La comunità internazionale compatta chiede l’annullamento del referendum. Ma il regime non fa marcia indietro.
Ha già ottenuto di restare al potere, praticamente a vita. Ma il presidente nigerino Tandja teme ancora le contestazioni: un influente attivista, voce scomoda contro il regime, è stato prelevato e rinchiuso. Colpevole di aver “attentato alla sicurezza del paese”.

Era stato arrestato lunedì con l’accusa di attentato alla sicurezza dello stato, incitamento alla disobbedienza dell’esercito, complotto contro lo stato e delitti di stampa, poi rilasciato poche ore dopo. Ma la sua ritrovata libertà è stata di breve durata: Marou Amadou, attivista dell’opposizione nigeriana, portavoce della coalizione ‘Fronte per la difesa della democrazia” e a capo dell’ong Fusad (Fronte Unito per la Protezione della Democrazia), è stato nuovamente arrestato in circostanze ancora da chiarire. Secondo il gruppo di politici e attivisti che lo stavano aspettando, Amadou è stato costretto a salire su una vettura da militari armati della Guardia Repubblicana, di fronte alla prigione di Niamey dalla quale stava per essere rilasciato. Di lui le autorità non hanno più fatto sapere niente, ma secondo la Fusad si troverebbe ora nel carcere di massima sicurezza di Koutoukale, nella regione occidentale del paese.

Amadou era stato tra i promotori dell’appello contro il progetto di referendum costituzionale imposto dal presidente Mamadou Tandja. Un invito alla disobbedienza rivolto a tutta la società nigerina, dalle forze armate, ai capi tradizionali, agli ulema e agli intellettuali, che però non è riuscito a fermare la volontà presidenziale: il referendum si è tenuto lo scorso 4 agosto, ed ha avvallato la nuova Costituzione, nonostante un tasso di partecipazione bassissimo (meno del 5% secondo l’opposizione). La Corte Costituzionale, sciolta nel giugno scorso dallo stesso Tandja dopo aver dichiarato il referendum incostituzionale, deve ancora convalidare il nuovo testo, ma è solo questione di tempo: i giudici sono stati rinominati su indicazione dello stesso presidente.

La società civile nigerina e africana accusa Tandja di voler tagliare Amadou dalla scena politica, e si sta già mobilitando per denunciare il suo arresto e per chiederne il rilascio. L’opposizione al regime di Tandja continua intanto la sua battaglia, organizzando nuove proteste e annunciando il boicottaggio delle elezioni legislative che si terranno entro ottobre, dopo che il presidente il 26 maggio ha sciolto anche il Parlamento, colpevole di non approvare il suo progetto referendario. Da allora governa il paese grazie ai poteri straordinari previsti dallo stato d’emergenza che lui stesso ha proclamato.

Tutta la comunità internazionale, da subito critica nei confronti del progetto di Tandja, ha chiesto l’invalidamento del referendum. L’Unione europea ha già bloccato fondi e minacciato il congelamento degli aiuti alla cooperazione, e un monito è arrivato anche dal governo canadese, che ha annunciato che rivedrà i propri rapporti con il Niger. Ma le casse statali potrebbero non accorgersi del mancato arrivo di questi fondi: uno dei motivi con cui Tandja ha giustificato la sua volontà di restare al potere per portare avanti i contratti minerari con Pechino e con Areva, società francese di sfruttamento dell’uranio. Contratti del valore di diversi miliardi di dollari.