Industria della difesa
Dal nuovo Rapporto annuale sull’import ed export di armi in Italia emerge un calo vistoso del valore delle autorizzazioni all’esportazione (-40,86%) pari, nel 2010, a 2 miliardi e 900 milioni di euro. Africa del Nord e Medio Oriente le aree geopolitiche alle quali abbiamo venduto più armi. In calo il flusso di denaro che affluisce nei conti delle banche che appoggiano il business armato.

La guerra in Libia, come nuovo modello di sviluppo (dell’industria armiera) è arrivata al momento giusto. La crisi economica, infatti, cominciava a farsi sentire anche nel prolifico mercato delle canne fumanti.

Questo, almeno, potrebbe essere il primo commento immediato alla lettura del Rapporto 2010 del presidente del consiglio dei ministri sui lineamenti di politica di governo in materia di esportazione, importazione e transito dei materiali d’armamento, pubblicato sul sito dell’esecutivo.

Rispetto al 2009, infatti, si «è registrato un decremento del 40,86% del valore delle licenze di esportazioni rilasciate (al netto delle esportazioni relative ai programmi intergovernativi)». Si è passati da 4 miliardi e 914 milioni e rotti di euro, a 2 miliardi 906 milioni e spiccioli dell’anno scorso. Due miliardi in meno.

Un calo deciso, non spiegabile col numero complessivo delle autorizzazioni (2.210 contro le 2.181 del 2009). Il guaio, per le aziende del settore, è che il 95,98% di queste autorizzazioni (1.432) «è relativo a materiali di valore inferiore a 10 milioni di euro» per un ammontare complessivo di 992,52 milioni di euro. Mentre le autorizzazioni per importi superiori ai 50 milioni sono state lo 0,80%, per un importo pari a un miliardo 355 milioni di euro.

Ciò sta a significare che si è esportato una gran quantità di materiale di “scarso” valore, come, ad esempio, componenti e parti di ricambio.

Secondo il Rapporto annuale, questa repentino abbassamento del valore delle autorizzazioni sarebbe dovuto «da un lato al progressivo esaurimento di alcuni programmi governativi europei di cooperazione e dall’altro da un minor numero di commesse internazionali correlabile alla difficile congiuntura economica».

Se le autorizzazioni sono calate, non si può dire altrettanto del valore delle operazioni effettive di esportazione (2 milioni 754 mila euro contro i 2 milioni 205 mila del 2009). Cioè, del materiale effettivamente transitato dalle Dogane. Il Rapporto precisa che i due dati (autorizzazioni e operazioni) non possono essere correlati, perché lo sfasamento temporale esistente tra l’autorizzazione all’esportazione con l’effettiva spedizione del materiale prodotto non rende omogenei i valori monetari totali.
«Le autorizzazioni rappresentano una componente del portafoglio di ordini esteri della nostra industria della difesa. Gli effettivi movimenti doganali danno invece la corretta indicazione finanziaria di quanto l’Italia ha esportato in materiali per la difesa in quell’anno».

Aziende

Per quanto riguarda le aziende esportatrici, primeggia come volume finanziario, l’Alenia aeronautica (Gruppo Finmeccanica), con il 17,66%, pari a 574,15 milioni; seguita da Agusta spa (Gruppo Finmeccanica), con il 16,65%, pari a 541,42 milioni; da Whitehead Alenia ss spa (Gruppo Finmeccanica) con l’8,22% pari a 267,18 milioni di euro; da Fincantieri con il 6,19%, pari a 201,41 milioni; da Mbda Italia spa, con il 7,79%, pari a 188,32 milioni di euro; da Oto Melara spa (Gruppo Finmeccanica), con il 5,77 pari a 187,53 milioni; da Microtecnica srl con il 4,18% pari a 135,89 milioni; da Elettronica spa, con il 3,65% pari a 118,53; da Selex Si (Gruppo Finmeccanica) con il 2,84%, pari a 92,37 milioni e a Avio spa con il 2,58% pari a 83,84 milioni di euro.

 

Paesi destinatari

I principali acquirenti sono stati gli Emirati Arabi Uniti, con 477,07 milioni di euro (14,67%), seguiti da Arabia Saudita (432,20 milioni; 13,29%) e da Algeria (343,09 milioni; 10,55%).
Già questa mini classifica evidenzia un dato alquanto clamoroso: l’area geopolitica alla quale abbiamo venduto più armi nel 2010 è l’Africa del Nord e il Vicino Medio Oriente (un miliardo e 426 milioni di euro, pari al 49,07% del totale). Esattamente l’area che si è incendiata di violenza in queste settimane e mesi.
Se, analizzando i dati dell’Africa intera, estrapolassimo quelli della parte settentrionale, noteremmo che grazie all’exploit dell’Algeria, il valore delle autorizzazioni schizza in alto rispetto agli anni precedenti: quasi 403 milioni di euro, rispetto ai quasi 307 del 2009 e ai quasi 188 del 2008.

Un risultato che dovrebbe far riflettere, visto che tutta l’area sud del Mediterraneo, nel 2010 governata ancora da autocrati e dittatori, non poteva certo essere considerata tra le più pacifiche del continente: lì, da anni, nessuno s’inchinava al rispetto dei diritti umani. E quindi, in base alla legge 185 del 1990 – che disciplina, regolamenta e rende trasparente il mercato delle armi italiano – non avremmo dovuto vendere neppure una pallottola a quei paesi.

Per l’Africa Sub Sahariana, il valore complessivo delle autorizzazioni rilasciate è pari a 25 milioni di euro, una cifra più che dimezzata rispetto a quella del 2009 (51 milioni). La cosa singolare è che tra i paesi maggiormente riforniti troviamo lo Zambia, (quasi 12 milioni di euro), e il Kenya (quasi 8 milioni di euro).

Banche armate

Bisogna attendere la Relazione più completa della Presidenza del Consiglio per controllare l’attività puntuale dei vari istituti di credito nel sostenere l’attività armiera dell’industria italiana. Da quella Relazione si estrapola anche la classifica delle cosiddette “Banche armate”. Nel Rapporto appena reso pubblico, invece, si registra, in modo succinto, solo la massa delle transazioni finanziarie. Bisogna ricordare che il ministero del Tesoro controlla quante volte e per quali importi una banca ha accreditato a un cliente soldi guadagnati vendendo armi all’estero.

Nel 2010 sono state autorizzate 1.602 transazioni bancarie (1.628 nel 2009), il cui valore complessivo è stato di circa 3miliardi e mezzo di euro (4 miliardi e spiccioli nel 2009). Di queste transazioni, 943 (1.043 nel 2009) si riferivano ad autorizzazioni a operazioni di esportazione definitiva di materiali di armamento, per un ammontare di circa 3 miliardi di euro (3milioni 795 mila, nel 2009).

È invece aumentato il valore dei pagamenti per compensi di intermediazione: si è passati dai 36 milioni del 2009 ai 95 dell’anno scorso.