353%, 501%, 2401%.
Non sono le percentuali dei dazi che Donald Trump vuole progressivamente applicare alla Cina. Ma i vertiginosi aumenti registrati nelle esportazioni italiane di armamenti verso l’Africa. In particolare verso l’Africa Subsahariana.
353% è l’aumento del valore delle autorizzazioni individuali dell’export della difesa italiano nel continente rispetto al 2023; 501,35% è l’incremento nell’immensa area a sud del Sahara (207,53% nel Nordafrica). La crescita rispetto al 2022 è stata del 2.401%.
Questi dati emergono dalla Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento riferita al 2024. Fotografano una rapida evoluzione geopolitica con un significativo riposizionamento dell’industria italiana della difesa anche sui mercati africani
Continua espansione
La fotografia che ne esce è di un’industria italiana della difesa che continua la sua espansione globale, con un mercato in costante crescita.
Il valore complessivo delle autorizzazioni per movimentazioni di materiali d’armamento in uscita è stato di 7,692 miliardi di euro con una crescita del 21,8% rispetto al 2023.
Questo valore è composto da diverse tipologie di autorizzazioni, tra cui quelle individuali di esportazione che hanno rappresentato 6.451,324 milioni di euro (+35,34% rispetto al 2023 e un +76,80% rispetto al 2021). A questo dato si aggiunge il valore delle Licenze globali e Autorizzazioni generali di trasferimento, che ammonta a 1,24 miliardi di euro rispetto a 1,457 miliardi del 2023.
E i venti di guerra che gonfiano le vele dell’insicurezza mondiale saranno un ulteriore propulsore ai profitti delle industrie della difesa.
L’Indonesia fa ricca Fincantieri
Tra i numerosi dati, due risultano particolarmente sorprendenti. Il primo riguarda l’Indonesia, balzata dalla 35ª alla prima posizione tra i paesi destinatari di armamenti italiani, grazie a una singola commessa Fincantieri superiore al miliardo di euro.
Il caso Nigeria
Il secondo elemento stupefacente è il terzo posto della Nigeria, con acquisizioni per 480,7 milioni di euro distribuite tra bombe, missili, aerei, strumentazioni elettroniche e materiale per l’addestramento militare.
Ricordiamo che Abuja sta combattendo una battaglia devastante nel nord del paese contro i gruppi terroristici legati a Boko Haram.
Il democratico Botswana e l’insicuro Ciad
Sorprende anche la presenza del Botswana al 22° posto, con acquisti di aerei e apparecchiature elettroniche per 61,4 milioni di euro. Prima del 2024, l’ultimo acquisto significativo del paese risaliva al 2014, per un modesto valore di 31.400 euro.
Altre realtà africane emergono dall’analisi: il Ciad, sotto il regime di Déby figlio, ha incrementato gli acquisti di armamenti italiani da 39.706 euro nel 2023 a quasi 21 milioni nel 2024, con un aumento del 52.756,74%.
In controtendenza, invece, le esportazioni verso il Sudafrica che risultano in calo.
Le armi al Faraone
Nel Nordafrica “brilla” la stella egiziana, che dopo tre anni di relativa stasi, torna a superare i 263 milioni di euro di acquisti (+600% rispetto al 2023), nonostante le persistenti preoccupazioni riguardo alle violazioni dei diritti umani, agli arresti arbitrari e al caso irrisolto dell’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano assassinato nove anni fa al Cairo.
…e quelle a Saied
Nella Relazione fa breccia anche la questione migranti. La Tunisia, infatti, terra di accordi tra il governo Meloni e Saied, ha speso 2,161 milioni di euro in materiale di armamento italiano: munizioni, armi automatiche e, soprattutto, veicoli terrestri, magari serviti per dare la caccia a chi cerca di attraversare il Mediterraneo partendo proprio dalle coste tunisine.
Il dato è rilevante se paragonato al valore del 2023 delle autorizzazioni individuali all’export destinate al paese nordafricano: 385 mila euro (+461,39%).
Esplosione africana
Complessivamente, i paesi africani hanno investito nel 2024 circa 893 milioni di euro in armamenti italiani, di cui 586,6 milioni provenienti dall’area subsahariana (il 9,09% del valore globale delle autorizzazioni individuali dell’esportazione italiana). Si tratta di un valore senza precedenti, più del doppio rispetto al precedente record di 253 milioni registrato nel 2017.
Per la prima volta nella storia, le nazioni subsahariane hanno superato quelle nordafricane negli investimenti in sistemi d’arma italiani.
I soliti noti
Nonostante i cambiamenti descritti, le destinazioni tradizionali dell’export militare italiano mantengono la loro rilevanza: Francia, Regno Unito e Germania figurano ancora tra i primi cinque acquirenti, confermando la centralità dell’asse europeo per l’industria della difesa nazionale.
