Gambia / Svolta storica
Situazione tesa in Gambia, dove si attende di conoscere l’esito dell’ultima mediazione in extremis per convincere il dittatore Yahya Jammeh a lasciare il paese nelle mani del presidente eletto, Adama Barrow, insediatosi ieri nell’ambasciata della capitale del Senegal, Dakar.

«Io, Adama Barrow, giuro solennemente che svolgerò fedelmente la funzione di presidente della Repubblica di Gambia».

Così si è insediato ufficialmente ieri 19 gennaio all’ambasciata gambiana di Dakar Adama Barrow, il nuovo e terzo presidente del Gambia, che ha prestato giuramento in esilio. Il leader si trovava infatti nella capitale senegalese dal 15 gennaio su invito della Cedeao / Ecowas, per motivi di sicurezza. Per lo stesso motivo, è stato reputato più opportuno che la cerimonia di insediamento non si svolgesse a all’interno dei confini dello Stato del Gambia, ed è stato trovato l’escamotage dell’ambasciata, considerata comunque territorio gambiano.

A Banjul come a Dakar, grida di gioia inneggianti alla libertà sono scoppiate in seguito all’evento. Per assistervi, si erano radunati davanti all’ambasciata in Senegal, centinaia di esiliati gambiani, che si sono uniti ai compatrioti fuggiti in questi ultimi giorni dal loro paese per riversarsi principalmente nelle regioni meridionale e centrale del Senegal. Le cifre ufficiali attestano 26.000 sfollati, e le Ong internazionali annunciano già l’inizio di una crisi umanitaria.

Un paio di ore dopo la cerimonia di Adama Barrow, la notizia è giunta a Dakar come un fulmine a ciel sereno: l’esercito della Cedeao, da tempo ormai schierato in Senegal ai confini con il Gambia, ha iniziato l’intervento ed è penetrato in territorio gambiano, in marcia verso Banjul. Il contingente, guidato dal Senegal, comprende 7.000 uomini, che si tratti di forze di terra, aeree e navali. I soldati sono principalmente senegalesi, ma anche di altri paesi della sub-regione; grande sostegno è stato fornito dalla potenza militare nigeriana, che ha inviato, oltre a uomini, anche una nave da guerra.

Durante la nottata di ieri tuttavia, un’altra notizia è arrivata inaspettata, a far ancora scongiurare l’intervento militare e sperare in una soluzione pacifica della crisi. L’intervento militare della Cedeao è stato sospeso per lasciare un ultimo tentativo di mediazione al presidente guineano Alpha Condé: ufficialmente Yahya Jammeh ha avuto a disposizione fino ad oggi a mezzogiorno per desistere e accettare di non essere più il presidente del Gambia, dopo 22 anni di dittatura.

Inutili infatti, erano stati i quaranta giorni di negoziazioni condotti dalla comunità internazionale e africana, in particolare dalla Cedeao (che aveva nominato come mediatore il presidente nigeriano Muhammadu Buhari), per convincere Jammeh a lasciare il potere e accettare i risultati delle elezioni del 1 dicembre che lo davano perdente, dopo averli prima accettati e, una settimana dopo, rifiutati.

A parte le pressioni internazionali e le dichiarazioni di denuncia dell’Onu, degli Usa, dell’Ue, di singoli paesi africani e di tutto il mondo, (in ultimo, Francia, Italia, Europa e Unione Africana), diversi presidenti africani avevano cercato di convincere Jammeh. Gli ultimi sono stati il re Muhammad VI, che gli ha offerto un esilio in Marocco, e, allo scoccare delle ultime ore del mandato di Jammeh il 18 gennaio, il presidente mauritano Mohamed Ould Abdel Aziz.

Il Pinochet africano non ha mai tuttavia voluto intendere ragione. Al contrario, si è messo, tra le altre estreme iniziative, a chiudere radio locali, arrestare i militari che dichiaravano fedeltà a Barrow, così come il ministro della Comunicazione e 11 ambasciatori che gli avevano suggerito di desistere; o ancora, chiedere inutilmente ricorso alla Corte Suprema e poi ottenere dal parlamento, il 17 gennaio, l’istituzione dello Stato d’emergenza e il prolungamento del suo mandato per 90 giorni.

All’avvicinarsi della mezzanotte del 18 gennaio, sotto minaccia imminente dell’esercito della Cedeao, l’ambiguo capo dell’esercito gambiano ha dichiarato che non avrebbe ordinato ai suoi uomini di difendere Jammeh e combattere contro altri soldati africani. Jammeh sembra poter contare veramente su un esiguo numero di fedeli. Ormai, gli restano poche ore di tempo per un’ultima, ma questa volta auspicabile, retromarcia.

(*) Luciana De Michele è giornalista freelance. Il suo blog è: africalive.info  

Sopra: il discorso di Adama Barrow in occasione del giuramento come terzo presidente del Gambia