COMBONIANI 150 ANNI – DOSSIER OTTOBRE 2017

«Non ritirarsi in casa. Non avere paura di lanciarsi fuori. È importante sapersi adattare a ogni situazione». È la lezione di un uomo con quasi cinquant’anni di missione nel paese lusofono.

«Ma parlare con le persone con la zappa in mano è tutta un’altra cosa». Padre Graziano Castellari, quarantacinque anni di Mozambico, ha un mondo di cose da raccontare. Già lo ha fatto, almeno in parte, con un’intervista-diario disponibile in edizione portoghese (“Deboli tra deboli”. Memórias de um missionário em Moçambique, 1964-2005, Centro de Estudos Africanos da Universidade do Porto, 2015). Ma se deve condensare il senso della sua vita missionaria, lo fa con una famiglia di vocaboli abbastanza ristretta. E quello della zappa (comprendente: contadino, orto, campi, mais, cotone…) è un paradigma chiave.

«Quando sono andato a Corrane – racconta – mi sono messo a fare il contadino perché nel Centro catechetico dove mi trovavo prima, noi responsabili eravamo stati oggetto di contestazione. È stato salutare: padre José Maria Luís da Silva, dei missionari della Boa Nova, e io ci siamo accorti che dovevamo cambiare rotta. Siamo perciò andati a fare i contadini, lui a Meconta e io a Corrane, dove un padre fidei donum portoghese, Agostinho Leal, si è unito a me. È stato un cambio di rotta che ci ha radicalizzato al punto di farci capire che dovevamo andare là dove il popolo ci indicava».

Che cos’era dunque successo? Era il 1975 e il Mozambico aveva finalmente conquistato l’indipendenza. Castellari era direttore del Centro catechetico di Anchilo, voluto nel 1969 dal vescovo di Nampula, Manuel Vieira Pinto, per dare impulso a un volto nuovo di Chiesa. I catechisti non dovevano più essere dei «dipendenti dei missionari. Il nostro sogno – dice padre Graziano – era di farne dei collaboratori, coscienti della loro peculiare vocazione a fianco del sacerdote». Erano anche gli anni in cui Lisbona, resistendo a ogni idea di emancipazione delle sue colonie, era in guerra con il movimento di liberazione in diverse aree del paese, con l’effetto di spaccare anche la Chiesa. Dom Manuel e i comboniani si schierarono per i diritti degli africani e pagarono la loro scelta con l’espulsione. Tra loro, padre Graziano. «Nel luglio-agosto 1974, noi espulsi rientrammo (nel frattempo in Portogallo c’era stata la Rivoluzione dei garofani) e ci ritrovammo in un mondo completamente diverso da quello che avevamo lasciato pochi mesi prima. Vi entrammo con entusiasmo».

Contestazione provvidenziale

Il ritrovato senso di libertà aveva contagiato, come tutti i mozambicani, anche i catechisti residenti al Centro di Anchilo, che cominciarono a fare largo uso della libertà di parola favorita dall’indipendenza nazionale. Le loro critiche non risparmiavano neppure i missionari con cui convivevano. «È stato uno shock, per noi, ed eravamo un po’ a orecchie basse – ricorda Castellari –. Ma abbiamo avuto la fortuna di trovarci al Centro catechetico in quel momento, e di essere contestati. Un catechista di lungo corso, il professor Leonardo, che era membro dell’équipe permanente, ci consigliò di lasciarli parlare… che si sfogassero», anche se le proteste erano talora ingenerose.

Quando Castellari e padre José Maria vengono a sapere che il vescovo ha designato un nuovo direttore per il Centro, il comboniano Cornelio Prandina, esplodono in una «fragorosa e allegra risata». L’amico José Maria parte immediatamente per la missione di Meconta, dove si metterà a coltivare la terra; poco più tardi, a passaggio di consegne avvenuto, padre Graziano andrà a fare lo stesso a Corrane. Vi resterà ventitré anni. Non solo Corrane. Vi si aggiungerà la cura pastorale di Momola. E di Liúpo, Mogincual, Quixaxe…tutte parrocchie le cui sedi distano decine e decine di chilometri l’una dall’altra e che erano rimaste sguarnite di missionari: in molti, da tutto il Mozambico, se n’erano andati temendo di non avere più il loro posto in una terra non più “portoghese”. Il clero locale, poi, nella diocesi di Nampula era ancora prossimo allo zero.

Al suo arrivo a Corrane, l’équipe missionaria – due preti e tre suore – dal punto di vista ecclesiale trova il…

Nella foto: padre Graziano Castellari, la buona notizia arriva anche in motocicletta.