Il risultato elettorale
Il presidente uscente, Dos Santos, stravince di nuovo le elezioni con il 72% dei voti. L'opposizione raddoppia i suoi seggi, denuncia brogli e minaccia ricorsi.

Come da copione. José Eduardo Dos Santos è uscito vincitore dalle elezioni dello scorso 31 agosto.
Il Movimento popolare per la liberazione dell’Angola (Mpla), il partito di cui è a capo dal 1979, ha ottenuto il 72% dei voti, ma non sfonda nella capitale, Luanda, perdendo 10 punti percentuali rispetto alle passate elezioni del 2008.

A beneficiare del suo calo sono stati i due maggiori partiti dell’opposizione. L’Unione nazionale per l’indipendenza totale dell’Angola (Unita) – rivale di Mpla prima nella guerra civile dal 1975 al 2002 e poi in Parlamento – è passata dal 10 al 19%. Prestazione positiva anche per Casa-Ce; il 6% è un buon risultato per un partito nato ad inizio anno da una scissione interna ad Unita.

Il restante 3% è andato ad altri 6 partiti, tra cui lo storico Fronte Nazionale per la Liberazione dell’Angola (Fnla). Netto il calo nell’affluenza elettorale: da circa 80 al 60%.

Questi i dati diffusi il 4 settembre dalla Commissione Nazionale Elettorale dopo aver scrutinato più del 95% dei voti.A tenere banco nel dibattito post-elezioni sono le denunce di brogli e le critiche all’opacità del processo elettorale, portate avanti dall’opposizione e da vari segmenti della società civile.

La voce di protesta più distinta viene da Unita, che critica il mancato accreditamento di rappresentanti dell’opposizione in numerosi seggi, il processo di trasmissione di dati e numerose discrepanze nelle liste elettorali.

Il partito ha polemizzato costantemente con la macchina elettorale negli ultimi mesi. Solo 6 giorni prima del voto, il leader Isaías Samakuva aveva chiesto in una manifestazione il rinvio delle elezioni fino al raggiungimento di standard accettabili di trasparenza elettorale.

In un comunicato del 3 settembre, il partito affermava di essere impegnato nell’esaminare la validità dello scrutinio elettorale e non escludeva di richiedere una nuova conta dei voti. Per farlo, avrà 48 ore di tempo dalla pubblicazione finale dei risultati elettorali.

Il governo respinge ogni denuncia di irregolarità. Dalla sua, ha il bilancio positivo presentato dalle missioni esterne di monitoraggio elettorale, portate avanti dall’Unione Africana (Ua), la Comunità di Sviluppo dell’Africa Australe (Csaa) e la Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese (Cplp). Bernard Membe, ministro degli Esteri della Tanzania e capo della Csaa non nega “la pertinenza di alcune questioni sollevate, ma tali eventi non sono accaduti in una scala tale da falsare la validità di questo processo elettorale”.
Si è pronunciato in modo simile, Pedro Pires, capo della missione dell’Ua, secondo cui le elezioni sono state “libere, trasparenti e credibili”.

In questo gioco di ruoli, si fa sentire anche il movimento giovanile di protesta esploso nell’ultimo anno e mezzo. Dopo aver organizzato varie manifestazioni anti-governative, ha creato il “Movimento per la Verità Elettorale”, un sito internet in cui raccogliere denunce di irregolarità delle elezioni. Carbono Dioniso, al telefono da Luanda, aggiunge altri dubbi a quelli forniti da Unita. “Abbiamo ricevuto più di mille segnalazioni da tutto il paese”. Secondo il loro lavoro di ricostruzione del voto “in alcuni collegi, abbiamo registrato uno scarto tra Mpla e opposizione solo del 15%, contro il 60 e passa ufficiale”.

Carbono prevede che Unita andrà fino in fondo per le vie legali, ma “il suo ricorso quasi certamente finirà nel nulla, come capita ogni volta che c’è il governo di mezzo”. Per il futuro prossimo non gli resta che “continuare il nostro lavoro di diffusione di un senso critico e di promozione di una maggiore giustizia sociale.”

L’Angola sembra saldamente nelle mani di Dos Santos, ma la popolazione che governerà per i prossimi cinque anni si fa ogni giorno meno docile.