L’accusa del Consiglio Nazionale delle Chiese del Kenya
Un bomba è esplosa, domenica, a Nairobi, in Kenya, provocando almeno 6 morti e un’ottantina di feriti. L’ordigno si è detonato mentre era in corso un raduno del “no” per il referendum sulla Costituzione. Il Consiglio Nazionale delle Chiese del Kenya accusa il governo.

«Non abbiamo dubbi sul fatto che il governo abbia, direttamente o indirettamente, una mano in questi attacchi»: è l’accusa contenuta in un comunicato stampa diramato dal Consiglio Nazionale delle Chiese del Kenya, dopo l’attentato subìto ieri, durante un raduno, nella capitale, Nairobi.

Il raduno è stato organizzato per promuovere la campagna per il “no” al referendum sulla costituzione che dovrà tenersi il prossimo 4 agosto.

Una granata esplosa tra il pubblico, avrebbe generato il panico tra la folla, causando almeno 6 morti e 80 feriti.

Lo scontro che ha caratterizzato il dibattito politico keniano degli ultimi mesi, riguarda due punti della bozza di Costituzione, duramente contestati. Il primo fa riferimento alle cosiddette corti islamiche (Khadi Courts), già istituzionalizzate nel passato coloniale del Kenya.

La norma permetterebbe il riconoscimento delle sentenze emesse dai tribunali islamici su tutto il territorio nazionale. Una norma che rischia di essere discriminatoria nei confronti delle altre religioni, secondo le chiese del Kenya.

Il secondo punto riguarda invece l’aborto. Un emendamento introdotto nella nuova Costituzione, apre di fatto la strada alla legalizzazione della pratica, permessa, secondo la norma, a determinate condizioni.

Il referendum previsto il prossimo agosto, è una delle tappe fondamentali che il paese deve compiere per uscire dalla crisi politica in cui è sprofondato con le elezioni dello scorso 2007 e le violenze che seguirono all’inizio del 2008. Violenze che provocarono circa 1500 morti.

Dopo l’approvazione della nuova Costituzione, il governo di unità nazionale, composto dal presidente Mwai Kibaki e il primo ministro Raila Odinga, dovrà portare i keniani nuovamente al voto, nel 2011. L’elemento religioso aggiunge però ulteriori tensioni nella polveriera keniana, che vede già le prime divisioni attraversare persino gli opposti schieramenti.

Ex alleato del premier Odinga, William Ruto, potente ministro dell’educazione, era infatti tra i manifestanti, poco prima che esplodesse la granata.

Sullo sfondo la Corte Penale Internazionale dell’Aja, che si prepara a processare gli istigatori delle violenze post-elettorali del 2008. “Istigatori” che occuperebbero tuttora posizioni di primo piano.