Relazione sugli armamenti

Nel 2014, la tedesca Deutsche bank, la francese Bnp Paribas e la britannica Barclays hanno controllato oltre il 55% del valore (quasi 2,6 miliardi di euro) delle segnalazioni legate all’export definitivo. Tra le italiane spiccavano Unicredit, Bnl e Banco di Brescia. L’Algeria era il primo paese di destinazione. Nordafrica e Medio Oriente rappresentavano il 37,6% del valore complessivo.

ontinua a parlare straniero il vertice della lista delle cosiddette “Banche armate”, quegli

istituti di credito che mettono a disposizione i loro conti correnti per l’accreditamento del denaro che le grandi aziende armate incassano vendendo i loro prodotti all’estero. La tedesca Deutsche bank(32,2%), la francese Bnp Paribas (12,7%) e la britannica Barclays (10,4%) controllano da sole oltre il55% del valore complessivo (quasi 2,6 miliardi di euro) delle transazioni legate all’export definitivo (somma degli importi segnalati con quelli accessori segnalati).

Questi dati si estrapolano dal rapporto del ministero dell’economia e delle finanze (Mef) allegato alla Relazione al parlamento sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, riferita all’anno 2014, presentata il 30 marzo scorso dal Sottosegretario di stato alla presidenza del consiglio dei ministri alle cinque commissioni permanenti di Camera e Senato (affari costituzionali; affari esteri, emigrazione; difesa; finanze e tesoro; industria, commercio, turismo).

Come si è più volte sottolineato in questi mesi, dal marzo 2013 gli istituti di credito non sono più obbligati a chiedere l’autorizzazione del Mef. Ora basta una loro semplice comunicazione via web delle transazioni effettuate. Una sburocratizzazione dell’iter che ha accontentato le esigenze delle banche. Meno quelle della società civile, che preferiva un controllo preventivo pubblico su queste attività tramite lo strumento delle autorizzazioni.

Il valore complessivo delle segnalazioni bancarie (2.585.005.364,52 euro) è inferiore rispetto a quello registrato nel 2013 (2.906.095.617,28). Nei dati forniti non sono inclusi i valori finanziari relativi a operazioni effettuate estero su estero comunque riconducibili a operatori nazionali del settore, in quanto la normativa in vigore non prevede alcuna comunicazione al Mef.

Tra gli istituti italiani spicca, come sempre, il Gruppo Unicredit con il 9,1% del mercato (anche se nettamente in ribasso rispetto ai dati 2013); Bnl (gruppo Bnp Paribas) con il 6,64% (171.845.285,26euro) e il Banco di Brescia (gruppo Ubi Banca) con il 4,42% pari a 114.333.186,05 euro.

Dalla Relazione emerge che nel 2014 sono state 44 le banche accreditate per la trasmissione delle segnalazioni attraverso l’utilizzo della procedura informatizzata. Il numero totale di segnalazioni (comprendenti operazioni legate anche alle esportazioni temporanee e alle importazioni) è stato di8.473.

Un dato interessante riguarda i paesi di destinazione delle armi e che hanno usato le banche con sedi in Italia per pagare i loro conti. Il primo, con notevole distacco dagli altri, è l’Algeria di Bouteflika, il paese nordafricano alle prese con conflitti interni di natura religiosa mai sopiti del tutto. Nel 2014 l’ammontare pagato da quel paese (o da aziende di quel paese) alle industrie armate italiane e transitato sui conti delle banche è stato di 290,5 milioni di euro. L’11,2% della cifra complessiva. Il secondo stato sono gli Emirati arabi uniti con oltre 247 milioni e il terzo la Gran Bretagna con poco più di 200 milioni.

Ma significativi anche i dati relativi a Israele (quasi 160 milioni di euro), dell’Arabia Saudita (123,7 milioni) e della Turchia (circa 115 milioni di euro). Tutti paesi impegnati (apertamente o per interposte bande) in cruenti conflitti.

Sommando i dati di Nordafrica e Medio Oriente si scopre che rappresentano le aree del mondo con maggiori rapporti commerciali con aziende armate e banche italiane (oltre 972 milioni di euro, pari a37,6% del valore complessivo).

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