Mosse asiatiche
La nazione caucasica, che già ha una missione permanente presso l’Unione africana, sta rafforzando i rapporti bilaterali e gli scambi commerciali con Sudafrica, Benin e Burkina Faso.

La visita ufficiale a Baku di Maite Nkoana-Mashabane, ministra sudafricana delle relazioni internazionali e della cooperazione, è un’ulteriore riprova dell’interesse che l’Azerbaigian sta dimostrando nel consolidamento delle relazioni bilaterali con i partner africani. Nel suo viaggio nella più grande nazione caucasica, conclusosi martedì, Nkoana-Mashabane ha incontrato il presidente Ilham Aliyev e tenuto la prima sessione di consultazioni diplomatiche regolari a livello ministeriale, in osservanza al protocollo d’intesa firmato, nel febbraio 2014, a Pretoria.

Nell’incontro con il suo omologo azero Elmar Mammadyarov, la ministra ha anche discusso della partecipazione dell’Azerbaigian come paese osservatore alla prossima riunione del Consiglio esecutivo dell’Unione africana, presso la quale lo scorso anno il paese asiatico ha aperto una missione permanente.

Per consolidare i rapporti bilaterali è stato firmato anche un accordo di cooperazione culturale tra l’Accademia diplomatica del dipartimento delle relazioni internazionali e della cooperazione di Pretoria e l’Azerbaijan Diplomatic Academy (Ada), la più importante università di Baku.

Il reciproco interesse tra le due nazioni trae però principalmente origine da motivazioni economiche, mirate a incrementare gli scambi commerciali ancora piuttosto esigui, considerato che lo scorso anno le esportazioni del Sudafrica verso l’Azerbaigian hanno registrato un valore complessivo di circa 15,5 milioni di dollari, mentre le importazioni sono state di circa 300mila dollari.

Negli ultimi anni, l’Azerbaigian ha registrato un rilevante sviluppo grazie alle scoperte di giacimenti offshore che hanno rilanciato la produzione di petrolio e di gas naturale. Del resto, la storia dell’ex dominio sovietico è profondamente legata alla presenza e allo sfruttamento dell’oro nero, tanto che il primo pozzo di petrolio al mondo fu trivellato nel 1849, proprio a sud di Baku. Appare quindi evidente, che un’economia tradizionalmente e fortemente vincolata allo sfruttamento delle risorse energetiche, nella quale gas e petrolio rappresentano ben il 95% delle esportazioni, ha necessità di ampliare il suo potenziale di crescita con l’ingresso nei nuovi mercati africani.

In questa strategia, si inserisce la visita di metà novembre in Benin e Burkina Faso di una delegazione azera guidata dal ministro dell’energia, Natig Aliyev, e composta dai vertici di Socar, la compagnia nazionale petrolifera dell’Azerbaigian.

Nel corso delle riunioni svolte durante la missione, le parti hanno discusso del rafforzamento della fornitura e della produzione di petrolio azero nei paesi dell’Africa occidentale. È stato così deciso di aprire un terminal petrolifero a Cotonou, capitale economica del Benin e di avviare anche una serie di progetti infrastrutturali nel paese africano.

Mentre in Burkina Faso, il presidente dell’AzeriKimya Production Union della Socar, Mukhtar Babayev, e il direttore generale della Socar Trading, Arzu Azimov, hanno avuto colloqui con il presidente burkinabè Roch Marc Christian Kaboré e con il primo ministro ministro Paul Kaba Thieba per discutere dell’attuazione di progetti concreti comuni.

Progetti orientati allo sviluppo delle relazioni bilaterali, in particolare, nel settore dell’energia e al rafforzamento della collaborazione tra Socar e Sonabhy, la società pubblica per gli idrocarburi del Burkina Faso.

Nella foto: la ministra sudafricana delle relazioni internazionali e della cooperazione Maite Nkoana-Mashabane e il presidente azero Ilham Aliyev