Nigeria
Il governo deve fare di più per proteggere ogni nigeriano, di qualsiasi religione ed etnia. Questo il senso del messaggio dei presuli. Intanto l’esercito afferma di aver ucciso il leader dei terroristi.

«La nazione è in pericolo di fronte alle violenze di Boko Haram e di altri gruppi armati». È il drammatico appello dei vescovi della Nigeria, reso pubblico al termine della seconda assemblea plenaria, tenutasi a Warri (stato del Delta, nel sud del paese) e pervenuto all’Agenzia Fides.

I vescovi affermano di essere rimasti «sconvolti dalle orribili testimonianze giunte dagli stati di Borno, Yobe, Adamawa, Taraba, Kano e Kaduna sugli stermini di massa dei cittadini nigeriani, su interi villaggi, chiese e canoniche saccheggiati e dati alle fiamme. Famiglie e singole persone sono state costrette ad abbandonare le loro case e delle loro terre».

La Nigeria vive una situazione difficile e le notizie che arrivano da quel paese, spesso contraddittorie, contribuiscono a gettare nebbia su ciò che accade. Come la notizia della liberazione delle ragazze rapite, data con enfasi dalla Bbc e subito ridimensionata: solo 4 sarebbero riuscite a scappare sulle 200 recluse. In un primo tempo si è parlato di un blitz, poi smentito. Così come la notizia dell’uccisione del capo di Boko Haram, data dall’esercito camerunese e poi non confermata.

Ieri è stato il turno dell’esercito nigeriano: ha dichiarato di aver ucciso il leader degli integralisti islamici, conosciuto come Abubakar Shekau. La notizia è stata battuta ieri sera dalla France Press. Il portavoce della difesa nigeriana, Chris Olukolade, ha annunciato ai reporter di Abuja che l’uomo con una folta barba identificato come Mohammed Bashir è morto durante degli scontri nella città di Konduga, nello stato nord-orientale di Borno. Bashir è uno dei tanti nomi dietro cui si celava “il deceduto Abubakar Shekau, conosciuto come leader” di Boko Haram.

È la prima volta, da quando il movimento integralista islamico ha iniziato a seminare morte e distruzione, che le forze armate di Abuja danno per morto Shekau. Ma va ricordato che i servizi di  sicurezza, ne avevano annunciato la morte nel luglio 2009 e nel giugno del  2013… Il portavoce della difesa nigeriana ha chiarito che l’esercito è certo della morte del leader di Boko Haram e che il nome di battaglia  “Shekau” era ormai un “marchio terroristico”. Tuttavia le forze armate non hanno ancora portato prove, e circostanze, concrete della sua morte.

Intanto i vescovi nigeriani, nel loro messaggio, spiegano che la  situazione è così grave che «uno dei nostri vescovi delle zone dove è un atto la tragedia (mons. Stephen Dami Mamza, vescovo di Yola), è stato costretto a lasciare improvvisamente la riunione perché migliaia di rifugiati avevano riempito la cattedrale e i locali attigui, alla ricerca di protezione e di cibo». I vescovi avvertono che «ogni comunità nigeriana a livello locale e statale deve stare in allerta per far fronte al grave pericolo che minaccia la nazione. La questione non è chi diventerà presidente, governatore o senatore dopo le elezioni del 2015. Il problema riguarda la vita e la sicurezza di ognuno di noi che desidera vivere insieme in pace».

Il messaggio sottolinea che sono i cristiani e i non musulmani i principali bersagli di Boko Haram. E il primo compito del governo, ricordano i vescovi, «è quello di preservare e proteggere la vita di ogni nigeriano qualsiasi sia la sua etnia, religione, classe sociale». I vescovi, intanto, hanno mobilitato la Caritas nigeriana per portare assistenza agli sfollati e hanno indetto una preghiera nazionale il 13 e il 14 novembre.