Industria bellica e politica
Appello di padre Zanotelli affinché il parlamento, con una commissione d’inchiesta, faccia chiarezza sui rapporti oscuri tra industria armiera e finanziamento illecito ai partiti. Rapporti che emergono in diverse inchieste giudiziarie. Non ancora reso pubblico il Rapporto annuale sull’import ed export dei materiali d’armamento, che doveva essere diffuso per legge dal governo a fine marzo.

Una commissione d’inchiesta. Che indaghi sul rapporto malsano tra grandi aziende produttrici di armi e politica italiana.

È la richiesta che avanza padre Alex Zanotelli, in un appello dal titolo quanto mai esplicito: “Tangenti sulla vendita d’armi, quanto va ai partiti?”.

Riprendendo i diversi filoni dell’inchiesta napoletana dei pm Piscitelli-Woodcock su Finmeccanica e sui rivoli di denaro illeciti dispersi in alcune operazioni di produzione e vendita di armi italiane, padre Zanotelli chiede di far luce su uno dei capitoli meno discussi e più in ombra dell’attuale fase economico-politica italiana.

Ricorda, in particolare, le indagini che hanno portato, nel 2011, alle dimissioni dell’ex amministratore delegato di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini e di sua moglie, Marina Grossi, ex responsabile di Selex sistemi integrati. Cita l’arresto di Giuseppe Orsi, ex presidente del colosso armiero italiano, a processo il prossimo 19 giugno (fascicolo in mano alla procura di Busto Arsizio) per la fornitura di 12 elicotteri di Agusta Westland all’India per un valore di 556 milioni di euro, da cui spunterebbe una tangente di 51 milioni.

Riferisce di un’altra indagine partenopea, da cui farebbe capolino una tangente (“concordata e mai intascata”) di quasi 550 milioni di euro per la fornitura di navi fregate Fremm al Brasile, del valore di 5 miliardi.

L’elenco dei misfatti oscuri prosegue poi con altre inchieste per sistemi d’arma venduti all’Indonesia e a Panama.

 Il tutto in assenza di un dibattito serio sul tema. Come se sia la cosa più normale al mondo che questo settore dell’economia italiana (la spesa per la difesa è stata valutata in 26 miliardi di euro, nel 2012 dal Sipri, (Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma) rappresenti il salvadanaio privato del sistema partitocratico del Belpaese.

 Mondo industriale armiero italiano che ha venduto armi ovunque, anche in paesi in conflitto, come Iraq, Iran e Libia, eludendo, senza alcun rimorso, la stessa normativa che vieta tale tipo di affari.

 Padre Alex chiede al governo Letta e ai neo-eletti parlamentari proprio questo: «Sapere la verità sulle relazioni tra armi e politica». Vorrebbe sapere se esiste ancora quella percentuale fissa (un tempo la parola di moda era tangente) spettante ai partiti dalla vendita di armi in giro per il mondo.

 Per tali ragioni si appella al mondo delle associazioni, delle reti, dei gruppi impegnati per la pace affinché si mobiliti nella raccolta di firme per premere su governo e parlamento affinché faccia chiarezza sul tema.

Governo che è latitante anche su un altro punto. Entro il 30 marzo di ogni anno, infatti, dovrebbe essere resa pubblico il Rapporto annuale della Presidenza del Consiglio sul commercio di armi, che precede la più corposa Relazione. Scadenza, Rapporto e Relazione imposti dalla legge 185 del 1990. È evidente che la data quest’anno è caduta nel pieno della formazione del nuovo esecutivo. Ma ormai sono trascorsi due mesi. E un misterioso silenzio avvolge ancora la vicenda.