Conferenza di Hermannsburg
Dal 10 al 12 giugno a Hermannsburg in Germania è andata in scena la Conferenza su Sudan e Sud Sudan, giunta ormai alla sua ventottesima edizione. Un appuntamento imprescindibile per chiunque si occupi dell'area. Molti ospiti e contenuti interessanti, dalle trattative di pace fallimentari nei due paesi perennemente in conflitto, fino al traffico di esseri umani.

La difficile situazione del Sudan e del Sud Sudan è stata discussa in una conferenza dal titolo “Continui conflitti e nuovi traumi: imparare da penosi fallimenti cercando vie nuove” che si è tenuta ad Hermannsburg in Germania, dal 10 al 12 di giugno.

La conferenza è ormai un appuntamento abituale per chi, a diverso titolo, si occupa dell’area. Quest’anno vi hanno partecipato circa 120 persone provenienti da 12 paesi in rappresentanza di movimenti sociali, associazioni della società civile e di diverse confessioni religiose, agenzie internazionali, organizzazioni non governative e partiti politici. Erano presenti anche molti sudanesi e sud sudanesi appartenenti ai diversi schieramenti che si sono confrontati in modo aperto su numerosi problemi. Importante la delegazione dell’opposizione sudanese, formata dai leader del Sudan Revolutionary Front e dal presidente dell’Umma Party, l’imam Sadiq Al Madhi.

Tra i molti contributi interessanti, particolarmente rilevante quello del pastore Peter Tibi, direttore esecutivo dell’Ong sud sudanese “Riconcile International” e coordinatore dei leader religiosi ai negoziati dell’Igad ad Addis Abeba, che ha illustrato le ragioni del fallimento delle trattative, più attente alle questioni formali, che al clima dei lavori. “È un processo di pace che si svolge in un clima di sfiducia reciproca” e dunque gli accordi faticosamente raggiunti non possono che essere effimeri. Inoltre i negoziati sono ridotti alle due parti belligeranti, mentre la pace deve crescere anche, se non soprattutto, dal basso e coinvolgere le comunità.

Sadiq Al Mahdi è intervenuto nella sua capacità di imam, insieme al segretario generale del South Sudan Council of Churches, padre James Oyet Latansio sull’attualissimo tema del come superare la violenza, individuando elementi di collaborazione utili ad un accordo tra comunità e paesi cristiani e islamici.

Di grande interesse e attualità anche il gruppo di lavoro sul traffico di essere umani, sviluppato in modo particolare, ma non solo, grazie ai flussi migratori che attraversano i confini tra l’Eritrea e l’Est Sudan. Il traffico ha le sue radici nei regimi autoritari dell’area e la possibilità di svilupparsi proprio nelle aree di maggiore instabilità. Il segretario generale dell’Splm-N, Yasir Arman che ha partecipato ai lavori, ha affermato che i servizi di sicurezza dei paesi interessati (Eritrea, Sudan ed Egitto in particolare) vi sono direttamente implicati. Questo problema, che chiama in causa la politica europea nei confronti dei paesi menzionati, è stato posto dalla delegazione dell’opposizione sudanese in una recente udienza al parlamento europeo.  

La conferenza si è conclusa con un comunicato finale che riprende tutti i temi toccati dalla conferenza, nelle sedute plenarie e nei numerosi gruppi di lavoro.

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