Burundi / Trattative di pace
Chiusa ieri ad Arusha, in Tanzania, la prima sessione del dialogo interburundese, che era rimasto bloccato da molti mesi. Doveva essere l'occasione per iniziare a trovare degli spiragli alla crisi che sferza il Burundi dall'aprile del 2015. È finita come è iniziata: Senza troppe illusioni…

Dialogo politico interburundese in panne? Si direbbe proprio di sì. Ma bisogna pur sempre fare finta di nulla. Ieri era l’ultimo giorno della ripresa del dialogo nella città di Arusha, in Tanzania (colloqui che dovevano tenersi a inizio maggio ma che erano stati rinviati). I partiti membri della principale coalizione di opposizione, il Cnared/Giriteka (il Consiglio nazionale per la restaurazione degli accordi di Arusha e dello stato di diritto) hanno però boicottato l’incontro che avrebbe dovuto permettere all’ex presidente della Tanzania, Benjamin Mkapa, facilitatore nella crisi, di fissare un’agenda degli argomenti da trattare, una lista dei partecipanti e un calendario consensuale.

Il governo burundese non intende assolutamente trattare con il Cnared perché legato, secondo lui, al movimento di insurrezione in corso nel paese e al tentato colpo di stato ai danni del presidente Pierre Nkurunziza avvenuto nel maggio 2015.

Il paese della regione dei Grandi Laghi vive una crisi dall’aprile del 2015 quando il presidente Nkurunziza aveva annunciato l’intenzione di candidarsi per un terzo mandato alla guida del paese (Poi ottenuto in luglio in elezioni boicottate), cosa considerata dall’opposizione e dalla società civile una violazione della Costituzione e degli accordi di pace che nel 2005 hanno posto fine a 12 anni di guerra civile. La crisi politica che ne è scaturita ha provocato finora innumerevoli violazioni dei diritti umani, la morte di almeno 470 persone e la fuga dal paese di altre 200 mila.

Il mediatore Mpaka, designato dagli stati della Camunità dell’africa orientale, ha trascorso questi giorni ad ascoltare, prima il governo e i suoi alleati (sabato 21 maggio) e poi i partiti che hanno preso parte alle elezioni contestate dello scorso anno in Burundi, successivamente è passato a coloro che le hanno boicottate e gli “attori politici”, un eufemismo che in Burundi indica i leader dell’opposizione con i quali viene ritenuto imprescindibile discutere, cacciati dai loro partiti con la benedizione del potere.

Sempre l’ex-presidente tanzaniano ha incontrato anche i rappresentanti della società civile, gruppi di donne e giovani, leader religiosi e due ex presidenti.

«Nelle prossime due settimane, continuerò e le consultazioni con quelli che non sono venuti a partecipare a questa sessione, ma penso che potrebbero contribuire positivamente a questo processo», ha detto Mpaka alla cerimonia di chiusura.

Ma come ha affermato involontariamente anche Willy Nyamitwe, portavoce della presidenza burundese, la realtà è che fino ad ora questa sessione non è stata altro che la continuazione del monologo interno organizzato e condotto da Nkurunziza tramite il suo ambasciatore straordinario e plenipotenziario Libérat Mfumukeko. “Arusha II” si è rivelata di fatto un fallimento che rischia di violare i famosi accordi firmati sempre durante l’Arusha I nei primi anni 2000 e che posero fine alla guerra civile.

Comunque, benché il Cnared avesse chiesto di boicottare la sessione perché non invitato come entità a sé stante, membri di quella coalizione sono giunti ad Arusha affinché venisse ascoltata un minimo anche la voce dell’opposizione.

La loro presenza non sembra comunque essere stata molto influente. Al termine dell’incontro Mpaka non ha fatto nessun annuncio spettacolare. Molti si aspettavano che venisse comunicato un piano di “sortie de crise” (uscita dalla crisi) in Burundi. Ciò non è avvenuto ma qualche anticipazione è stata data. Nei prossimi 14 giorni, come detto, Mpaka incontrerà i membri non invitati del Cnared e anche alcune figure dell’opposizione che sono fuggite in esilio all’estero. Poi incontrerà il mediatore in capo, nominato dall’Unione Africana, che è il presidente ugandese, Yoweri Museveni perché comunque qualunque piano deve passare attraverso la sua supervisione. Solo successivamente verrà organizzata una nuova sessione di dialogo, cosa che dovrebbe avvenire durante la terza settimana di giugno, magari anche “con l’opposizione al completo al tavolo delle trattative”, come spera Mpaka.

Il portavoce del Cnared, Pancrace Cimpaye, mostrando segni di apertura, ha detto oggi alla Afp: «Spero che, come ha detto, il presidente Mkapa cercherà di invitarci questa volta, dato che la lista degli invitati di questo appuntamento sembrava scritta dal governo di Bujumbura – ha sottolineato -. Siamo pronti a partecipare e a mostrargli che la presenza della nostra coalizione è imprescindibile se si vuole trovare una soluzione alla crisi in Burundi».

Secondo quanto riportato dalla da Rfi, l’opposizione vorrebbe la cessazione immediata delle violenze e la creazione di istituzioni di transizione per l’avvio di un processo elettorale. Difficile che il governo di Nkurunziza accolga tali richieste al momento. Il presidente burundese non ha mai mostrato alcun segno di apertura fino ad ora.

Un atteggiamento che solo i mediatori potrebbero far cambiare. Certo è che se a capo della mediazione è stato scelto un uomo come, Yoweri Museveni, rieletto pochi mesi fa dopo 30 anni al potere, e che non solo non ascolta la sua opposizione interna, ma è più che mai deciso a toglierle completamente la voce sopprimendo i media e arrestando i suoi oppositori, beh i presupposti non sono molto buoni.

Nella foto in alto a sinistra l’ex presidente della Tanzania, Benjamin Mkapa, facilitatore nella crisi, stringe la mando al presidente del Burundi, Pierre Nkurunziza, durante un incontro. (Fonte: Africanews)