Kenya / Lotta all’aids
Le autorità hanno deciso di schedare gli under 14 hiv positivi per meglio combattere il virus. Contrarie le organizzazioni per i diritti umani che temono un’ulteriore emarginazione di chi è colpito dall’infezione. La parola ai giudici.

I bambini sieropositivi non devono essere schedati in Kenya. Lo chiede un gruppo di quattro organizzazioni per i diritti umani che ha fatto ricorso alla giustizia contro la decisione del presidente Uhuru Kenyatta che lo scorso febbraio ha ordinato la creazione di un database con i nomi di tutti i giovani hiv positivi, dei loro parenti e delle scuole che frequentano. Lo scopo è agevolare il lavoro dei servizi sanitari per la lotta al virus, ma la raccolta di questo tipo di dati personali, sostengono le organizzazioni, è contraria alla Costituzione. Il caso si è aperto il 17 giugno in tribunale a Nairobi e la prossima udienza è fissata al 10 luglio.

L’aids è una delle prime cause di mortalità in Kenya. Il virus colpisce oltre 1,6 milioni di persone, di cui 190mila bambini sotto i 14 anni. Solo 60.141 di loro riceve trattamenti antiretrovirali.

Il governo ha anche iniziato a compilare un elenco delle donne in maternità colpite da hiv. Gli attivisti, però, temono che il sistema con cui viene effettuata la raccolta dei dati, possa minare la Campagna di lotta contro la stigmatizzazione ma, si legge nel rapporto del Consiglio nazionale per il controllo dell’aids «la risposta all’epidemia è migliorata in tandem con l’aumento della disponibilità di dati affidabili e completi, che ha consentito di focalizzare gli interventi nelle aree chiave di trasmissione dell’hiv, per ridurre la diffusione di nuove infezioni». Anche la battaglia contro lo stigma, d’altronde, rappresenta un obiettivo fondamentale nella lotta alla diffusione del virus. L’isolamento dei malati da parte delle famiglie, infatti, non permette loro di accedere al test o alle cure. In alcune provincie, addirittura, chi muore per aids viene seppellito quasi di nascosto, senza cerimonie pubbliche.

Il Kenya fa parte dei 43 paesi africani che hanno aderito al Programma dell’ufficio delle Nazioni Unite per l’accesso universale a prevenzione, trattamento, cure e supporto ai malati.

L’obiettivo è ridurre del 90% il numero di nuove infezioni tra i giovanissimi, portare al 50% il numero di morti tra le donne con aids durante la gravidanza e tra i bambini sotto i cinque anni. Lo scorso febbraio a Nairobi è anche partita la All in Campaign to End Adolescent Aids per ridurre la diffusione del virus tra gli adolescenti tra i 10 e i 19 anni.

Nella foto in alto una persona sieropositiva in piedi vicino a un pubblico di bambini a  durante l’Hiv candle memorial a Kibera, il più grande slum di Nairobi, Kenya. (Fonte: jennifergeib.com)