Sangue sul pallone: lo sportwashing di Emirati e Rwanda - Nigrizia
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The Sentry lancia una petizione online per spingere la lega di basket americana a interrompere la partnership con Abu Dhabi, accusata di foraggiare la guerra in Sudan
Sangue sul pallone: lo sportwashing di Emirati e Rwanda
Operazioni di ripulitura dell’immagine con investimenti in ambito sportivo internazionale anche per Kigali, individuato come il principale attore esterno responsabile del conflitto e della grave crisi umanitaria nell’est della Rd Congo
21 Maggio 2026
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 4 minuti

Una campagna di pressione internazionale per spingere la lega del basket statunitense NBA, maschile e femminile, a sospendere la partnership con gli Emirati Arabi Uniti, considerati tra i principali attori esterni che finanziano il conflitto in Sudan.

A lanciare l’iniziativa è il think thank The Sentry, organizzazione investigativa specializzata nello smascherare reti predatorie internazionali che traggono beneficio da conflitti, repressione e cleptocrazia.

L’ONG ricorda come un numero crescente di inchieste individuino Abu Dhabi come il principale sostenitore delle milizie Forze di supporto rapido (RSF), responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità per i ripetuti attacchi contro i civili, descritti dalla Missione indipendente di accertamento dei fatti delle Nazioni Unite come portatori di “segni distintivi di un genocidio“.

Oltre tre anni di guerra in Sudan, ricorda l’organizzazione, hanno causato la più grande crisi umanitaria del pianeta, con oltre 12 milioni di sfollati interni e rifugiati e il dilagare di fame e atrocità di ogni tipo, in particolare contro donne e bambini.

Ma, nonostante la portata della devastazione e le responsabilità di chi foraggia dall’esterno il conflitto siano ormai sotto gli occhi di tutti, agli Emirati continua ad essere consentito effettuare operazioni di sportwashing con sponsorizzazioni miliardarie in diversi ambiti internazionali.  

“Gli Emirati Arabi Uniti hanno speso oltre 4,5 miliardi di dollari per sponsorizzare leghe e squadre sportive, oltre ad aver acquistato squadre in tutto il mondo per ripulire la propria immagine attraverso lo sport”, ricorda The Sentry.

“La pressione dell’opinione pubblica è importante – evidenzia ancora – e la reputazione globale degli Emirati è una delle loro maggiori vulnerabilità”. Per questo l’organizzazione ha lanciato una petizione online con lo scopo di raccogliere il maggior numero possibile di firme a sostegno della richiesta di sospensione degli accordi con l’NBA, di cui è il principale sponsor internazionale governativo.

Una campagna rafforzata anche da altre iniziative simili negli Stati Uniti, come quelle della Tom Lantos Human Rights Commission al Congresso americano che per prima, lo scorso 26 aprile, ha formalmente chiesto a quattro società statunitensi, tra cui la NBA e la NFL (National Football League), di riconsiderare i loro rapporti commerciali con entità legate agli Emirati a causa del loro sostegno alle RSF.

L’organizzazione ricorda anche un altro attore sponsor della guerra in Sudan, l’Arabia Saudita, che sostiene le Forze armate sudanesi (SAF), anch’esse accusate di crimini contro la popolazione, cercando di migliorare la propria reputazione tramite partnership commerciali con squadre e leghe sportive, dal calcio al tennis, dal golf alla Formula 1.

Il Rwanda e il conflitto in Rd Congo

Non solo Emirati Arabi. L’ONG punta anche il dito contro un altro attore determinante nel foraggiare un altro dei più devastanti conflitti in Africa. Si tratta del Rwanda, tra i responsabili della terribile crisi umanitaria nell’est della Repubblica democratica del Congo – ora aggravata anche da un’epidemia del virus Ebola -, attraverso il suo sostegno militare e finanziario alla milizia M23 nelle regioni del Nord e Sud Kivu.

Il Rwanda, ricorda The Sentry, “ha invaso la parte orientale della Rd Congo con un contingente di circa 12mila soldati e controlla l’M23, responsabile di massacri e presunti crimini di guerra”. Allo stesso tempo Kigali “ha speso oltre 200 milioni di dollari per sponsorizzare squadre e campionati sportivi al fine di ripulire la propria immagine attraverso lo sport”.

Tra le sponsorizzazioni più conosciute quelle con i club calcistici europei Paris Saint-Germain, Atletico Madrid, Bayern Monaco (che ad agosto 2025 è passato dal Rwanda agli Emirati) e Arsenal, anche lui spinto a chiudere la sua partnership con Kigali alla fine di questa stagione, in risposta alle pressioni esercitate dai suoi sostenitori e dal governo congolese.

E proprio Kinshasa è nominata tra gli altri protagonisti di questo sportwashing. Il governo, scrive The Sentry, “fornisce armi ad altre milizie nella parte orientale del paese, investendo al contempo in partnership commerciali con squadre sportive”, tra cui “l’AS Monaco, l’FC Barcelona e l’AC Milan, per un valore complessivo stimato di oltre 60 milioni di dollari”.  

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