Questo articolo è uscito nel numero di Nigrizia di giugno 2026.
Caro Alex,
l’omicidio a Taranto, del lavoratore maliano Bakari Sacko, riporta alla mente i più ciechi omicidi di razzismo della nostra storia recente. E ce ne sono diversi da ricordare. Cosa ci sta succedendo? A ucciderlo un gruppo composto perlopiù da minorenni, ragazzi che avrebbero dovuto fare tutt’altro nella vita. Mi pare uno degli elementi più preoccupanti. (Alberto Cossu)
La notte del 9 maggio a Taranto i ragazzi di una baby gang usciti da una sala slot iniziano a scorrazzare per la città. Alle 5:16 incrociano un migrante, tentano di investirlo e inveiscono contro di lui, ma questo riesce a sfuggire. Alle 5:19 il branco arriva in piazza Fontana e vede un altro migrante, Bakari Sako, lavoratore agricolo maliano di 35 anni, che stava aspettando l’autobus per andare a lavorare.
Prima lo minacciano, poi lo aggrediscono con pugni e calci mentre un 15enne lo colpisce all’addome. La vittima tenta di rifugiarsi in un bar ma il gestore caccia lui e i suoi aggressori, che nel frattempo continuano a insultarlo. Sako si accascia a terra. Alle 5:26 la vittima è trascinata per mani e piedi all’esterno ormai esanime. Quando arrivano i soccorsi, Sako è già morto.
La polizia ha poi arrestato questi ragazzini. Quattro di questi sono minorenni e ora si ritrovano in un istituto penale minorile. Uno dei due complici maggiorenni è in carcere.
Su questo episodio, silenzio dell’ultradestra. È stata una caccia allo straniero? Per coloro che hanno poi manifestato a Taranto, la sera del giorno dell’omicidio, assolutamente sì. Così la pensa anche il fratello di Sako, Souleymane, che in una lettera letta durante la manifestazione, afferma: «Lo avete ucciso perché era nero? Da quando sono arrivato a Taranto ho sempre combattuto contro il razzismo». Il ministro degli interni Matteo Piantedosi, però, è categorico: «Non ci risulta che ci sia una caccia al migrante».
Mi meraviglia che Piantedosi non percepisca l’aria razzista che tira in questo paese. Il potere può rendere una persona cieca. È proprio il governo dell’ultradestra di Giorgia Meloni e dei suoi ministri, come Piantedosi, a spargere a piene mani questo veleno. L’esecutivo di Meloni ha disseminato il nostro paese del suo razzismo tramite le politiche criminali emanate contro i migranti. Politiche, queste, che conducono alla morte di migliaia di migranti nel Mediterraneo. Il tutto è basato sul rifiuto dell’”altro”, soprattutto se nero o musulmano.
Per Meloni e il suo governo queste persone vengono a inquinare la nostra civiltà “cristiana”, che è superiore a tutte le altre. Da qui politiche come la creazione dei Cpr o dei centri in Albania. Tutte frutto di puro razzismo. Come quello che ancora porta altri ministri come Matteo Salvini a invocare la remigrazione, cioè la volontà di rimandare tutti i migranti nei loro paesi di origine.
Queste sono le radici del razzismo, ed è questa l’aria che tira in Italia, che avvelena il cuore e l’anima di tanti cittadini. E questa stessa aria spira impetuosamente anche sul web, dove viene respirata dai ragazzini delle baby gang. Conosco molto bene questi gruppi di ragazzini che si dedicano ad attività criminali, qui a Napoli. Hai ragione quando affermi che anche quello delle baby gang è un fenomeno preoccupante, ma anche questo è il frutto amaro di politiche come quelle del governo Meloni, che investe in armi e odio invece che in scuole, asili nido, campi dove giocare.