Malgoverno in Africa: la Francia volta pagina
Appartamenti, ville, interi edifici: Omar Bongo e Denis Sassou Nguesso, presidenti di Gabon e Repubblica del Congo, hanno fatto affari d’oro in Francia, investendo in immobili. Usando i soldi dello stato. La magistratura francese apre un’inchiesta, che potrebbe allargarsi anche ai presidenti di Angola, Burkina Faso e Guinea Equatoriale.

Coi soldi delle tasse dei cittadini dei paesi di cui sono a capo hanno comprato hotel, appartamenti e altri immobili. Omar Bongo e Sassou Nguesso avrebbero investito a scopi personali spendendo singolarmente oltre 10 miliardi franchi cfa ( la moneta in circolazione in Africa occidentale) , letteralmente saccheggiando le casse dello stato di cui avevano le chiavi. E sembra che questa sia solo la punta dell’iceberg: nell’inchiesta partita questa settimana sono coinvolti, ma le accuse a loro carico sono ancora da definire, anche il presidente burkinabè Blaise Campaoré, quello della Guinea Equatoriale Teodoro Obiang Nguema, e quello dell’Angola, Eduardo Dos Santos.
 
A dare il via ai lavori della magistratura, 3 organizzazioni non governative: l’associazione Sherpa, rete internazionale di giuristi, Survie, che lavora per il risanamento dei rapporti franco-africani, e la “Federazione Congolese della Diaspora”. Sembra quasi una favola: tre piccole realtà della società civile sono riuscite a far aprire un’inchiesta preliminare per approfondire le accuse.  I magistrati avrebbero potuto chiudere la partita ancora prima di cominciarla, dichiarando infondate le accuse; avrebbero potuto consegnare il dossier a un giudice d’istruzione. La decisione è stata quella di aprire l’inchiesta preliminare, che stabilirà le responsabilità penali individuali.
 
Se la Françafrique è ormai solo un ricordo, questa inchiesta dichiara ufficialmente che l’era Chirac è finita: il neopresidente Nicolas Sarkozy ha da subito preso le distanze dalla politica africana del suo predecessore, e la sua linea sembra farsi sempre più chiara. Forse l’era dell’impunità è finita.

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