Gli Emirati risalgono, la sorpresa Macedonia del Nord
Gli Emirati Arabi Uniti risalgono la classifica, posizionandosi al sesto posto con 294 milioni di euro in armamenti italiani, rispetto ai 57,9 milioni del 2023. L’Ucraina, pur scendendo dal secondo all’11° posto, ha comunque ricevuto autorizzazioni per 222 milioni di euro.
Un’ulteriore sorpresa proviene dalla Macedonia del Nord, che dopo un modesto investimento di 830mila euro nel 2021, ha acquisito materiale bellico italiano per 231 milioni nel 2024.
Questa nazione balcanica, entrata nella Nato nel 2020, aspira a diventare membro dell’Unione europea.
Autorizzazioni e paesi
Nel 2024 sono state rilasciate 2.569 autorizzazioni individuali all’esportazione, in aumento rispetto alle 2.101 del 2023.
Sono stati 90 i paesi destinatari del nostro materiale bellico, rispetto agli 83 del 2023.
Si segnala che, a differenza dei quattro anni precedenti, nel 2024 una sola nazione (l’Indonesia, appunto) è risultata destinataria di autorizzazioni per un valore complessivo superiore al miliardo di euro.
Quindici paesi hanno registrato valori compresi tra 100 milioni e un miliardo, mentre 32 si sono collocati nella fascia tra 10 e 100 milioni di euro, il numero più elevato degli ultimi cinque anni.
Ripartizione geografica
La distribuzione geografica dell’export ha visto il 44,1% del valore totale diretto verso paesi Ue/Nato, mentre il restante 55,9% verso nazioni extra Ue/Nato, segnando un’inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti. Del valore esportato verso le nazioni Ue/Nato, il 36,72% è stato destinato a membri esclusivamente dell’Alleanza Atlantica, mentre il 63,28% a paesi europei, indipendentemente dalla loro adesione alla Nato.
La Relazione evidenzia l’assenza totale di Israele tra i destinatari: nessuna nuova autorizzazione all’esportazione è stata concessa verso Tel Aviv in seguito all’intervento israeliano su Gaza, iniziato dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
Leonardo conferma la leadership
Le prime 15 società esportatrici rappresentano l’89,01% del valore totale delle autorizzazioni. I primi quattro operatori per peso finanziario sono Leonardo SpA (27,67%), Fincantieri SpA (22,62%), Rheinmetall Italia SpA (6,60%), MBDA Italia SpA. (6,25%).
Queste quattro aziende rappresentano da sole il 63,14% del valore complessivo delle autorizzazioni di esportazione nel 2024.
In euro, la leadership di Leonardo vale 1,78 miliardi , in crescita rispetto agli 1,28 miliardi del 2023. Fincantieri tocca il suo record con 1,459 miliardi di euro.
In Africa, la multinazionale guidata da Roberto Cingolani opera in 11 paesi: Angola, Botswana, Ciad, Congo, Egitto, Marocco, Nigeria, Senegal, Sudafrica e Zambia, per oltre 120 milioni di euro. Il rapporto africano di Fincantieri è con l’Egitto.
Altre aziende
Ma sono diverse le aziende della difesa italiane attive nel continente africano. Ad esempio, Benelli armi Spa opera in Nigeria, Angola ed Egitto; la Veco Defence vehicles spa in Tunisia come la Tekne Spa. Fanno affari in Sudafrica la Support logistic services s.r.l. e l’Elettronica Spa. Mentre con l’Algeria hanno rapporti anche la Fabbrica D’Armi Pietro Beretta S.p.A. e Fiocchi munizioni spa. Ma queste sono solo alcune delle aziende che operano in Africa.
Banche armate
Il flusso di denaro legato al commercio di armamenti ha superato i 12 miliardi di euro nel 2024, mantenendosi sostanzialmente in linea con l’anno precedente. C’è stato comunque un incremento significativo nel numero delle transazioni registrate.
Il sistema bancario italiano ha elaborato 21.586 comunicazioni finanziarie legate all’export, import e transito di materiali d’armamento, con un incremento del 4% rispetto alle 20.756 del 2023.
Per quanto concerne l’export definitivo, nel 2024 gli istituti di credito hanno gestito operazioni per 4.931.294.413,33 euro, rispetto ai 4.225.087.704,05 euro del 2023 (+16,1%).
I tre istituti pigliatutto
Anche il panorama finanziario legato al commercio di materiale bellico rivela una notevole concentrazione: appena tre istituti bancari (Unicredit, Deutsche Bank e IntesaSanpaolo) hanno gestito il 68,7% delle transazioni per introiti riferibili ad esportazioni definitive nel 2024.
Un dato sostanzialmente stabile rispetto al 69% registrato nel 2023. Questa distribuzione evidenzia come pochi soggetti bancari dominino un settore strategico e sensibile.
Ancora più marcata è la concentrazione nel comparto di finanziamenti e garanzie, dove i tre istituti di credito hanno negoziato l’83,8% dell’ammontare complessivo concesso o rinnovato nel 2024.