Commercio illegale / Terrorismo
Che il traffico di avorio alimenti gruppi ribelli e il terrore in Africa è ormai un dato di fatto. Ma un'inchiesta del National Geographic ha cercato di ricostruire il percorso e le piste dei bracconieri. Un commercio illegale che alimenta gruppi come l'Lra di Joseph Kony e i Seleka in Centrafrica e che finisce in Sudan.

Due rapporti recentemente diffusi confermano quanto già parecchi esperti sospettavano: il commercio illegale dell’avorio è nelle mani di trafficanti che non si fanno scrupoli nel finanziare gruppi terroristici per disporre della merce che desiderano. Questo traffico illegale di avorio conduce in Sudan. Lo documenta senza ombra di dubbio Bryan Christy, autorevole giornalista investigativo, specializzato nello svelare traffici di animali selvatici e risorse naturali, con un’inchiesta pubblicata dal National Geographic (edizione inglese settembre 2015) prestigioso mensile che non ha bisogno di presentazioni. L’affermazione è confermata da un rapporto confidenziale fatto pervenire alla Reuters da una commissione di esperti che monitora il rispetto delle sanzioni dell’Onu nella Repubblica Centrafricana.
L’inchiesta del National Geographic ci conduce attraverso villaggi, foreste e parchi di cinque dei paesi più instabili dell’Africa, e del pianeta – Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Sudan e Ciad – seguendo le piste dei bracconieri. I racconti e le testimonianze vengono confermate dal viaggio di una zanna di resina dotata di un tracciatore elettronico, così ben imitata da non destare sospetti, che passa di mano in mano fino a svelare le connessioni tra chi caccia, chi trasporta e chi commercia l’avorio.

Linfa per l’Lra
Il viaggio inizia nel parco di Garamba, nella Repubblica Democratica del Congo al confine con il Sud Sudan, uno dei santuari del Lord’s Resistence Army (Lra) il tristemente famoso movimento terroristico di Joseph Kony. Nella zona molte sono le vittime di rapimenti che hanno passato periodi più o meno lunghi con i suoi miliziani: tutti dicono di aver mangiato spesso carne di elefante e di aver visto numerose zanne. Il coinvolgimento dell’Lra nel traffico di avorio è ormai così certo che un alto funzionario del Dipartimento di stato americano, Martin Regan, ha potuto affermare: «L’avorio funziona da conto in banca per Kony». È da Garamba, racconta un disertore dell’Lra, che Kony ha cercato accordi con l’esercito sudanese in Darfur: avorio in cambio di armi.
È l’ottobre del 2014, quando lo stesso informatore racconta di una consegna di avorio, proveniente da Garamba e diretta in Darfur. I bracconieri dell’Lra dovevano attraversare la Repubblica Centrafricana, fino al villaggio di Songo, non lontano dalla guarnigione dell’esercito sudanese di Dafaq, che, in caso di problemi, avrebbe provveduto a fermare l’operazione. Le zanne di 25 elefanti sarebbero state scambiate, quella volta, con sale, zucchero e munizioni

Bracconieri dai due Sudan
Ma non sono solo i miliziani di Kony a fare strage. Le guardie forestali del parco dicono che in un anno, dal marzo 2014 al marzo 2015, hanno avuto contatto con 31 gruppi di bracconieri armati, provenienti dal Sud Sudan e dal Sudan. Si sarebbe trattato sia di soldati dell’esercito sud sudanese che sudanese, e anche di miliziani delle varie formazioni ribelli dei due paesi. L’anno scorso sono state trovate nel parco 132 carcasse di elefante, e nei primi sei mesi di quest’anno altre 42. Trenta animali sarebbero stati uccisi da un’unica spedizione di cacciatori di frodo sudanesi. In tutto, il 10 % degli elefanti della zona, che sono ormai ridotti a circa 1.500. Il direttore del parco afferma che, fino a pochi anni fa, un branco poteva essere costituito da 5.000 capi, ora è difficile vederne più di 250 insieme. E descrive come una guerra quella che i suoi 150 ranger stanno sostenendo contro i cacciatori di frodo.
I bracconieri sudanesi hanno fatto strage anche nel parco di Zakouma, in Ciad, dove ormai sono rimasti circa 450 animali. Il 90% del branco esistente era già stato ucciso tra il 2002 e il 2008. In questo caso ci sono molte prove che si tratti di gruppi legati ai janjaweed. Un disertore dell’Lra ha raccontato all’autore che il gruppo di Kony e i janjaweed hanno spesso combattuto per impossessarsi gli uni dell’avorio degli altri. Anzi, Kony avrebbe avuto l’idea di sostentarsi con il traffico di avorio visto il successo nel campo proprio dei janjaweed.

