Da sei mesi sono detenuti in Marocco
Sono stati arrestati l’8 ottobre 2009, a Casablanca, al rientro dal campo profughi di Tindouf, in Algeria. Tutti esponenti di associazioni per i diritti umani, i sei detenuti sahrawi del carcere di Salé, in Marocco, si trovano in gravissime condizioni di salute, dopo più di un mese di sciopero della fame. L’intervista a Omar Mih, rappresentante in Italia del popolo sahrawi.

Da 36 giorni sei attivisti per i diritti del popolo saharawi sono in sciopero della fame nel carcere militare di Salé, a Rabat in Marocco. La loro situazione di salute è molto critica e in continuo peggioramento. Rischiano di morire, ma la loro protesta non ha avuto alcuna eco mediatica.

I 6 furono arrestati l’8 ottobre del 2009 al loro rientro in Marocco, dopo una visita alle loro famiglie nei campi profughi di Tindouf, in Algeria, dove i saharawi e il loro governo vivono in esilio. I detenuti in sciopero della fame sono:

(nella foto in basso, in ordine) Brahim Dahan, presidente dell’Associazione Sahrawi per le Vittime delle Violazioni dei Diritti Umani, Ali Salem Tamek, vice-presidente del Collettivo dei Difensori Sahrawi dei Diritti Umani (Codesa), membro dell’Associazione marocchina per i diritti umani (Amdh), Ahmed Naassiri, Segretario generale del Comitato Sahrawi per la Difesa dei Diritti Umani di Smara e presidente della locale sezione dell’Amdh, Saleh Lebiouihi, Presidente del Forum per la difesa dei bambini sahrawi, membro del Codesa e dell’Amdh, Rachid Sghayer, membro del Comitato d’azione contro la Tortura di Dajla, Sahara Occidentale, Yahdih Ettarouzi, membro dell’Amdh.

I sei  attivisti

Con loro fu arrestata anche una donna, rilasciata in libertà provvisoria dopo diversi mesi di carcere, per disturbi psicologici dovuti probabilmente alle terribili condizioni di carcerazione.
I sei compagni rimasti in prigione sono solo una parte di un gruppo più corposo: una quarantina di persone detenute in diverse carceri marocchine per reati d’opinione.

Detenuti arbitrariamente, secondo le associazioni di difesa dei diritti umani. Molti di loro hanno iniziato a loro volta uno sciopero della fame in solidarietà ai compagni di Salè. Tutti chiedono di essere giudicati al più presto da un tribunale indipendente ed imparziale, o di essere rilasciati. E chiedono chiarimenti sulla sorte di più di 500 sahrawi scomparsi nel nulla.

Il Marocco ha occupato il Sahara occidentale nel 1975 costringendo il popolo sahrawi a vivere in esilio da quasi 30 anni, nei campi profughi nel deserto algerino. Questo nonostante l’Onu abbia ribadito più volte il diritto di questo popolo a tornare nelle proprie terre.

(L’intervista a Omar Mih, rappresentante del popolo saharawi in Italia, è stata estratta dal programma radiofonico Focus, di Michela Trevisan)