Dentro la guerra
L’organizzazione denuncia molteplici violazioni sia da parte delle forze pro-Gheddafi sia di quelle anti-Gheddafi. Nel mirino in particolare i cittadini provenienti dall’Africa sub-sahariana. E invita il Consiglio nazionale di transizione a prendere il controllo della situazione.

Amnesty International ha reso noto oggi un rapporto – La battaglia per la Libia: uccisioni, sparizioni e torture – frutto di ricerche effettuate dall’organizzazione per i diritti umani in Libia tra il 26 febbraio e il 28 maggio 2011. Ricerche che hanno riguardato, tra le altre, le città di al-Bayda, Ajdabiya, Brega, Bengasi, Misurata e Ras Lanouf.

In 107 pagine, il rapporto denuncia che durante il conflitto le forze pro-Gheddafi hanno commesso crimini di diritto internazionale su vasta scala, ma accusa anche le forze leali al Consiglio nazionale di transizione (Cnt) di violazioni dei diritti umani che «in alcuni casi si configurano come crimini di guerra».

Amnesty sottolinea che «il Cnt deve prendere il controllo dei gruppi armati anti-Gheddafi in modo da porre fine alle azioni di rappresaglia e agli arresti arbitrari». Secondo Claudio Cordone, senior director di Amnesty International, «le nuove autorità devono girare completamente pagina rispetto alle violazioni degli ultimi quattro decenni e introdurre nuovi standard per porre i diritti umani al centro della loro agenda. Ora spetta al Cnt comportarsi differentemente, porre fine alle violazioni e avviare riforme sui diritti umani, urgentemente necessarie. Una grande priorità dovrà essere valutare le condizioni del settore giudiziario e iniziare le riforme, assicurare processi equi e garantire alle vittime accesso alla giustizia e alle riparazioni».

Amnesty International ha riscontrato prove di crimini di guerra e di violazioni che possono costituire crimini contro l’umanità commessi da parte delle forze pro-Gheddafi durante il conflitto, tra cui «attacchi indiscriminati, uccisioni di massa di prigionieri, torture, sparizioni forzate e arresti arbitrari». Nella maggior parte dei casi, le vittime di queste violazioni erano civili. L’organizzazione ha documentato anche «brutali regolamenti di conti, tra cui linciaggi di soldati fatti prigionieri, ad opera di alcuni gruppi anti-Gheddafi quando le forze pro-Gheddafi sono state cacciate dalla Libia orientale».

Amnesty va anche a sottolineare che «a essere particolarmente in pericolo continuano a essere i cittadini stranieri di paesi africani. Tra un terzo e la metà di tutte le persone detenute a Tripoli e ad al-Zawiya è di origine straniera; Amnesty International ritiene che la maggior parte di esse sia costituita da lavoratori migranti e non combattenti».

Inoltre Amnesty ha verificato che «le fitte voci secondo le quali le forze di Gheddafi avrebbero fatto uso, a febbraio, di grandi quantità di mercenari sub-sahariani, erano significativamente esagerate. Tuttavia, il Cnt ha fatto poco per modificare la falsa percezione che i cittadini provenienti dall’Africa sub-sahariana fossero mercenari».