In occasione del grande Giubileo di fine secolo, nell’anno 2000, le riviste missionarie Nigrizia, Missione Oggi e Mosaico di Pace, assieme alla Rete Italiana Pace e Disarmo, promossero una campagna di pressione alle “banche armate”, finalizzata a denunciare e responsabilizzare gli istituti bancari italiani sulle transazioni che finanziano l’industria bellica e sono legate all’esportazione di armi.
La campagna si rivolgeva in particolare alla Chiesa italiana affinché le 226 diocesi e 25mila parrocchie operanti in Italia aderissero per prime alla campagna, aprendo la strada ad altre entità religiose e civili.
L’invito era che vescovi, sacerdoti, istituti religiosi e fedeli prendessero posizione contro gli istituti di credito che investono in armi, spostando i propri conti correnti verso altre che promuovono una finanza etica e non sono coinvolte nel mercato degli armamenti.
La campagna, rilanciata in varie occasioni, è stata ripresa qualche settimana fa dalle stesse riviste contro le numerose “banche armate”, tra le quali emergono UniCredit, Intesa Sanpaolo e Deutsche Bank e in misura minore Banca Mediolanum, Cassa Depositi e Prestiti, Crédit Agricole Italia, Mediobanca e Banco BPM.
A fianco delle riviste che hanno promosso da molti anni la campagna si è ora posta anche la Conferenza episcopale Italiana (CEI) che, in linea con l’appello papale per meno armi e più istruzione, ha incoraggiato parrocchie e istituzioni ecclesiastiche a disinvestire dalle suddette banche coinvolte con le spese militari e il commercio di armi.
La CEI prende posizione
In una coraggiosa presa di posizione a fine 2025 la CEI, nella sua Assemblea generale presieduta dal cardinale Matteo Zuppi, aveva emanato una nota pastorale – “Educare a una pace disarmata e disarmante” – e si era espressa in termini molto chiari sul tema degli investimenti in armamenti e sul supporto del sistema bancario alle aziende che producono e commerciano armi.
Ricordava tra l’altro come i dati basati sulla Legge 185/1990 – che disciplina il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento – evidenzino per l’appunto che alcuni grandi istituti bancari italiani sono coinvolti nel finanziamento dell’export di armi, e incoraggiava le chiese locali italiane a promuovere il disinvestimento da tali banche e la scelta di istituti etici, come Banca Etica, che non finanzia direttamente il settore bellico.
La CEI ha ribadito l’importanza che venga avviato un urgente dibattito sulla necessità che diocesi e parrocchie non utilizzino banche coinvolte nella produzione o commercio di armi, rendendo il proprio patrimonio conforme all’etica cristiana.
Nella nota emanata dopo l’Assemblea, i vescovi, in riferimento alle banche armate, scrivono tra l’altro che “occorre evitare la speculazione da parte di investitori che, sostenendo gli acquisti di titoli azionari dell’industria militare, contribuiscono all’economia di guerra e indirizzano, seppur inconsapevolmente, l’impegno militare da parte dei governi”.
Contro la politica del riarmo
In un’intervista rilasciata a fine dicembre, in riferimento presa di posizione della CEI, monsignor Giovanni Ricchiuti – vescovo emerito di Altamura e presidente nazionale di Pax Christi, da sempre impegnato sui temi del disarmo e della riduzione delle spese militari – ha dichiarato: «Finalmente fra i miei fratelli vescovi si muove qualcosa. Credo che il Cammino sinodale, a cui hanno partecipato anche i laici, abbia dato slancio alla CEI nell’incoraggiamento ad approfondire i temi del disarmo e della pace, offrendo risposte alternative alla politica del riarmo».
E aggiungeva quanto ribadito lo scorso ottobre nel Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, dal titolo “Lievito di pace e di speranza”. «Nella proposizione numero 24 su pace e nonviolenza, – ha detto Ricchiuti – tra le più concrete di tutto il documento, si legge: “Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza questa proposta: le Chiese locali sostengano iniziative per il disinvestimento dagli istituti di credito coinvolti nella produzione, nel commercio di armi e per il bando al possesso e all’utilizzo di arsenali nucleari e per l’obiezione di coscienza professionale di chi rifiuta di mettere le proprie competenze al servizio della produzione e del commercio di armi”».
La CEI, pertanto, rispondendo a quanto per anni indicato da papa Francesco e proseguito oggi da papa Leone XIV, si è posta decisamente sulla linea dell’impegno, affinché il mondo cattolico in tutte le sue espressioni prenda le distanze dalle industrie che producono armi ma anche dalle banche che le finanziano.