Caos centrafricano
Il rapporto confidenziale fatto avere alla Reuters, mette l’accento, invece, sulla Repubblica Centrafricana, dove i bracconieri sudanesi si stanno avvantaggiando del caos che regna nel paese. In maggio di quest’anno, sarebbero stati circa in 200 e avrebbero operato nella parte occidentale del paese, uccidendo elefanti e altri animali selvatici. Ormai le spedizioni sono sempre più lunghe, dal momento che il numero degli elefanti nella zona è molto diminuito. Secondo l’inchiesta sarebbero non più di 400 esemplari. Ci sarebbero stati anche scontri con gruppi dell’Lra, dice il rapporto, perché è noto nel settore che questi ultimi trasportano sempre grandi quantità di avorio. Il rapporto conclude dicendo che «le operazioni dell’Lra sono ancora focalizzate principalmente a generare entrate dallo sfruttamento e dal commercio di risorse naturali, in particolare avorio e oro».
L’articolo del National Geographic osserva che il bracconaggio sudanese nel paese si è rafforzato nel periodo in cui al governo era il movimento arabo/islamico dei Seleka, notoriamente sostenuto da Khartoum. Anche Seleka si sarebbe sostenuto con il traffico di avorio. Il vice di Kony, che si è consegnato quest’anno alle forze dell’Unione africana proprio in Repubblica Centrafricana sostiene, che Seleka avrebbe venduto almeno 300 zanne, per avere le risorse necessarie a rovesciare il governo di Bangui. Ha inoltre dichiarato che Kony intenderebbe addirittura stringere rapporti con Boko haram in Nigeria.

Sudan nell’ombra
Insomma, il traffico illegale di avorio emergerebbe da questa inchiesta come una delle risorse chiave per i gruppi terroristici della zona. Inoltre dimostrerebbe che innumerevoli piste di questo traffico portano in Sudan, ma il paese non è mai elencato nelle liste di quelli a diverso titolo coinvolti nel losco affare. Perché? Con ogni probabilità perché l’elenco viene stilato sulla base dei sequestri di avorio, dice Bryan Christy. In Sudan non avvengono sequestri, nonostante il traffico illegale sia proibito da specifiche convenzioni intenazionali, si può presumere perchè lo sfruttamento dell’avorio non è visto come un problema. Questo, naturalmente, implica precise responsabilità del governo sudanese.  

D’altra parte, però, è risaputo che l’avorio proveniente dal Sudan arriva sul mercato egiziano e la massiccia presenza cinese nel paese facilita di sicuro l’esportazione illegale verso i mercati asiatici, come del resto succede in altri stati africani.

Nella foto in alto un cumulo di zanne d’elefante sequestrate. Nella gallery il renger veterano Jean Claude Mambo Marindo siede accanto a centinaia di zanne d’avorio sequestrate a bracconieri  nel parco nazionale di Garamba, in Repubblica democratica del Congo e le carcasse di 26 elefanti che nel maggio del 2013 vennero massacrati da bracconieri dei ribelli Seleka a Dzanga Bai, in Repubblica Centrafricana (Fonte: National Geographic / Brent Stirton).