Il presidente confermato al primo turno grazie ad una vittoria schiacciante
Non bastano i 25 anni già passati alla guida del paese: Denis Sassou Nguesso ha ottenuto l’ennesimo mandato presidenziale. In un voto caratterizzato però da brogli, intimidazioni e da una bassissima affluenza, secondo l’opposizione. Il governo smentisce.

Pronostico confermato in pieno: Denis Sassou Nguesso, attuale presidente della Repubblica del Congo, è stato rieletto alla guida del paese alle elezioni del 12 luglio scorso.

I risultati sono stati diffusi mercoledì sera dal ministero dell’Amministrazione del territorio, ma si basano ancora su dati provvisori. Per essere considerati definitivi, dovranno ora essere convalidati e proclamati dalla Corte Costituzionale.

La sua vittoria era scontata. Nonostante la presenza di altri 12 candidati, era chiaro che nessuno avrebbe potuto offuscare la sua vittoria: Joseph Kignoumbi Kia Mboungou, candidato indipendente, ha ottenuto il 7,46% dei voti, mentre Mathias Dzon, considerato il principale avversario di Nguesso, ha raggiunto a malapena il 2,30%.

66 anni, di cui già 25 alla guida del paese, con il 78,61% delle preferenze, Nguesso si riconferma così alla guida del paese già al primo turno, nonostante l’inchiesta contro di lui aperta in Francia, che lo mette sotto accusa per malversazione di fondi pubblici e acquisto di immobili di lusso. Un risultato ottenuto anche controllando i mezzi di comunicazione e limitando la libertà di espressione di chi si oppone al governo.

Alla pubblicazione dei risultati, 2000 manifestanti sono scesi per le vie della capitale Brazzaville per protestare contro il voto e per chiedere una nuova consultazione, ma sono stati subito dispersi dalle forze di polizia.

L’opposizione aveva invitato i cittadini al boicottaggio delle urne: il governo non ha infatti modificato la composizione della Commissione elettorale, come richiesto dalla minoranza in parlamento. A denunciare la parzialità della Commissione anche gli osservatori internazionali che nelle elezioni legislative e amministrative del 2007 e del 2008 sono stati testimoni di brogli e di frodi elettorali.

L’invito al boicottaggio sarebbe stato accolto dalla stragrande maggioranza della popolazione: l’astensionismo avrebbe raggiunto il 90%, hanno affermato gli oppositori di Nguesso il giorno dopo le elezioni. Dati che il governo smentisce: 66,42% dei 2,2 milioni di congolesi con diritto di voto sarebbero andati a votare. L’opposizione  parla ora di un registro elettorale “gonfiato”.

Anche gli osservatori internazionali si sono divisi sul giudizio del processo elettorale: Unione Africana e Comunità economica dei paesi dell’Africa centrale sostengono la validità e la correttezza del voto, l’Osservatorio congolese dei diritti dell’uomo (Ocdh) denuncia irregolarità, brogli, intimidazioni, e segnala di aver rilevato un tasso di partecipazione molto basso. Dato riscontrato da diverse associazioni per i diritti umani e civili nel paese, motivato, affermano, soprattutto dalla paura.

Ismail Ali Farah ha intervistato Con Jean Leoard Touadì, giornalista congolese e attuale parlamentare del Pd, per parlare del paese e commentare i prossimi scenari politici (da Africa oggi, trasmissione di  Afriradio, lunedì 13 luglio).

Per approfondire:
Caccia africana per l’Eni
, 27 maggio 2008