Un sistema comune di accoglienza

Il Parlamento continentale ha approvato un pacchetto di leggi per uniformare il sistema nell’Unione. Quattro i punti decisivi: maggiori garanzie nell’esame delle richieste; stop al carcere per i richiedenti asilo; migliore tutela per i minori non accompagnati; migliore accesso al mercato del lavoro.

L’Unione europea presenta ancora notevoli disparità negli standard di accoglienza e nelle procedure riguardanti l’esame delle domande di asilo fra i suoi stati membri. Fra questi è necessaria una cooperazione pratica più intensa e una effettiva condivisione delle responsabilità.

L’Europa sudorientale sta diventando una regione intensamente percorsa da flussi misti di migranti e richiedenti asilo che hanno come destinazione i paesi dell’Europa occidentale e settentrionale. Nella parte orientale del nostro continente, i sistemi di asilo sono ancora fragili e vulnerabili ai cambiamenti di carattere politico. Sono diversi gli ostacoli che impediscono l’accesso al territorio e alla procedura di asilo e che destano preoccupazione: episodi di refoulement (respingimento), di deportazione, bassi tassi di riconoscimento della protezione internazionale e, in alcuni paesi, l’abuso di forme complementari di protezione concesse a chi avrebbe invece diritto allo status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra.

 

Gli inizi

Il lungo e laborioso cammino verso l’armonizzazione della legislazione e delle pratiche in materia di asilo in Europa è iniziato negli anni ‘90. Gli Accordi di Schengen sulla libera circolazione delle persone e il cosiddetto Regolamento Dublino II, che stabilisce le regole per la determinazione dello stato competente all’esame della domanda di asilo presentata in un paese dell’Ue, hanno rappresentato uno sforzo importante. Ciò nonostante, restava ancora molto da fare prima di arrivare a una vera e propria politica comune.

Un ulteriore passo avanti è stato compiuto con il vertice dei primi ministri dei paesi dell’Unione, tenutosi a Tampere nel 1999. In quell’occasione, gli stati membri hanno riaffermato la libertà di accesso al territorio europeo per tutti i richiedenti asilo, offerto loro garanzie di assistenza e, soprattutto, hanno riconosciuto la fondamentale differenza tra asilo e immigrazione, raccomandando l’adozione di una politica comune basata sulla piena applicazione della Convenzione di Ginevra, assicurando in questo modo che nessuno venga respinto verso il paese d’origine o verso un altro paese nel quale possa temere persecuzioni.

Nel 2004 i capi di stato e di governo dell’Ue hanno lanciato il cosiddetto Programma dell’Aia, che prevedeva l’istituzione di un sistema comune di asilo europeo, di una procedura comune e di uno status uniforme che assicurasse, quindi, lo stesso trattamento ai richiedenti asilo, a prescindere dallo stato membro in cui la richiesta di protezione internazionale viene effettuata.

Dieci anni dopo le storiche conclusioni del Consiglio europeo straordinario di Tampere, lo stesso Consiglio ha approvato il Programma di Stoccolma che definisce le priorità dell’Unione europea sull’asilo e sulle altre questioni riguardanti giustizia e affari interni per il periodo 2010-2014, arco di tempo entro il quale il Programma prevede di raggiungere l’obiettivo di un’unica procedura di asilo per gli stati membri. (…)

 

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