La destra lombarda contro l’islam
Anche le confessioni religiose non islamiche hanno espresso il loro netto dissenso alla legge regionale lombarda ribattezzata “anti-moschee”. In Italia si dimostra che la tutela della libertà religiosa e di pensiero non è un dato acquisito.

Ufficialmente dovrebbe regolare la complessa questione della costruzione dei luoghi di culto non cattolici. I media l’hanno però subito ribattezzata «legge anti-moschee». Approvata il 27 gennaio (Giornata della memoria) dal Consiglio regionale lombardo (governato da una maggioranza di centrodestra) è il primo esempio in Italia di regolamentazione regionale di questa materia (in assenza di norme nazionali). E si tratta di una regolamentazione assai stringente.

Inizialmente prevedeva che le sole confessioni religiose che avevano sottoscritto un’intesa con lo stato italiano potessero erigere luoghi di culto. Quindi, venivano palesemente esclusi i musulmani che non hanno mai sottoscritto intese con il governo. Solo un emendamento dell’ultimo minuto ha concesso alle confessioni senza intesa di procedere comunque alla costruzione, ma a patto che i loro statuti «esprimano il carattere religioso delle loro finalità e il rispetto dei valori della Costituzione».

La normativa, però, pone limiti molto rigidi. Tra essi: la presenza di videosorveglianza con telecamere (a spese dei gestori della struttura religiosa), parcheggi pubblici con una superficie non inferiore al 200% di quella dell’edificio, distanze minime da edifici religiosi di altre confessioni. Impone poi ai comuni di realizzare piani per le attrezzature religiose che regolino l’apertura dei luoghi di culto. Luoghi di culto che dovranno anche essere «congrui» con le «caratteristiche generali e peculiari del paesaggio lombardo». Gli stessi comuni potranno infine indire referendum sull’eventuale apertura.

Questa legge non ha suscitato solo l’opposizione delle minoranze in consiglio, ma anche quella di tutte le confessioni religiose. Netto il dissenso arrivato dalla Conferenza evangelica nazionale. I valdesi hanno commentato polemicamente: ancora una volta in Italia si dimostra che la tutela della libertà religiosa e di pensiero non è un dato acquisito. I musulmani sufi del Coreis, per bocca del loro leader Sergio Yahya Pallavicini, hanno parlato di incostituzionalità della legge regionale. «Bisogna affrontare più seriamente – ha dichiarato Pallavicini al quotidiano Avvenire – le reali esigenze dei musulmani e di tutti i credenti in Lombardia per trovare coordinate che garantiscano la libertà religiosa e la sicurezza». Sulla stessa linea i musulmani del Coordinamento associazioni islamiche di Milano, Monza e Brianza, tramite la voce di un loro esponente, Omar Jibril, in un’intervista a Nigrizia sull’argomento.

Anche la Chiesa cattolica è scesa in campo. Mons. Luca Bressan, vicario episcopale dell’arcidiocesi di Milano, ha commentato: «Resta da capire se questa legge è conforme alle disposizioni cui, come ogni atto legislativo, deve sottostare e se sarà in grado o meno di garantire effettiva libertà di culto. Vista la rilevanza e la delicatezza del tema, occorre giungere alla costruzione di questi strumenti legislativi in modo meno frammentario e precipitoso».