All’inizio della settimana, il gruppo terrorista nigeriano Boko Haram è tornato ad attaccare in Ciad, dove ha provocato la morte di 92 militari che erano di stanza nell’isola di Boma, nella provincia del Lac situata nel bacino del lago Ciad, al confine con Niger e Nigeria. L’assalto sarebbe stato condotto dalla fazione di Boko Haram guidata dallo storico leader Abubakar Shekau, meglio nota come Jama’atu Ahlus-Sunnah Lidda’Awati Wal Jihad – Jas, che dall’agosto 2016 è stata oggetto di una scissione da parte del cosiddetto Stato Islamico nella Provincia dell’Africa occidentale (Iswap).

Quest’ultima fazione, poche ore dopo il micidiale attacco di Bouma, ha sferrato un altro attacco uccidendo almeno 50 soldati nigeriani in un’imboscata a un convoglio militare proveniente dalla città di Maiduguri, capoluogo dello stato di Borno, che si stava recando nella foresta di Alagarno dove era stato segnalato un insediamento jihadista.

Il convoglio è stato intercettato nei pressi del villaggio di Gorgi, nello stato nigeriano nordorientale di Yobe, al confine con il Ciad, ed è stato bersagliato con un lanciagranate. Ciononostante, tra i due sanguinosi attacchi quello di Bouma è stato condotto in maniera più articolata dagli islamisti, che hanno dimostrato un’elevata perizia strategica stringendo d’assedio i soldati per più di sette ore e ripiegando solo dopo l’arrivo dei rinforzi da parte dell’esercito ciadiano.

Nel corso degli scontri sono andati distrutti 24 veicoli dell’esercito, tra cui alcuni mezzi corazzati. Secondo il presidente Idriss Deby Itno, recatosi sul posto il giorno successivo per valutare la situazione, si tratta dell’attacco terroristico più letale mai subito dal paese africano.

Le risposte degli eserciti e della popolazione

Come prima risposta alla carneficina operata dagli estremisti, l’esercito del Ciad ha deciso di schierare truppe aggiuntive al confine con la Nigeria per rafforzare la sicurezza nell’area del lago Ciad, già teatro in passato di attacchi sia contro i civili che contro le postazioni militari.

L’assalto degli estremisti nigeriani a Bouma costituisce l’ennesima riprova di quanto la regione del bacino del Lago Ciad sia diventata vulnerabile agli attacchi dei jihadisti nigeriani. Da alcuni mesi, Boko Haram ha intensificato le sue azioni oltre la tradizionale area nord-orientale della Nigeria tornando ad attaccare in Camerun e in Ciad.

Dall’aprile 2015, i paesi della regione hanno dato vita a una coalizione impegnata a contrastare l’avanzata di Boko Haram nella regione del Lago Ciad: la  Forza multinazionale congiunta (Multinational joint task force – Mnjtf) composta da militari della Nigeria, Niger, Ciad, Camerun e Benin. L’offensiva della Mnjtf è riuscito a contenere l’insorgenza di Boko Haram e liberare ampie zone dello stato di Borno, che all’inizio del 2015 erano ancora controllate dai jihadisti.

I successi militari contro Boko Haram, sono stati però di breve durata perché negli ultimi due anni e mezzo il gruppo sembra aver riguadagnato forza e territorio. Gli osservatori locali affermano che i combattenti hanno rifornito i loro arsenali con armi provenienti principalmente dalla Libia, forse anche dalle ex roccaforti dello Stato islamico. Non a caso, alla fine del 2018, l’organizzazione ha dato una evidente dimostrazione della sua forza militare costringendo alla fuga 500 soldati della Mnjtf dal loro quartier generale a Baga. 

Per contrastare l’insorgenza delle due fazioni di Boko Haram, nella vasta area del bacino del Lago Ciad sono sorti anche gruppi di vigilanza organizzati dai residenti locali ispirati dalla Task force civile congiunta (Civilian joint task force – Cjtf), nota anche come yan gora (“giovani con i bastoni”), sorta nel 2013 per iniziativa di gruppo di giovani di Maiduguri, che decisero di prendere in mano la situazione per proteggere la popolazione locale. 

Le difficoltà di “Super Camp”

In conclusione, è importante evidenziare che i due attacchi dell’inizio della settimana dimostrano le lacune della cosiddetta strategia del Super Camp, lanciata lo scorso settembre dall’esercito nigeriano, che prevede il ritiro dei militari in grandi basi fortificate e l’abbandono degli stanziamenti nelle aree rurali.

Una strategia che pur avendo prodotto gravi perdite agli insorti del Jas e dell’Iswap, sembra contraddire le previsioni delle gerarchie militari della Nigeria di limitare al massimo le incursioni contro le basi dell’esercito nigeriano, che provocano numerose vittime e furti di armi e mezzi militari. Senza dimenticare, che la tattica del Super Camp sembra aver anche ridotto la capacità di combattere il Jas e l’Iswap nelle aree rurali.