Angola: proteste contro l’aumento della benzina, vittime e arresti
Angola Economia Politica e Società
Sciopero dei conducenti di taxi degenera in tensioni: 4 morti e oltre 500 fermi
Angola: proteste contro l’aumento della benzina, vittime e arresti
Cresce il malcontento contro il governo del presidente Joao Lourenço
29 Luglio 2025
Articolo di Brando Ricci
Tempo di lettura 5 minuti
Un distributore a Luanda. (Crediti: Fabio Vanin da Wikimedia Commons)

È di quattro morti, dieci feriti e almeno 500 arresti il bilancio della giornata di scontri che si è verificata ieri a Luanda, in Angola, durante il primo giorno di una 72 ore di sciopero dei conducenti dei taxi collettivi molto diffusi nel paese.

A comunicarlo è stato Mateus Rodrigues, portavoce del comando di polizia nazionale. Le proteste erano state convocate per protestare contro l’aumento dei prezzi del carburante, dovuto alla rimozione dei sussidi sulla benzina, e il conseguente incremento delle tariffe dei taxi e del trasporto pubblico.

Le proteste contro queste misure proseguono da giorni e sembrano essere una spia di un più ampio malessere nei confronti del governo del presidente Joao Lourenço e dell’Movimento popolare per la liberazione dell’Angola (MPLA), il partito che controlla il paese da mezzo secolo. L’economia angolana, quasi completamente dipendente dall’esportazione del petrolio, vive uno stato di crisi da anni mentre società civili e opposizioni lamentano un clima politico chiuso e autoritario.

Cosa è successo a Luanda 

Le vittime delle proteste di ieri sarebbero tre manifestanti e un poliziotto, quest’ultimo linciato dalla folla. I disordini si sono concentrati fuori dal centro città, in quartieri come Rocha Pinto, Samba e Barrio Palanca. I manifestanti hanno alzato barricate con pneumatici date alle fiamme mentre si sono verificati diversi episodi di saccheggi di negozi e atti di vandalismo; secondo la polizia almeno 20 autobus sono stati bruciati dai dimostranti. Gli agenti hanno risposto disperdendo la folla con il lancio di lacrimogeni ma anche sparando proiettili veri in aria, stando alla ricostruzione fornita da media angolani.

Luanda si è svegliata con molti servizi essenziali chiusi e senza trasporto pubblico, mentre secondo quanto riferito dalle autorità e riportato da diversi giornali, si sarebbero verificati alcuni nuovi tentativi di saccheggio. Lo conferma sui suoi social anche il Movimento Civico Mudei, una realtà della società civile angolana molto seguita. Secondo Mudei, le proteste  si sono estese oggi ad anche altre province del paese. Fra queste anche Huambo, nel centro dell’Angola, epicentro di violente proteste contro i tagli ai sussidi già nel 2023. 

Sulle prime l’organizzazione che ha organizzato lo sciopero, l’Associação Nacional dos Taxistas de Angola (ANATA), ha preso le distanze dai partecipanti agli scontri, definendoli «approfittatori» esterni all’organizzazione, e comunicato la revoca dello sciopero.

In un secondo momento però, secondo quanto riporta l’agenzia lusofona Lusa, ANATA sarebbe ritornata sui suoi passi. L’organizzazione sindacale ha premesso che «mantiene aperti tutti i canali di dialogo con le istituzioni» ma ha anche dichiarato che «è necessario assicurarsi che le istanze che abbiamo presentato siano effettivamente soddisfatte, poiché è evidente che la voce dei tassisti riflette il clamore di tutto il popolo angolano».

Benzina sul fuoco 

I lavoratori avevano deciso di incrociare le braccia giorni fa dopo la decisione del governo di aumentare le tariffe del trasporto pubblico e dei taxi collettivi a fronte dell’aumento dei prezzi del carburante del 30%, a sua volta deciso dal governo a inizio mese.  

L’incremento è l’ennesimo di questo tipo negli ultimi due anni e va collocato nella più ampia politica di progressiva revoca dei sussidi sulla benzina che Luanda ha cominciato a introdurre dal 2023, seguendo le linee guida del Fondo monetario internazionale (FMI).

Secondo l’istituzione di base a Washington, l’Angola ha un grande bisogno di consolidare la sua situazione fiscale e non può permettersi una misura che pesa sul budget statale con circa 400 miliardi di kwanza all’anno, oltre 3,5 miliardi di euro, circa le stesse risorse impiegate in altri settori chiave come istruzione e sanità.

I taxi collettivi, noti col nome candongueiros e dal caratteristico colore blu e bianco, sono molto usati dai cittadini angolani che non trovano alternative nel precario trasporto pubblico e che non possono permettersi l’auto privata, non pochi in un paese dove un cittadino su due vive una condizione di povertà multidimensionale.

Con l’aumento dei prezzi, il costo di una singola corsa in candigueiros è aumentata a 300 kwanza, circa 28 centesimi di euro, mentre una tratta sugli autobus del trasporto pubblico è salita a 200 kwanza, ovvero 19 centesimi. Il diesel era passato a costare da 300 a 400 kwanza al litro, invece. Secondo la Banca mondiale, un cittadino angolano su tre vive con meno di 2,15 dollari al giorno.

Le proteste dei conducenti dei taxi, che hanno quindi un particolare peso specifico, si sommano poi a quelle organizzate dal Movimento Contra Subida do Combustível. Solo a luglio questo gruppo della società civile ha indetto diverse altre proteste, pure degenerate in scontri e arresti, anche se di minore entità rispetto a quelli visti ieri.

Il movimento ha anche stilato un manifesto in cui si chiede, oltre che di aggiustare i prezzi di carburante e trasporti, di consultare i cittadini e di rendere più trasparenti il processo di modifica delle tariffe. L’organizzazione chiede anche il rilascio di due attivisti: Osvaldo Kaholo, arrestato a inizio luglio, e  Gonçalves Frederico, in carcere dal 2023.

Un governo alle strette 

Diversi attivisti in Angola lamentano un peggioramento delle libertà di espressione politica e di parola. L’anno scorso il governo ha anche approvato una controversa legge sul vandalismo che permette di infliggere pene più severe ai manifestanti in circostanze come quelle che si sono verificate questa settimana. 

Secondo Luca Bussotti, analista politico esperto di Africa lusofona, «il malcontento popolare dipende dalle condizioni economiche del paese, col 50% di povertà e un indice di diseguaglianza molto elevato. L’aumento del prezzo della benzina e stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso».

Lo sciopero, prosegue Bussotti, «non solo ha provocato una paralisi, soprattutto a Luanda, ma ha risvegliato le proteste, mai sopite, rispetto alle elezioni del 2022, ampiamente irregolari» e vinte dall’MPLA. Un grande manifesto del presidente Lourenço é stato bruciato, segnala l’esperto,  mentre i manifestanti trasmettevano le note del rapper mozambicano Azagaia e della sua Povo no Poder, già emblema degli ultimi due anni di mobilitazioni in Mozambico.

«Insomma – conclude Bussotti – questioni economiche e politiche si stanno mescolando, mettendo a dura prova l’esecutivo».

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