Un rapporto pubblicato ieri inquadra il fenomeno degli abusi
Esecuzioni sommarie, tangenti ed estorsioni, sono le violazioni contestate da Amnesty International alla polizia nigeriana. In un rapporto pubblicato ieri, l’organizzazione parla di agenti mal pagati e non addestrati a dovere, con l’abitudine di sparare con leggerezza.

Centinaia di cittadini nigeriani sono uccisi ogni anno da agenti di polizia corrotti, e tutto questo avviene nel silenzio delle autorità, che ignorano il problema. Lo sostiene Amnesty International in un rapporto pubblicato ieri, frutto di 2 anni di lavoro sul campo.

Amnesty ha raccolto prove di violazioni dei diritti umani, tra cui torture ed esecuzioni operate dagli agenti nigeriani su persone sospettate d’aver commesso un crimine. E questo avviene senza che vengano aperte indagini sul comportamento dei poliziotti che rimangono per lo più impuniti.

«Durante le operazioni della polizia avvengono molte uccisioni illegali. In altri casi, la polizia spara e uccide gli autisti che non pagano loro la tangente richiesta ai posti di blocco» scrive Amnesty.

Dati ufficiali del governo di Abuja stimano che la polizia, tra il 2003 e il 2008, sia stata responsabile della morte di 3.014 criminali sospettati, cifra, questa, che l’organizzazione internazionale ritiene vada rivista al rialzo.

Secondo quanto riferito da Amnesty, in zone come il Delta del Niger, la regione petrolifera del sud, le forze di polizia si trovano spesso in minoranza rispetto alle bande criminali. Gli agenti, mal pagati, mal addestrati ed equipaggiati alla meglio, sarebbero stati spesso accusati di sparare prima e di chiedere dopo. Ogni anno, secondo l’organizzazione, sarebbero uccise nell’area più di 100.

La stessa polizia nigeriana, che conta un personale di circa 370.000 persone, avrebbe rilevato alcune situazioni problematiche, per le quali ha avviato indagini. Amnesty ha chiesto di proibire agli agenti di usare armi mortali a meno che questo sia inevitabile per proteggere vite umane.
La legge nigeriana, infatti, permette alle forze di sicurezza di sparare su sospettati e trattenuti che cercano di sfuggire all’arresto.

L’organizzazione ha anche esortato a varare riforme sul sistema penale, auspicando un aumento delle risorse destinate all’addestramento e all’equipaggiamento degli agenti.
Il mese scorso anche un’altra organizzazione per i diritti umani, Human Rights Watch, aveva chiesto al governo di punire gli agenti di sicurezza coinvolti negli scontri religiosi del 2008. Scontri che provocarono nella città di Jos centinaia di morti.

Denunce di esecuzioni sommarie sono giunte anche in occasione dei più recenti scontri, avvenuti nel nord del paese, nello stato di Borno, lo scorso luglio. Nell’occasione morirono oltre 600 persone.