Il vicepresidente statunitense in visita in Kenya
Il vice presidente statunitense Joe Biden ha incontrato a Nairobi, in Kenya, il presidente del Sud Sudan Salva Kiir. Biden ha assicurato a Juba aiuti militari e il sostegno americano al referendum per l’indipendenza del Sud.

Diretto verso il Sudafrica, per partecipare all’apertura dei Mondiali di Calcio 2010, Joe Biden, vice presidente degli Stati Uniti, ha deciso di fare una breve sosta a Nairobi, in Kenya, dove ha incontrato il presidente Mwai Kibaki e il primo ministro Raila Odinga. Dopo aver invitato i keniani a non cedere alle divisioni interne, e proseguire sulla strada delle riforme, Biden ha incontrato il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, per discutere con lui la prossima tappa cruciale che attenderà il Sudan: il referendum per l’indipendenza del sud, previsto il prossimo gennaio 2011.

Secondo una nota diffusa dalla Casa Bianca, il vice presidente statunitense avrebbe confermato l’impegno americano a sostenere un referendum che si svolga «nei tempi e nei modi che riflettano, credibilmente, il volere del popolo sudsudanese».

Biden è stato uno degli sponsor della stabilizzazione dell’ex Jugoslavia, premendo sulla soluzione separatista. All’epoca dei fatti, il vice presidente era membro della commissione esteri del Senato, commissione che ha presieduto in più occasioni. Nel 1999 è stato cofirmatario, insieme a John Mc Cain, candidato repubblicano alle presidenziali 2008, della risoluzione che ha permesso il bombardamento di Serbia e Montenegro e ha di fatto portato all’indipendenza del Kosovo, nel 2008.

“Referendum a tutti i costi” è la parola d’ordine in Sud Sudan. Per garantire che questo avvenga, Biden ha anche assicurato, secondo la nota di Washington, «aiuti per il Sudan People’s Liberation Army – braccio armato degli ex ribelli sudisti, oggi esercito sudsudanese – riconoscendo le serie minacce alla sicurezza che il Sud deve affrontare». La compagine di governo degli ex ribelli sembra, infatti, sfaldarsi in alcune regioni.

Le elezioni dell’aprile scorso hanno aperto una faida tutta interna al partito del sud, con la defezione di alcuni importanti comandanti. Uno di questi è George Athor, che, contestando le elezioni per il governatorato dello stato di Jonglei, ha dato il via ad una serie di attacchi contro l’esercito di Juba, provocando almeno un centinaio di morti. Si sono uniti a lui, nelle settimane scorse, anche altri ufficiali dell’esercito del sud.