Tunisia / Elezioni presidenziali
Poco entusiasmo, in particolare tra i giovani, e affluenza in drastico calo rispetto al 2014. Sono i primi dati significativi che emergono dalle elezioni anticipate in Tunisia, dopo la morte del presidente in carica e a otto anni dalla “rivoluzione dei gelsomini”.

Si sono chiusi domenica 15 settembre i seggi per le elezioni presidenziali anticipate in Tunisia. Secondo i primi dati, si sono recati alle urne il 45% degli aventi diritto, una percentuale più bassa rispetto al 64% delle presidenziali del 2014 che incoronarono l’ex presidente Caid Essebsi, morto a 92 anni lo scorso luglio. Proprio la sua scomparsa ha prodotto un’anticipazione delle procedure elettorali da novembre a settembre.

I primi exit poll indicano che il ballottaggio si svolgerà tra il giurista indipendente, Kais Saied (19% al primo turno), e il magnate Nabil Karoui (15% al primo turno), in carcere dal 23 agosto. I primi due tra i 24 candidati in gara si sfideranno nel secondo turno che dovrebbe tenersi entro il 23 ottobre, ma potrebbe essere accorpato alle elezioni parlamentari del 6 ottobre.

Il voto si è svolto in un contesto di imponente dispiegamento dell’apparato di sicurezza con 70 mila agenti impegnati in tutto il paese.

«La Tunisia è il paese più democratico del mondo arabo», ci ha assicurato Khaled, venditore nel quartiere popolare di Malasin, a Tunisi, mentre guardava i muri tappezzati di poster, ordinati per numero, dei candidati per le presidenziali, affiancati dai loro programmi.

Alla vigilia del voto, si sono svolti tre grandi dibattiti televisivi, i primi della storia democratica del paese. Ha pesato l’assenza durante i dibattiti e in campagna elettorale di Nabil Karoui, uomo d’affari, tra i fondatori del partito conservatore Nidaa Tunis, dell’ex presidente Caid Essebsi. Il magnate, proprietario di Nessma Tv, è stato arrestato alla viglia del voto con accuse di riciclaggio avanzate dal think tank I Watch. L’arresto è stato convalidato il 3 settembre scorso.

Undici canali televisivi e almeno venti radio pubbliche e private hanno diffuso i dibattiti, nonostante le accuse di assenza di media indipendenti avanzate da molti esponenti della società civile, tra cui la docente di Giornalismo e Scienze della comunicazione all’Università di Tunisi, Larbi Chouikha. La candidata, Abir Moussi, ha rivendicato durante la campagna elettorale la continuità del suo operato politico con l’ex presidente Zine Abedin Ben Ali, costretto a lasciare il paese dopo le proteste del 2011.

 Hanno spiccato anche le dichiarazioni moderate e non divisive del candidato Mohammed Abbou, attivista per i diritti umani della Corrente democratica.

Uno dei protagonisti della campagna elettorale, ancora una volta, è stato il grande sindacato UGTT (Union générale tunisienne du travail). Il Segretario generale, Noureddine Taboubi, ha incontrato molti dei candidati alle presidenziali alla vigilia del voto nel palazzo di Cartagine, in piazza Mohamed-Ali. Tuttavia, fin qui nessun candidato è stato appoggiato ufficialmente dall’UGTT, il movimento che con il suo sostegno ha dato vigore alle proteste che tra dicembre 2010 e gennaio 2011 hanno portato alla fine del regime.

Tanti giovani tunisini, attivisti della prima ora, non si sono però sentiti rappresentati da nessuno dei candidati ammessi al voto. «Non andrò a votare. La corruzione è dovunque», ha spiegato Arbia, attivista delle Donne democratiche. Le tunisine hanno ottenuto molto nella fase post-rivoluzionaria, sia in termini di diritti nella nuova Costituzione sia perché ora possono sposare anche un non musulmano.

E così, tra i favoriti nei sondaggi delle ultime settimane prima del voto per il passaggio al secondo turno c’erano il premier in carica, Youssef Chahed, ex membro del partito conservatore Nidaa Tunis e leader di Tahya Tunis. «La Tunisia ha bisogno di un presidente che sfidi la corruzione e dia speranza ai giovani», ha più volte detto Chahed nei comizi che ha tenuto in tutto il paese alla vigilia del primo turno.

L’altro favorito per il passaggio del turno, fermatosi all’11% secondo i primi risultati, è il candidato del partito islamista moderato Ennahda, Abdelfattah Mourou. Per due anni in prigione nel 1981, Mourou ha lasciato Ennahda nel 1991 in seguito alle accuse lanciate contro alcuni suoi compagni di partito di incitamento alla violenza. Parlamentare di Ennahda dal 2014, si è espresso a favore della legge contro la violenza contro le donne e per questo non è visto negativamente dal fronte della società civile che dialoga con gli islamisti su temi specifici.