Le calamite sul frigorifero sono il suo secondo albo d’oro. Vincenzo Alberto Annese ha raccontato di averne collezionate in dodici o tredici paesi, ricordo materiale di una carriera costruita quasi interamente fuori dall’Italia. L’ultima tappa, però, ha un peso diverso dalle altre. Porta a Malabo, dove il tecnico molfettese di 41 anni ha firmato un contratto biennale per guidare la Guinea Equatoriale e accompagnare il Nzalang Nacional dentro uno dei passaggi più delicati della sua storia recente.
Perché quella affidata ad Annese non è una pagina bianca, ma una squadra che negli ultimi anni ha già lasciato segni profondi sulla carta del calcio africano. La Guinea Equatoriale occupa oggi il 105° posto del ranking FIFA, ma nell’ultimo decennio ha costruito una credibilità continentale ben superiore alla propria dimensione demografica e calcistica.
È arrivata quarta alla Coppa d’Africa del 2015, ai quarti nel 2021 e nella CAN 2023 ha vinto un girone con Nigeria e Costa d’Avorio, travolgendo 4-0 i padroni di casa ivoriani, poi campioni. Emilio Nsue, il leader tecnico e carismatico, chiuse quel torneo da capocannoniere con cinque reti.
Per quattro partecipazioni consecutive alla Coppa d’Africa, il Nzalang aveva sempre superato la fase a gironi. La serie si è interrotta in Marocco, nella CAN 2025: tre partite, tre sconfitte contro Burkina Faso, Sudan e Algeria e la prima eliminazione al primo turno nella storia della selezione.
È da questa contraddizione che comincia il lavoro di Annese: una squadra che ha già dimostrato di poter competere con nazionali più quotate, ma che arriva da una brusca frenata e dalla conclusione del ciclo di Juan Micha, capace di portarla a tre edizioni consecutive della CAN.
Cambio generazionale e diaspora
A rendere il passaggio ancora più netto ci sono gli addii di due uomini che hanno rappresentato molto più del proprio ruolo in campo. Nsue, capitano e miglior marcatore della storia della nazionale, ha lasciato il calcio giocato.
Lo stesso ha fatto Pedro Obiang. Con loro escono leadership, esperienza e parte delle gerarchie sulle quali il Nzalang aveva costruito gli anni migliori. Annese deve quindi produrre risultati e, contemporaneamente, individuare i riferimenti della generazione successiva.
La prima convocazione racconta già qualcosa della struttura particolare del calcio equatoguineano. Sono 25 i calciatori scelti per l’esordio nelle qualificazioni alla CAN 2027 e soltanto uno, il portiere Miguel Ángel Nkogo dell’Ebenezer, proviene dal campionato nazionale.
Il resto della rosa è disseminato all’estero. Ci sono elementi consolidati come Jesús Owono, Saúl Coco, Omar Mascarell e Pablo Ganet, ma anche giocatori da inserire progressivamente in un gruppo che non può più appoggiarsi automaticamente ai leader del passato.
Scouting e visione locale
«Abbiamo un progetto ambizioso in cui c’è spazio per tutti», ha spiegato Annese presentando la lista. Non è soltanto una formula. Nei primi giorni del nuovo incarico il tecnico si è mosso anche nella direzione opposta rispetto alla diaspora, cercando di avvicinare la nazionale al calcio prodotto dentro il paese.
«Stiamo cercando di proporre una visione locale. Sto provando a fare anche uno scouting per portarli in Europa, per farli crescere a livello internazionale, tramite anche le nazionali giovanili», spiega Annese a Nigrizia.
A quarantotto ore dalla firma, infatti, era già al Pablo Boyas di Sampaka per osservare una selezione di giocatori locali. Pochi giorni dopo si è spostato a Bata, dove la federazione ha organizzato nuove sessioni di scouting per valutare qualità tecniche, tattiche, atletiche e caratteriali dei calciatori.
L’obiettivo è costruire una banca dati, seguire nel tempo i profili più interessanti e allargare la base dalla quale le selezioni nazionali possano attingere. È probabilmente questo uno degli aspetti più significativi del progetto: una nazionale nella quale quasi tutti i giocatori arrivano dall’estero prova nello stesso tempo a non perdere il contatto con il proprio campionato.
Il presidente della FEGUIFUT, Venancio Tomás Ndong, ha spiegato di aver cercato un tecnico capace di “costruire la squadra in base alle possibilità che ha”, valorizzando le risorse disponibili e provando ad aprire percorsi anche ai talenti locali.
Il biennio di Annese, nelle intenzioni del nuovo staff, dovrà servire proprio a dare una struttura a questo lavoro. Alberto Lungherini seguirà la preparazione atletica e la gestione dei carichi; Emiliano Betti, con esperienze tra Milan, Fiorentina ed Empoli, lavorerà con i portieri; Andrea Lagna si occuperà di match analysis, video e studio degli avversari. Preparazione, scouting e monitoraggio dovranno diventare parti dello stesso metodo, andando oltre la gestione di una singola finestra internazionale.
È qui che il passato da allenatore giramondo torna utile, ma senza essere il centro della storia. Annese ha lavorato in contesti nei quali adattarsi rapidamente non era un dettaglio: dal Ghana all’Indonesia, dal Belize al Nepal e all’Afghanistan.
In India ha conquistato due I-League consecutive con il Gokulam Kerala, vincendo il primo titolo di I-League della storia del club. Ha allenato nazionali, lavorato in federazioni e imparato a costruire squadre senza poter sempre scegliere il materiale di partenza. «Sono sempre stato incuriosito e affascinato dal conoscere nuove culture», ha raccontato.
Il primo esame: le qualificazioni alla CAN 2027
In Guinea Equatoriale, però, l’asticella è diversa. Il primo esame è arrivato già il 24 settembre contro la Repubblica democratica del Congo, una delle squadre di prima fascia del continente, terminata con una sconfitta per 2 a 0. Quattro giorni dopo tocca alla Sierra Leone. Nel gruppo E c’è anche lo Zimbabwe e solo le prime due classificate accederanno alla CAN 2027 in Kenya, Tanzania e Uganda.
La sfida è conservare ciò che la Guinea Equatoriale ha conquistato negli ultimi anni senza limitarsi a vivere della memoria di quella generazione. Il 4-0 alla Costa d’Avorio, i quarti del 2021 e le tre CAN consecutive hanno alzato il livello delle aspettative, consolidando l’idea di una nazionale ormai capace di disturbare le gerarchie del calcio africano.
Annese arriva con una carriera costruita cercando opportunità lontano da casa e con un frigorifero che ne conserva le tracce. Adesso il compito è più difficile: raccogliere i pezzi lasciati da una generazione importante, saldarli a quella che sta arrivando e rimettere in moto il Nzalang Nacional. Annese, però, di mondi nuovi ne ha già attraversati abbastanza da non temere il prossimo.