Relazioni internazioni

Gli interessi cinesi in Africa non sono una novità, ma di sicuro sono sempre più evidenti. È finito sabato il viaggio di dieci giorni durante il quale il presidente cinese Hu ha incontrato i leader di Camerun, Liberia, Sudan, Zambia, Namibia, Sudafrica, Mozambico e Seychelles.
 
Paesi con cui da tempo Pechino ha ottimi rapporti politici e commerciali: in dieci anni, dal 1995 al 2005, il commercio bilaterale tra Cina e Africa è passato da circa 3 a 40 miliardi di dollari. Capitali ed investimenti cinesi sono distribuiti in ben 49 paesi africani.
 
Sudafrica, Namibia e Sudan sono tra i maggiori fornitori di petrolio del gigante asiatico, ma gli interessi cinesi non sono limitati alle risorse energetiche: rame e diamanti in Zambia e Mozambico, ma anche frutta dal Sudafrica, unico stato africano con investimenti in Cina.
 
In tutte le tappe il presidente cinese ha parlato di maggior assistenza all’Africa per uno sviluppo locale, di cancellazione del debito, di consolidamento dei rapporti commerciali e dei mercati. Ad ogni presidente africano Hu ha presentato un pacchetto di proposte su misura: dalla politica, come per esempio il riconoscimento della cittadinanza locale ai cinesi che già vivono e lavorano in Sudafrica  o in Zambia, al commercio, con la possibilità, per le esportazioni dei paesi africani, di godere di un trattamento di esenzione dai dazi doganali per entrare nel mercato cinese. E poi gli aiuti economici per “l’autosviluppo”: assistenza sanitaria e istruzione.
 
A Maputo, in Liberia, in Cameroun, Hu Jintao ha visitato scuole, ospedali e strutture sportive costruite con i fondi cinesi.
Si è parlato anche di turismo: l’ultima tappa del presidente cinese sono infatti state le isole Seychelles, che hanno anche un’importante posizione strategica, soprattutto in considerazione della concorrenza tra Cina e India.
 
Non solo consensi
In ogni sua tappa il presidente cinese è stato accolto con entusiasmo dai cittadini e con tutti gli onori delle istituzioni. Nonostante gli elogi, però, qualche voce di dissenso continua ad esserci: in Zambia è stata cancellata la sua visita alla miniera di rame dove 50 zambiani sono morti per un’esplosione nel 2005, e dove si stavano organizzando manifestazioni di protesta.
 
In Liberia permangono perplessità su come l’intensificarsi dei rapporti economici e politici con la Cina possa influenzare le relazioni con gli Stati Uniti e l’Europa.
 
Resta inoltre il problema del Sudan: pressata dalle critiche della comunità internazionale e dal perdurare della crisi sudanese, la Cina ha recentemente annunciato di voler usare la sua influenza in Sudan per costringere il governo di Karthoum ad impegnarsi concretamente per cercare di risolvere la crisi in Darfur. Durante la sua visita, però, sembra che Hu si sia limitato a firmare alcuni trattati commerciali e a visitare una raffineria petrolifera costruita dai cinesi nel nord del Sudan.
 
Molti osservatori considerano quella tra Cina e Africa una “cooperazione pragmatica”, che potrebbe avere effetti disastrosi per certi paesi del continente nero: alcuni settori africani, come quello tessile, non sarebbero in grado di contrastare il massiccio arrivo dei prodotti cinesi a basso prezzo.
 
Nonostante questa consapevolezza, alcuni analisti vedono di buon occhio le iniziative commerciali tra il gigante asiatico e i paesi africani, nella speranza che possano indurre le potenze occidentali a rivedere le loro strategie sul continente. Al momento, però, Stati Uniti ed Europa si limitano a guardare.