Appello per una festa della Repubblica disarmata - Nigrizia
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A 80 anni dalla nascita della Repubblica italiana il mondo ha più che mai bisogno di pace
Appello per una festa della Repubblica disarmata
Il 2 giugno non è la festa delle forze armate e occorre svincolare l’immagine della Repubblica da una sicurezza a senso unico, intesa solo dal punto di vista militare. L’Italia ha molto di più da offrire
01 Giugno 2026
Articolo di Commissione giustizia e pace dei Missionari Comboniani in Italia
Tempo di lettura 3 minuti

Il 2 giugno celebreremo l’ottantesimo anniversario della proclamazione della Repubblica, i cui fondamenti sono sanciti dalla nostra Carta fondamentale, la Costituzione, nel lavoro e nel ripudio della guerra.

In un contesto marcato dal trauma dei conflitti e da profonde ferite e divisioni sociali, il discernimento dei padri e delle madri costituenti, nel 1946, ha mostrato che il dialogo è capace di costruire nuovi principi di convivenza; ha posto le basi per un progetto sociale che esclude la violenza e l’aggressione come scorciatoia per assicurare la sicurezza di alcuni al di sopra di altri.

Il fascino di questo periodo generativo della nostra storia ha ispirato anche la proposta che quest’anno i Missionari Comboniani fanno alle scuole in Italia: Mondiario è un diario scolastico che propone la pedagogia del dialogo, illuminata dalla Costituzione e dal protagonismo delle donne.

Come missionari, abbiamo esperienze di vita condivisa con popoli del Sud globale travolti dalla guerra; spesso, essa è direttamente legata alla fame di risorse naturali, per garantire sicurezza e benessere delle élite dominanti. In questo mese, tra altri drammi, ci inquieta la memoria tragica di oltre tre anni di conflitto in Sudan, con ormai più di 12 milioni di persone sfollate o rifugiate, e 21 milioni in situazione di insicurezza alimentare.

In un contesto di imperialismo e profonda crisi del multilateralismo, risuona ancora più forte in noi l’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie e promuove organizzazioni internazionali che garantiscano pace e giustizia tra le nazioni. Siamo testimoni della pace che si costruisce dal basso, favorendo l’inclusione come l’obiettivo più alto di una democrazia, l’educazione e la partecipazione sociale, un’economia di giustizia e l’accesso al lavoro.

Per questo, ci uniamo all’appello di diversi intellettuali impegnati, che propone che il 2 giugno non sia una parata armata, ma che la festa della Repubblica veda in prima fila la rappresentanza delle scuole e degli ospedali, delle lavoratrici e dei lavoratori, del mondo del volontariato, delle diverse spiritualità e della cooperazione internazionale che apre lo sguardo solidale sul mondo, assieme a tutti coloro che svolgono, con o senza divisa, il servizio di difesa della Patria in coerenza con la ricerca di quell’ordine internazionale garantito dall’ONU.

Sarà anche una festa per rilanciare un’iniziativa carica di speranza e di spessore: la proposta di legge popolare per la difesa non armata e nonviolenta, in vista della quale si stanno già raccogliendo adesioni e firme.

Il 2 giugno non è la festa delle forze armate e occorre svincolare l’immagine della Repubblica da una sicurezza a senso unico, intesa solo dal punto di vista militare. L’Italia ha molto di più da offrire: celebriamolo insieme, riconoscendo la forza del Vangelo, che proclama felici i costruttori di pace.

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