“Ti aspetto in primavera all’inaugurazione del Bed & Breakfast su in valle”. Mi hai salutato così al telefono tre settimane fa quando ti avevo chiesto della tua Etiopia in fiamme al nord. Mi avevi raccontato con dovizie di particolari gli avvenimenti nella zona del Tigray ribelle dove le forze federali etiopi stavano sferrando un forte attacco militare per riprenderne il controllo.

Ricordo la tua analisi lucida sulla storia di un mosaico articolato di avvenimenti che hanno portato al collasso di oggi la tua terra, contesa e strategica nel Corno d’Africa, al centro di appetiti globali.

Un paese dai mille volti ed etnie (oltre 80!) dove il premier e premio Nobel per la pace 2019, Abiy Ahmed, si è trasformato, da riconciliatore nazionale e artefice della pace con la vicina Eritrea, a protagonista di una serie di fronti armati che stanno incendiando il paese e non solo al nord: al nord ovest, al confine con il Sudan, per il controllo della terra fertile di al Fashaga, al sud con il Fronte di liberazione Oromo e nella parte occidentale del Beninshandul Gumuz contro i gruppi ribelli per il controllo di una terra che ospita la contesissima diga della Rinascita (Gerd).

La più grande infrastruttura idroelettrica africana che trattiene le acque del Nilo azzurro per produrre energia elettrica in un paese che cresce sempre più a livello demografico – oltre 110 milioni di persone – e a livello economico-produttivo e tecnologico. In grado di creare fortissime tensioni con l’Egitto che di quelle acque vive. Insomma una nazione sempre in bilico.

Mi spiegavi come al centro delle contese c’erano sempre interessi economici legati a terra e acqua. Elementi che hai sempre avuto a cuore al punto da rischiare la pelle quando ti hanno cacciato perché eri diventata scomoda per la tua lotta contro il land grabbing, contro le violazioni dei diritti umani e gli attacchi alla libertà di espressione. Raccontavi di amici fatti sparire nel nulla, altri arrestati o costretti a lasciare il paese. E così anche tu, forzata a lasciare l’amata terra venduta per lauti interessi.

Dall’Etiopia al Trentino, la valle dei Mocheni. Ma sempre con la terra al centro. Terra del sentiero di montagna che con amici avevi riscoperto e ritracciato e volevi dedicare a padre Attilio Laner, missionario comboniano, originario proprio di Frassilongo, che amavi tanto per la sua passione afro. Terra di pascolo per “capre felici” come le hai volute chiamare tu che amavi produrre quel formaggio offerto nel nostro primo incontro. Condito dal caffè.

Amavi raccontare il sogno del Bed & Breakast per ospitare famiglie e gruppi in visita alle capre per riprendere il contatto con la terra e conoscere il processo di produzione del formaggio. Donna sorridente, intraprendente e coraggiosa: alle minacce e richieste di andartene dal Trentino avevi risposto, con il sorriso, che quella era già casa tua.

Testimone che è possibile riuscire a vivere al plurale dentro la storia. Anche in quella, rinchiusa tra le montagne, delle valli trentine. Verremo in primavera sorella Agitu. Anche per poco, nella vita, l’incontro con te lascia dentro il desiderio vivo di rincontrarti presto per raccontarci attorno al tuo tavolo nuovi sogni urgenti per l’umanità. A partire da piccoli progetti legati alla terra e una fetta di formaggio. Aspettaci!