Le conseguenze della nube vulcanica in Africa
L’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajoekull ha avuto pesanti ripercussioni sulle esportazioni africane. Colpita in modo particolare l’industria dei fiori, in Kenya. Tonnellate di prodotti orticoli ed ittici sono bloccate negli hangar degli aeroporti africani, fino a quando non riprenderanno i voli verso l’Europa.

Le esportazioni keniane dei fiori, il turismo balneare in Senegal, l’industria orticola di Etiopia e Sudafrica: le conseguenze, a volte gravi, provocate dalla cenere e dai lapilli sprigionati dall’ormai noto vulcano islandese, Eyjafjallajoekull, si fanno sentire anche in Africa.

La sospensione per motivi di sicurezza di gran parte del traffico aereo in arrivo e in partenza per l’Europa hanno messo in ginocchio migliaia di lavoratori agricoli in Kenya. Un paese dove i fiori e in particolare le rose costituiscono circa il 20% delle esportazioni. I magazini frigoriferi dell’aeroporto internazionale di Nairobi sono ormai completamente pieni. Secondo i vertici del Kenya Flower Council, sono andate già distrutte 3 mila tonnellate di fiori.

Un danno che ammonta a 3 milioni di dollari per ogni giorno di blocco, secondo quanto riferito da Stephen Mbithi, capo dell’associazione Fresh Produce Exporters, in Kenya. «Abbiamo avuto a che fare con la siccità, con El Nino e con le violenze post-elettorali, ma mai abbiamo visto una cosa simile» ha detto Mbithi. Il settore orticolo ha subito gravi danni anche in Etiopia, dove l’80% del prodotto è destinato al mercato europeo, e in Sudafrica, che, come il Kenya, ha subito gran parte dei danni nel settore delle esportazioni di fiori.

Intanto, il timore che la nube possa raggiungere anche il continente, ha spinto la compagnia aerea di bandiera algerina a dirottare gran parte del traffico aereo sull’aeroporto di Hassi-Messaoud, città petrolifera ai confini del Sahara. Un misura a scopo preventivo, secondo i dirigenti di Air Algerie.

In Senegal, invece, gli albergatori delle località turistiche della regione di Thiès, sono costretti da giorni ad ospitare gratuitamente centinaia di turisti europei bloccati nel paese. Nel frattempo, nell’aeroporto di Dakar, si sono accumulate 6.600 tonnellate di pesce fresco destinate all’Europa. Conseguenze, dunque, che si fanno sempre gravi, ogni giorno in più che passa.