Sudan / Elezioni
Ieri Omar Hassan Al Bashir è stato confermato per un terzo mandato alla presidenza del Sudan dopo le elezioni che si sono svolte dal 13 al 16 aprile scorso. Ha ottenuto il 94,5% dei voti in delle consultazioni boicottate dalle principali formazioni d’opposizione e con un'affluenza che ha superato di poco il 46% degli aventi diritto.

Ieri il presidente della commissione elettorale nazionale, Nec, Mokhtar al-Asam, ha diffuso i risultati delle elezioni, con un comunicato officiale trasmesso dalla televisione governativa.
Secondo il comunicato, Omar Al Bashir (ricercato dalla corte penale internazionale per 10 capi d’accusa che includono genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità per il conflitto in Darfur) è stato eletto per il suo terzo mandato con più del 94% delle preferenze, cioè 5.2 milioni di voti su un totale degli aventi diritto di oltre 13 milioni.
L’affluenza alle urne, secondo i dati ufficiali, sarebbe stata del 44,6%, più della percentuale dei votanti negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, aveva commentato al-Asam in precedenza, con un minimo a Khartoum, 34,48%, e un massimo a Kassala, 66.1%, che non a caso è il bacino elettorale dell’unico importante partito che non ha partecipato al boicottaggio delle elezioni, il Democratic Unionist Party (Dup) di Mohamed Osman al-Mirghani, che per l’occasione si è diviso in diverse fazioni. Il presidente Bashir sarà insediato il 2 giugno.
Nell’Assemblea nazionale il partito del presidente, Partito del congresso nazionale (Ncp), avrà 323 su 426 seggi. Il secondo gruppo per numerosità sarà quello del Dup di al Mirghani, con 25 seggi a cui si devono aggiungere i 15 seggi di una fazione dello stesso partito guidata da Jalal al-Digair, poco più di una rappresentanza simbolica, dunque. Anche per quanto riguarda la rappresentanza femminile, l’Ncp avrà 128 seggi sui 197 a disposizione.

Tutto, dunque, sarebbe andato come previsto per il regime sudanese, che voleva coprirsi le spalle con altri cinque anni di governo legittimo, se non fosse che la legittimità delle operazioni di voto e del contesto in cui l’elezione si è svolta è stata messa in dubbio prima dai paesi occidentali (Unione europea e la Troika, cioè Stati Uniti, Norvegia e Gran Bretagna) e poi dagli stessi osservatori dell’Unione Africana.
In una dichiarazione ufficiale (video in alto a destra), l’ex presidente nigeriano Obasanjo, capo del team degli osservatori, ha dichiarato che, nel rapporto finale si dice che le elezioni rispecchiano la volontà dei votanti, non certo quella del popolo sudanese, a differenza che nelle recenti elezioni nigeriane. Mette anche in dubbio la percentuale dei votanti, che, a suo parere non avrebbe raggiunto il 30/35%, in grave discrepanza con i dati ufficiali.

I paesi europei e quelli della troika, dopo aver dichiarato che non avrebbero mandato osservatori perché il contesto non garantiva lo svolgimento di elezioni libere ed attendibili, alla chiusura delle urne rincaravano la dose con un comunicato in cui dicevano: «I risultati di queste elezioni non possono essere considerati l’espressione credibile della volontà del popolo sudanese». Cosa che non poteva che provocare molto malumore a Khartoum. Il 21 aprile il Ministro degli affari esteri, Ali Kharti, convocava i rappresentanti diplomatici dell’Ue e dei paesi della Troika per sentirsi ribadire le posizioni già espresse. L’ambasciatore europeo, Tomas Ulicny, chiariva, ad esempio, che le posizioni espresse dalla commissaria Mogherini erano quelle concordate da tutti i 28 paesi membri dell’Ue, ribadiva l’impegno europeo nei confronti della popolazione e si augurava che non ci fossero ripercussioni nelle relazioni diplomatiche.
La delegazione europea derubricava ufficialmente l’inevitabile maretta diplomatica come un normale scambio di idee. Ma, ieri, indiscrezioni diffuse dal sito di Radio Dabanga, dicevano che i governi occidentali avrebbero convenuto, in un meeting a Berlino, di considerare il nuovo governo di Khartoum come un governo di fatto, e dunque non pienamente legittimo, e di sostenere  un’iniziativa in sede di Unione Africana volta a presentare una nuova risoluzione al consiglio di sicurezza dell’Onu sulla situazione nel paese.

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Posted by ??. ???? ??? ???? on Domenica 26 aprile 2015

Nella foto in alto il presidente Omar Hassan Al Bashir, rieletto con il 94.5% dei voti per un terzo mandato, mentre Omar Al Bashir vota in un seggio di Khartoum. (Fonte: Mosa’ab Elshamy/AP). Sopra una mappa del Sudan con in evidenza le sue regioni amministrative (Fonte: Internazionale.it). Nel video le dichiarazioni ufficiali dell’ex presidente nigeriano Obasanjo, capo del team degli osservatori dell’Unione Africana, riguardo le elezioni in Sudan.