Benin: Romuald Wadagni eletto presidente
Benin Politica e Società
Al delfino di Patrice Talon sono andati il 94% dei consensi, con un’affluenza alle urne di oltre il 58%
Benin: il candidato della maggioranza Romuald Wadagni eletto presidente
14 Aprile 2026
Articolo di Elio Boscaini
Tempo di lettura 3 minuti
Il neo eletto presidente del Benin Romuald Wadagni (Credit: presidenza della Repubblica)

In Benin il candidato della maggioranza, Romuald Wadagni, è stato eletto presidente con una percentuale bulgara del 94 % dei voti, espressi nelle lezioni di domenica 12 aprile.

Ci si potrebbe chiedere, da questa parte del Mediterraneo, a che serve andare alle urne se già prima ne è conosciuto il risultato

La schiacciante vittoria del ministro delle Finanze non lascia scampo: incoronato dal capo di stato uscente, Patrice Talon, e sostenuto dai due partiti che compongono la maggioranza presidenziale, l’Unione progressista-il Rinnovamente (Up-R) e il Blocco repubblicano (BR), che avevano razziato la totalità dei seggi all’Assemblea nazionale (il Parlamento) alle legislative dell’11 gennaio scorso, Wadagni non aveva di fronte alcun candidato di una certa levatura.

Così, a 49 anni e al primo turno, Wadagni si ritrova presidente eletto con una maggioranza del 94,05 % dei voti espressi. Il suo solo avversario, Paul Hounkpè, ritenuto un oppositore moderato, si è dovuto accontentare di un miserabile 5,95 % dei suffragi e già nel pomeriggio del 13 aprile riconosceva la sua sconfitta e rivolgeva al vincitore le sue “congratulazioni repubblicane”.

La partecipazione è stata, secondo la Commissione elettorale nazionale indipendente (CENA), del 58,75 %. Su questa percentuale, qualche dubbio è legittimo, soprattutto se si è vissuto qualche tempo in Benin e se un’agenzia di stampa come France-Presse dice di aver visto una frequenza piuttosto debole nella maggior parte dei seggi visitati nelle due città più importanti del paese, Cotonou, capitale economica, e Porto-Novo, capitale politica. 

Questa vittoria era annunciata da tempo, da quando cioè per i cavilli del codice elettorale, l’opposizione era praticamente stata esclusa dalla corsa: i Democratici, infatti, il principale partito di opposizione, non hanno potuto presentare sponsorizzazioni sufficienti e quindi hanno annunciato che non avrebbero appoggiato alcuno dei candidati.

Wadagni, delfino designato da Patrice Talon, che gli passerà il potere al termine dei suoi due mandati, conformemente alla Costituzione, ha globalmente avuto il consenso del suo campo e anche oltre, vantando il suo buon rapporto con l’ex presidente Thomas Boni Yayi, alla testa dei Democratici fino a poche settimane dal voto (aveva rassegnato le dimissioni).

Wadagni eredita i due mandati di Talon in cui il Benin ha sì conosciuto un certo boom economico, ma anche un crescendo di insicurezza per via del ripetersi di attacchi jihadisti nel nord e un giro di vite sulle libertà pubbliche.

Quindi, mentre ci congratuliamo pure noi per il clima di pace e la buona organizzazione dello scrutinio, al nuovo presidente auguriamo il coraggio di affrontare il problema sicurezza (c’è sempre in agguato la possibilità che il malcontento, anche dei militari, si coalizzi  con quello della società civile che non vede condivisa la ricchezza del paese) e quello della disoccupazione giovanile, soprattutto della gioventù laureata, sola garanzia di un domani migliore per tutti gli abitanti del paese dalle tante intelligenze che è il Benin.

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