Fifa Gate
L’indagine dell’Fbi, che ha portato allo scoppio dello scandalo della corruzione all’interno della federazione calcistica internazionale (Fifa), ha già messo al centro l'Africa con le tangenti dei mondiali in Sudafrica e il caso Marocco. Ma ha anche causato le dimissioni dell'eternamente discusso Joseph Blatter, sempre appoggiato dagli africani. Quali erano le sue relazioni con il continente?

Che ha fatto di bello per il calcio africano il signor Joseph Blatter, alla testa della Fifa dal 1998, rieletto per la quinta volta e dimissionario (tre giorni dopo) dal 2 giugno, e travolto dagli scandali di cui sono accusati eminenti personaggi della Federazione internazionale di football?

Gli africani esprimono giudizi contraddittori, riconoscendo comunque a Blatter di aver dato all’Africa il suo primo Mondiale (in Sudafrica nel 2010) e di aver portato da 2 a 5 le squadre africane ai Mondiali.

Dieci giorni fa, il principe giordano Ali Ben al-Hussein, vicepresidente della Fifa, e principale contendente alla poltrona occupata da Blatter, sperava ancora nel sostegno di tutta l’Africa, ma quest’ultimo aveva già sedotto i paesi africani che rappresentano 54 dei 209 voti chiamati a pronunciarsi. Al-Hussein aveva addirittura compiuto un tour africano, cominciando dallo Zimbabwe, per avere il sostegno dell’Africa, eppure non era bastato a farsi eleggere.

Guarda caso oggi che Blatter è dimissionario, alcuni presidenti di federazioni africane di calcio vedono il loro nome coinvolto nei suoi “affari”. Non stupisce, quindi, che fossero in molti ad avere interesse a mantenere Sepp Blatter alla presidenza della Fifa.

Dal 27 maggio la Fifa è nella tempesta. In Svizzera, su mandato dell’Fbi statunitense, sono state arrestate diverse personalità dell’organizzazione in seguito a numerosi scandali di corruzione. I sudafricani sono accusati dalla giustizia americana di aver versato 10 milioni di dollari a Jack Warner, ex dirigente della Fifa, per aggiudicarsi tre voti per l’attribuzione del Mondiale nel 2010. Gli americani accusano il francese Jérôme Valcke, segretario generale della Fifa, braccio destro di Blatter di aver effettuato un bonifico di 10 milioni di dollari sul conto di Jack Warner, ex presidente della Concacaf (Confederazione di football dell’America del Nord, America centrale e dei Caraibi), proprio a questo scopo.

La Fifa ha riconosciuto il bonifico dei 10 milioni di dollari «nel quadro dello sviluppo del calcio nei Caraibi», ma ha anche assicurato che «né Jérôme Valcke né alcun altro alto responsabile della la Fifa sarebbero implicati».

Le autorità americane accusano le persone arrestate di aver costituito un vasto sistema di truffa e corruttela, nel mondo calcistico a partire sai primi ‘90. Al tempo stesso, la giustizia svizzera ha anche annunciato un’inchiesta sull’attribuzione della Coppa del Mondo del 2018 e del 2022 rispettivamente assegnate a Russia e Qatar.

L’ultima bomba che rende sempre più veritiere le accuse è quella che arriva dalle affermazioni (rese pubbliche dalla giustizia Usa) del milionario Chukck Blazer, plenipotenziario del calcio americano, ex alto dirigente della Fifa, che nel 2013 riconosceva di aver profittato di mazzette del Marocco e del Sudafrica per ottenere i Mondiali, quello del 1998 (poi attribuito alla Francia, unica concorrente) e quello del 2010 che i sudafricani riuscirono ad ottenere.

All’arrivo di Joseph Blatter come direttore esecutivo della Fifa nel 1990, incaricato dell’organizzazione della Coppa del Mondo, l’Africa disponeva di soli due posti su 24. Oggi invece sono 5 le selezioni africane che hanno preso parte all’ultima edizione della Coppa del Mondo in Brasile nel 2014, tra le 32 squadre nazionali presenti.

Blatter non ha mai perso l’occasione di mostrare il suo interesse per l’Africa che chiamava «il continente del calcio» assistendo regolarmente alle finali della Coppa d’Africa delle nazioni a fianco del camerunese Issa Hayatou, presidente della Confederazione africana di football (Caf).

Ma per quale motivo? Il suo sostegno all’Africa e alle piccole federazioni riconosceva l’importanza del calcio africano e dei suoi campioni (molto presenti nel calcio europeo), senza dimenticare che per lui l’appoggio incondizionato dell’Africa era un mezzo per contenere il dominio finanziario della Uefa, la Confederazione europea. Con le sue 55 federazioni membro, l’Africa rappresentava, e rappresenta, un vivaio di voti molto importante, e addirittura cruciale nell’ottica dell’elezione alla presidenza della Fifa.

Se numerosi sono quelli che riconoscono il lavoro di Blatter in favore dei “piccoli”, lo sviluppo del calcio africano si è fatto, secondo tanti osservatori, senza strutturare sufficientemente le federazioni, il che ha comportato in certi paesi un aumento dei problemi legati alla corruzione.

Intanto le procure americana, inglese e svizzera continuano il loro lavoro di investigazione. Ne apprenderemo delle belle. Non solo in Italia, ma anche nel mondo, l’universo calcistico sembra proprio pervaso dalla disonestà. Che sia questa l’unica impronta lasciata da Stepp?

Nella foto sopra l’ormai ex presidente della Fifa, Joseph Blatter.