesi negli ultimi sette anni, secondo l’Humanane Society International.

La CITES aveva precedentemente vietato il commercio di elefanti nell’Africa occidentale, centrale e orientale, citando la necessità di protezione della specie. Alcuni commerci, tuttavia, sono stati autorizzati nell’Africa meridionale, dove le popolazioni di elefanti sono più numerose.

Lo Zimbabwe e due dei suoi vicini, Botswana e Namibia, avevano inoltre chiesto una ripresa delle vendite di avorio per liberarsi delle loro scorte e finanziare le attività di conservazione, ma la loro proposta è stata respinta. (Voice of America / News 24)