Africa Tech Summit 2018
Il settore tecnologico africano è in continua espansione e l’ultimo summit di Londra ne ha dato prova. Ma il successo dell’innovazione digitale deve passare attraverso un modello di crescita più inclusivo che rilanci il ruolo delle donne e delle fasce di popolazione meno abbienti.

Il 16 maggio si è svolta a Londra la terza edizione dell’Africa Tech Summit, secondo appuntamento dopo il vertice gemello svoltosi a Kigali, in Rwanda a febbraio, che ha visto la partecipazione di oltre 200 delegati provenienti da 20 paesi.

Volto a creare un ponte tra l’imprenditoria tecnologica del continente e investitori di spicco della metropoli britannica, l’evento ha ospitato anche 35 relatori, inclusi i rappresentanti di gruppi come MTN, Ecobank, Thomson Reuters e The London Stock Exchange.

“Il tecnologico made in Africa è ancora un settore di nicchia a Londra, ma sempre più persone iniziano a realizzare le enormi opportunità offerte dal continente”, ha dichiarato a Nigrizia Andrew Fassnidge, direttore di AppsAfrica Advisory, portale d’informazione sulle innovazioni tecnologiche ‘made in Africa’ principale sponsor dell’evento.

Un settore in forte espansione

Negli ultimi due anni, la scena tech in Africa ha visto una crescita dirompente.
Una nuova ricerca condotta dall’azienda americana Partech Ventures – che finanzia aziende tecnologiche e digitali – rivela che il totale di investimenti in startup africane per il 2017 ammonta a 560 milioni di dollari, un incremento del 53% rispetto al 2016. Sudafrica, Kenya e Nigeria attirano da soli il 76% del totale degli investimenti, la maggior parte dei quali concentrati nella telefonia mobile e in servizi finanziari.

“L’esplosione dell’industria tech africana è trainata da un quadro macroeconomico in continuo miglioramento. Cresce ogni anno il numero di consumatori e Internet sta penetrando rapidamente in tutto il continente grazie alla diffusione capillare degli smartphones” ha detto in apertura del summit Herman Singh, capo del settore digitale del gigante sudafricano per le telecomunicazioni MTN.

L’accento è stato posto però sulla necessità di promuovere una maggiore cooperazione tra governi e privati, per favorire l’integrazione transfrontaliera e l’espansione di startup e piccole e medie imprese tech oltre i confini nazionali.

Come ha evidenziato Kola Aina, amministratore delegato della compagnia nigeriana Ventures Platform – giovane fondo panafricano per il sostegno di nuove startup – ad ostacolare l’ampliamento di attività imprenditoriali emergenti a livello locale è un clima imprenditoriale in molti paesi ancora poco trasparente, per la presenza di pratiche clientelari, e la debolezza di istituzioni economiche e finanziarie, oltre a forti carenze infrastrutturali.

L’ultimo ‘Doing business report’ della Banca Mondiale registra tuttavia segnali di miglioramento. Ben 83 sono le riforme implementate in 36 delle 48 economie sub-sahariane lo scorso anno, un record assoluto su scala globale, volto a migliorare il clima imprenditoriale del continente.

Nigeria, Zambia e Malawi figurano tra i paesi ad aver fatto meglio, ed è proprio nel gigante demografico dell’Africa Occidentale che la scena tecnologica sta sperimentando un boom in settori non petroliferi, dalle telecomunicazioni all’industria cinematografica e musicale.

Serve una crescita più inclusiva

Nonostante il rapido avanzare delle innovazioni tech in Africa, non mancano tuttavia i timori legati alle marcate disuguaglianze economiche e sociali, con oltre metà della popolazione del continente che rimane avulsa dagli effetti del progresso tecnologico e digitale.

“Il successo tecnologico dell’Africa deve passare dalla capacità di dare alle persone gli strumenti necessari per realizzare il proprio potenziale”, ha detto in un suo intervento durante il summit la parlamentare britannica Chi Onwurah, che presiede l’All Party Parliamentary Group (APPG) for Africa.

Ciò appare ancor più evidente per quanto riguarda le donne, spesso tagliate fuori dalla scena imprenditoriale in ambito tecnologico. Un recente studio svolto dalla International Finance Corporation sul capitale di rischio nel finanziamento dei mercati emergenti dal 2012 al 2017, ha rivelato che solo il 9% delle startup che hanno fruito di finanziamenti in tale periodo è guidata da donne, una cifra che si abbassa ulteriormente al 5.3% in Africa.

L’ugandese Barbara Birungi Mutabazi è un’innovatrice d’avanguardia che guida Hive Colab, una startup incubatrice che si occupa di individuare e coltivare talenti femminili in Africa.“Introdurre l’apprendimento di tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICTs) nelle fasi iniziali dell’educazione scolastica è fondamentale se vogliamo costruire fiducia nelle giovani ragazze, che spesso manca,” ha detto Barbara. “Quando si parla di tech, le donne hanno un potenziale immenso: il futuro appartiene a loro.”

Nonostante le sfide che attendono governi e imprenditori africani nei prossimi decenni, a fronte di una sempre maggiore pressione demografica su risorse e capacità limitate, l’ultimo summit di Londra si è svolto comunque in un clima di marcato ottimismo sul futuro del continente.

Fino a pochi anni fa, accostare i termini ‘Africa’ e ‘tecnologia’ poteva suonare come un ossimoro. I tempi ormai sono cambiati e il futuro dell’Africa è senza dubbio digitale.