Angola / Elezioni 2017

Le autorità dell’Angola hanno vietato oggi ogni manifestazione che non sia svolta da partiti che corrono alle elezioni parlamentari del 23 agosto. In un documento distribuito ai media, il ministero degli Interni ha dichiarato che le proteste di strada pianificate dagli attivisti rappresentano un rischio per la sicurezza e “potrebbero contrastare con le attività dei partiti politici”.

“Le elezioni si svolgeranno in un ambiente colpito da gravi restrizioni alla libertà di espressione e di assemblea e con un limitato accesso alle informazioni, a causa della repressione e della censura del governo sui media statali e su quelli privati, controllati dai funzionari del partito di stato” denuncia Zenaida Machado, ricercatrice di Human Rights Watch Africa.

Intanto il paese è nel pieno della campagna elettorale, caratterizzata dall’uscita di scena del presidente Jose Eduardo Dos Santos, in carica dal 1979, che dopo quasi 38 anni ha deciso di non ricandidarsi per motivi di salute.
Più di 9 milioni di angolani sono chiamati a votare, scegliendo tra sei partiti politici, in corsa per occupare più posti possibili all’interno del parlamento, che dovrà poi nominare il nuovo presidente.

Un’elezione che si annuncia senza grandi sorprese: il Movimento popolare per la liberazione dell’Angola (Mpla) e la sua coalizione di governo dovrebbero infatti mantenere la maggioranza. Jose Eduardo Dos Santos ha designato il candidato: il suo delfino, l’attuale ministro della Difesa, João Lourenço.

Isaias Samakuva è invece il candidato del principale partito di opposizione, l’Unione nazionale per l’indipendenza totale dell’Angola (Unita), che proprio oggi si è detto disponibile a formare una coalizione di governo con altri partiti di opposizione dopo le elezioni, se l’Mpla dovesse perdere il potere per la prima volta dall’indipendenza nel 1975.

Con un paese duramente colpito da due anni di crisi economica causata dal calo dei prezzi del petrolio, di cui l’Angola è il primo produttore del continente, l’opposizione spera di crescere, anche se la mancanza di sondaggi credibili rende il risultato imprevedibile. Alle ultime elezioni, nel 2012, l’Unita ha vinto solo il 18%, contro il 72% del Mpla. (Human Rights Watch / Rfi / Reuters)