I COLORI DI EVA – giugno 2011
Elisa Kidané

Carissimo Karol. Scusami se scelgo la via più semplice, ma ero incerta se rivolgermi con il titolo di Sua Santità a un Papa beato. Certo, una beatificazione lampo, e qualcuno già parla di imminente canonizzazione.

È vero, il 2 aprile 2005 la folla aveva chiesto a gran voce: «Santo subito». Dopo sei anni, il popolo ha avuto la meglio sulle rigide procedure canoniche. Il 1° maggio scorso, come ai tuoi tempi, Roma è stata invasa da una folla variopinta e pacifica che ha voluto onorarti beato. Pochi giorni prima, un’altra piazza, a Londra, aveva fatto il pieno ma – ti assicuro – erano bazzecole in confronto a quello che tu, ancora una volta, sei riuscito a fare: unire popoli, mettere insieme culture, lingue, generazioni diverse.

Da settimane il tuo volto tappezzava le vie della Città Eterna, e non solo. Il tuo viso, sereno e sempre accattivante, ci ha resi per breve tempo un po’ più buoni. Devo confessarti che avrei preferito altre parole ad accompagnare le tue gigantografie. Parole forti, quelle che sapevi dire senza peli sulla lingua. Invece, ci siamo ritrovati frasi innocue e un po’ annacquate, perché estrapolate dai contesti in cui le avevi pronunciate.

Ci sarebbe piaciuto riascoltare, il 1° maggio, in ogni piazza, i tuoi discorsi. Ci sarebbe piaciuto che ci avessero proposto, come nuovo impegno, quelle parole che sapevano andare dritto al cuore e che ancor oggi sono di un’attualità sorprendente: la condanna delle mafie che continuano a schiavizzare le società; l’allarme sulle ingiustizie planetarie, che creano i poveri ad hoc, che, oggi come ieri, sono presenti e che dobbiamo sradicare. Avremmo voluto risentire una cento mille volte quel tuo “no” categorico a tutte le guerre. Memorabile il discorso che facesti al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede il 13 gennaio 2003. Quasi una supplica: «No alla guerra! La guerra non è mai una fatalità. Essa è sempre una sconfitta dell’umanità. Il diritto internazionale, il dialogo leale, la solidarietà fra stati, l’esercizio nobile della diplomazia sono mezzi degni dell’uomo e delle nazioni per risolvere i loro contenziosi. Dico questo pensando a coloro che ripongono ancora la loro fiducia nell’arma nucleare e ai troppi conflitti che tengono ancora in ostaggio nostri fratelli in umanità».

Le tue parole non furono raccolte e allora scegliesti di rivolgerti al mondo intero durante l’Angelus del 16 marzo di quello stesso anno. Abbiamo ancora negli occhi quel tuo volto contratto dal dolore e già minato dalla malattia, ma anche la ferma decisione di tentare fino all’ultimo di fermare la guerra. Parole forti: «Io appartengo a quella generazione che ha vissuto la seconda Guerra mondiale ed è sopravvissuta. Ho il dovere di dire a tutti i giovani, a quelli più giovani di me, che non hanno avuto quest’esperienza: “Mai più la guerra!”… Dobbiamo fare tutto il possibile! Sappiamo bene che non è possibile la pace ad ogni costo. Ma sappiamo tutti quanto è grande questa responsabilità ». Quel tuo grido commosse il mondo intero, ma non mosse di un millimetro la decisione dei guerrafondai di allora (come quelli di oggi).

Caro Karol, siamo una umanità sorda, incapace di scelte coraggiose, con il vizio dell’autodistruzione. La tua beatificazione e il tuo carisma di accomunare popoli dovrebbero aiutarci a onorare la tua santità, dando ascolto ai tuoi insegnamenti.

Tra gli striscioni del 1° maggio, non se n’è visto uno che riportasse quel tuo “No alla guerra”. Campeggiava, sì, quella bella richiesta: «Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo». Parole che oggi hanno un significato non da poco. Aprire le porte ai cristi che fuggono da guerre, da miserie, da ingiustizie… Parole che non dovrebbero diventare slogan, ma monito per società che preferiscono essere fortezze inaccessibili e, caso mai, con radici saldamente cristiane.

Caro Karol, tu conosci fin troppo bene le contraddizioni del nostro mondo. Mentre Roma straripava di gente che ti acclamava, poco distante si consumava l’ennesima guerra fratricida, e quasi nell’indifferenza: popoli disperati cercavano un appiglio per non soccombere divorati dal mare. Che strano questo nostro mondo. Non credi?

Te le ricordi le bandiere della pace che, nel 2003, erano apparse a miriadi sui balconi di molte città, segno visibile del “no” a ogni guerra? Non hanno resistito alle intemperie: gran parte di esse sono state rimosse; le altre sono ormai sbiadite.

Oggi, troppo intenti a rinnovare il “guardaroba” di santini fatti in tuo onore, ci dimentichiamo che beatificarti significa soprattutto seguire le tue orme. Nella sua omelia, Benedetto XVI le ha indicate: «Quello che il neo-eletto Papa chiedeva a tutti, egli stesso lo ha fatto per primo: ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante – forza che gli veniva da Dio – una tendenza che poteva sembrare irreversibile».

“Santo subito”, sì. Ma per averti come compagno di strada in un’impresa straordinaria: costruire, oggi e qui, il Regno di Dio.