Presa di posizione
Anche Nigrizia si schiera contro l’esportazione di ordigni italiani all’Arabia Saudita da due anni in guerra contro lo Yemen. E approva la mozione sottoposta ai parlamentari da parte di Amnesty International Italia, Rete della pace, Fondazione finanza etica, Oxfam Italia, Movimento dei Focolari e Rete italiana disarmo.

È vergognoso che l’Italia sostenga con forniture di armi l’Arabia Saudita che ha scatenato una guerra contro lo Yemen, senza alcun mandato delle Nazioni Unite. Dal marzo 2015, l’aviazione di Riad con l’appoggio di paesi arabi sunniti – Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait, Qatar e Giordania – ha ripetutamente bombardato lo Yemen per sostenere il suo presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi, minacciato dalle forze dei ribelli houti allineate con l’Iran.

Un rapporto di esperti trasmesso al Consiglio di Sicurezza dell’Onu dello scorso gennaio ha documentato che bombe italiane sganciate dall’aviazione saudita hanno colpito abitazioni, mercati, fabbriche e un ospedale, evidenziando che tali azioni militari «possono costituire crimini di guerra». Gli ordigni utilizzati sono prodotti nello stabilimento di Domusnovas (Carbonia-Iglesias) in Sardegna, di proprietà della RWM Italia Spa, azienda italiana con sede a Ghedi (Brescia) e controllata dal gruppo tedesco Rheinmetall.  

La guerra in Yemen ha causato finora la morte di 10 mila persone, di cui circa 4.700 civili e il ferimento di altre 40 mila. Intanto, l’Onu denuncia che la situazione umanitaria nel paese è catastrofica: due milioni di sfollati interni, 17 milioni di yemeniti (più della metà della popolazione) hanno bisogno di assistenza alimentare e oltre 2 milioni di bambini soffrono di malnutrizione, mentre il sistema sanitario è sull’orlo del collasso. Tutto ciò avviene non soltanto a causa del conflitto ma anche in seguito al blocco aereo e navale imposto allo Yemen sin dal marzo 2015 dalle forze di coalizione a guida saudita.

Riconversione

In risposta a tale situazione, Amnesty International Italia, Rete della pace, Fondazione finanza etica, Oxfam Italia, Movimento dei Focolari e Rete italiana disarmo hanno lanciato un appello a deputati e senatori affinché sottoscrivano una mozione che impegna il governo Gentiloni all’immediata sospensione di fornitura d’armi all’Arabia Saudita e a tutti i paesi coinvolti nel conflitto armato in Yemen. Nella mozione si chiede al governo italiano anche l’attivazione di un fondo per la riconversione dal bellico al civile, previsto nella legge 185/90.

Riconversione che dovrà partire in primis da Domusnovas dove nello stabilimento della RWM sono state prodotte 20 mila bombe nel solo anno 2016. Lo sostiene il Comitato riconversione RWM, espressione unitaria di oltre 20 realtà associative sarde, nazionali e internazionali, convinte che sia necessario intervenire con urgenza sul caso RWM Italia Spa per fermare una attività contraria a ogni norma etica e inaccettabile dal punto di vista del diritto.

«Il lavoro deve dare vita, non morte», sostiene Angelo Cremone, ambientalista e coordinatore di Sardegna Pulita, associazione membro del Comitato riconversione RWM, che con altri gruppi locali si batte da anni per la riconversione della fabbrica di armi e per la creazione di posti di lavoro nella bonifica delle aree industriali del Sulcis, nelle opere contro il dissesto idrogeologico e nell’agroalimentare. Il piano di riconversione – rileva il Comitato – deve poter contare sul contributo economico della regione della Sardegna e dello stato italiano che nel 2001 finanziarono a Domusnovas la conversione della produzione di esplosivi ad uso civile legata al ciclo minerario, ad una di tipo militare.

E i sindacati…e la Chiesa?

Intanto, attivisti come Angelo Cremone e membri di associazioni pacifiste locali sono sovente oggetto di intimidazioni e minacce, a motivo del loro impegno per una economia di pace e nel rispetto dell’ambiente che confligge con gli interessi di chi ritiene che il posto di lavoro vada difeso ad ogni costo, anche al prezzo della vita degli altri. La causa degli attivisti a favore della riconversione non ha trovato l’appoggio dei sindacati come Cgil e Cisl né quello della Chiesa ufficiale che non ha preso posizione, fatta eccezione per qualche prete che si è pronunciato a favore.

Solidarietà è venuta da papa Francesco che, rispondendo a esponenti del Movimento dei Focolari in Sardegna, dice di essere «lieto di sapere che vi stiate interessando nel promuovere un lavoro dignitoso alternativo alla costruzione delle armi».

La mozione parlamentare proposta dalle sei associazioni promotrici, accolta già da un gruppo di deputati, è una prima risposta concreta alla risoluzione votata al Parlamento europeo – con 359 voti favorevoli e 212 contrari – il 25 febbraio 2016 che chiede all’Unione europea l’embargo sulla vendita di tutte le armi all’Arabia Saudita. Ed è un invito al rispetto della legge italiana 185/90 che proibisce la vendita e il transito di armi verso paesi in guerra.