Camerun / Elefanti e terrorismo
I jihadisti dell’organizzazione nigeriana Boko Haram, in virtù di una rete di sudditanze e di complicità, si finanziano anche con i traffici di zanne. A farne le spese i pachidermi dei parchi naturali camerunesi.

In una serie di reportage pubblicati dal 5 al 9 marzo dal quotidiano di Bruxelles La Libre Belgique, la giornalista Aurélie Moreau e la fotografa Mélanie Wenger rivelano che l’organizzazione jihadista nigeriana Boko Haram si finanzia sempre più attraverso il traffico di avorio.

André Ndjidda, responsabile del parco nazionale di Waza nel nord del Camerun, spiega che il gruppo terroristico si dedica a questo commercio perché rapimenti e altre attività illecite non rendono più come in passato. Il parco, situato in prossimità delle frontiere con la Nigeria e il Ciad, è secondo Ndjidda, «assediato da Boko Haram che vi compie continue incursioni». Nel 2015 i terroristi hanno abbattuto anche dei leoni per rivenderne gli organi e gli artigli, utilizzati nei rituali e nelle pratiche di magia.

Il traffico di avorio si svolge con diverse modalità. C’è una predazione diretta da parte dei terroristi e c’è un rifornimento che arriva da altri gruppi armati. Per esempio, i janjawid che, provenendo dal Sudan, attraversano la regione pagando un pedaggio ai Boko Haram. Così almeno affermano ufficiali del Battaglione d’intervento rapido (Bir) dell’esercito camerunese. E la giornalista Moreau, contattata da Nigrizia, ricorda che nel già 2013 i janjawid avevano compiuto un raid nel parco di Boubandjida , sempre in Camerun, uccidendo 300 elefanti con i loro kalashnikov.

Ma più spesso Boko Haram ricorre a degli intermediari, non pochi dei quali finiscono per aderire alla setta. Intorno al parco Waza vivono dei “convertiti” dell’etnia kanuri, che abitano un vasto territorio a cavallo tra il nord del Camerun, lo stato di Borno (Nigeria) e i dintorni del lago Ciad. Secondo un colonnello del Bir, ci sarebbero interi villaggi “specializzati” nel bracconaggio dei pachidermi. I capi villaggio contribuiscono alla causa dei terroristi, fornendo falsi documenti d’identità, medicine, armi e appunto avorio.

Ousmanou Moussa, direttore del parco di Boubamdjida, è convinto che la città di Ngaoundéré sia il crocevia dei traffici di avorio, la cui pista principale porta in Nigeria attraverso Tcholiré, Reï Bouba e Lagdo. Questa pista, insieme ad altre, è utilizzata da Boko Haram per il contrabbando dell’etanolo e del tramadol, un antidolorifico che assunto in forti dosi dà un senso di invulnerabilità ed è utilizzato per spingere all’azione i bambini-soldato. L’avorio circola anche grazie ai pastori transumanti che con le loro mandrie fanno la spola tra Camerun e Nigeria.

Scarsi controlli
L’inchiesta de La Libre Belgique conclude che un terzo dell’avorio frutto di bracconaggio risale verso la Nigeria, con una forte probabilità che a beneficiarne siano soprattutto le reti che sostengono Boko Haram. Ciò ha avuto come conseguenza che il parco di Boubandjida è stato quasi completamente svuotato di elefanti, anche perché i pachidermi che non sono stati massacrati si sono spostati in altri territori.

La situazione è estremamente preoccupante. Dal 1997 ad oggi la popolazione di elefanti è passata da 27.600 a 4.500, di cui 1.500 nelle savane del nord e 3.000 nelle foreste. Va però detto che né le autorità né il Bir né le organizzazioni non governative in difesa dell’ambiente comunicano dati precisi sull’ammontare dell’avorio contrabbandato. Va aggiunto poi che l’estremo nord del Camerun non è raggiungibile liberamente e ci si può recare solo con l’autorizzazione del Bir… Si può ricordare, per avere un riferimento, che uno dei sequestri più importanti (100 chilogrammi di zanne) compiuti dall’esercito risale al 2011.

Rimane il fatto che due terzi dell’avorio di contrabbando transita dalla capitale Yaoundé e da Douala per arrivare in Europa, soprattutto in Belgio. Isabelle Grégoire, responsabile diplomatica del ministero belga dell’ambiente presso la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (Cites), ritiene che con l’apertura nel 2010 di una nuova linea aerea verso la Cina, da parte delle compagnia Hainan Air, l’aeroporto di Bruxelles-Zaventem è divenuto un importante punto di transito.

Cionondimeno la maggior parte dell’avorio di contrabbando è esportato via mare a partire da Douala. Lo sottolinea Tom Milliken di Traffic, la Rete internazionale di sorveglianza del commercio delle specie selvagge, costituita dal World Wildlife Fund e dall’Unione internazionale per la conservazione della natura. L’avorio si cela soprattutto nei carichi provenienti da industrie minerarie e forestali in mano a società cinesi. Da Douala le zanne sono inviate a Taiwan nascoste tra i carichi di carbone, pietra, noci o tronchi.

Un’altra parte dell’avorio, infine, passa da Khartoum, capitale del Sudan, e prende la via marittima probabilmente a Port Sudan fino a destinazione, toccando anche il sud della Somalia grazie al concorso delle reti del gruppo jihadista al-Shabaab.

Di fronte alla complessità del problema, le autorità camerunesi si ritrovano prive di mezzi o, peggio, di volontà per contrastare il flagello. Arresti e condanne sono rari, raccontano le autrici dell’inchiesta. Succede pure che i servizi antibracconaggio debbano prezzolare le autorità giudiziarie e penitenziarie per fare in modo che i condannati rimangano in carcere. E così, il già insufficiente bilancio dedicato alla lotta contro il bracconaggio viene mal speso.

Jean-Paul Kevin Mbamba Mbamba, responsabile del parco nazionale di Bénoué, spiega che solo la metà delle eco-guardie a sua disposizione sono impiegate nel pattugliamento del parco, vasto 1661 km². Ed è vero che il ministero delle acque e delle foreste dispone di due aerei ultraleggeri che potrebbero consentire di controllare meglio le aree toccate dal bracconaggio, ma gli aerei non si sono mai levati in volo…

La lotta ai terroristi di Boko haram è l’impegno prioritario per l’esercito nigeriano.