Gabon / Dinastia a fine corsa?
Economia fiacca, casi di corruzione riconducibili alla sua famiglia e persino dubbi sul suo atto di nascita stanno accrescendo l’impopolarità del presidente uscente del Gabon, Ali Bongo. A poco più di un anno dal voto, i suoi sostenitori si diradano e l’opposizione si rafforza.

La situazione del presidente Ali Bongo è sempre più scomoda. Tanto che rischia di essere disarcionato dalla sua carica. E sarebbe un fatto non da poco se si pensa che la dinastia Bongo “regna” ininterrottamente dal 1967: Prima con il padre Omar (fino al 2009) poi con Ali (fino ad oggi).

Il fatto è che l’economia gira al rallentatore a causa della caduta del prezzo del petrolio. La crescita perde slancio, passando dall’8% del 2013 al 5% del 2014. E le casse dello stato sono vuote. I primi a soffrirne sono i dipendenti pubblici. Gli insegnanti sono in sciopero da mesi e sul finire dello scorso anno non meno di 18 amministrazioni pubbliche hanno incrociato le braccia. Al malcontento si è aggiunta la repressione brutale di una manifestazione il 20 dicembre a Libreville, che è costata la vita a sei persone. Lo scorso marzo, altre proteste studentesche hanno dovuto fare i conti con la polizia.

Come se non bastasse, perde pezzi il Partito democratico gabonese (Pdg), la formazione del presidente. Se ne sono andati Jean Ping, già ministro degli esteri ed ex-presidente dell’Unione africana; Jean Eyegbé Ndong, politico di lungo corso e primo-ministro all’epoca di Omar Bongo, padre di Ali; René Ndemezo’o Obiang, anche lui ex ministro. Tutti e tre stanno interloquendo con le opposizioni, in particolare con Zacharie Myboto, presidente dell’Unione nazionale.

La collera popolare e la defezione di alcuni uomini politici dal partito al potere si spiega con la persistenza della corruzione, messa a nudo lo scorso marzo dal sito investigativo parigino Médiapart che ha svelato l’esistenza di un sistema familiare predatorio di cui Ali Bongo sarebbe il principale beneficiario, attraverso la holding Delta Synergie, e che non risparmia nessun settore economico.

Secondo i documenti in possesso di Médiapart, almeno quattro multinazionali francesi presenti in Gabon – Bolloré (logistica), Bouygues (telecomunicazioni), Eramet (miniere, metallurgia) e Bnp (banche, assicurazioni) – sarebbero coinvolte.

Ali Bongo e sua sorella Pascaline sarebbero azionisti, ciascuno al 19,25%, di Delta Synergie. Ciò non ha impedito a Pascaline di comparire di recente davanti alla giustizia francese per 300mila euro di fatture non pagate, di cui 17mila per l’acquisto di fiori freschi in occasione delle esequie di uno dei suoi fratellastri, come precisa il giornale satirico Le Canard enchaîné. Queste rivelazioni arrivano mentre i magistrati francesi, nell’ambito dell’inchiesta su «i beni mal acquisiti», hanno nel mirino i due Bongo: sono sospettati di detenere almeno 31 milioni di euro in banche del Principato di Monaco.

A tutti questi problemi se ne aggiunge un altro per Ali Bongo, a poco più di un anno dalle elezioni presidenziali previste nell’agosto 2016. In modo sempre più serrato, i partiti di opposizione gli contestano il diritto di potersi presentare per un nuovo mandato, richiamandosi all’articolo 10 della Costituzione che impone ai candidati di essere nati in Gabon.

È accaduto infatti che lo scorso anno nel suo libro intitolato Nouvelles affaires africaines, mensonges et pillages au Gabon, pubblicato da Fayard, il giornalista e storico francese Pierre Péan ha gettato un imbarazzante sasso nello stagno. Péan, accusato di diffamazione dalla presidenza gabonese, ha scritto che Ali Bongo sarebbe nato in Nigeria da una famiglia dell’etnia ibo e, in seguito alla guerra del Biafra (1967-1970), sarebbe stato evacuato in Gabon con altri centinaia di bambini. Nel 1969 sarebbe stato adottato da Omar Bongo, la cui moglie Joséphine era sterile. Il tutto su suggerimento del potente ambasciatore francese a Libreville, Michel Delaunay, una sorta di proconsole.

Parigi sponsor
A voler credere a Péan, gli ex capi di stato nigeriani Ibrahim Babangida e Sani Abacha sarebbero stati messi al corrente di questa faccenda. All’epoca non ci fu nessun problema, ma oggi le rivelazioni di Péan possono risultare imbarazzanti per Ali Bongo. Almeno per due ragioni.

La prima è che l’attuale presidente, il 29 maggio 2009, si sarebbe fatto rilasciare dal sindaco di Libreville un falso atto di nascita per poter partecipare al voto presidenziale di quell’anno. Questo documento, che si ritiene sia la trasposizione dell’atto di nascita originale che si trova a Brazzaville (capitale della repubblica del Congo), evoca la nascita di Ali Bongo Odimba. Ora Ali, adottato nel 1969, era stato conosciuto come Alain fino al 1973, anno della sua conversione all’islam.

La seconda ragione d’inquietudine è che anche in seno alla famiglia Bongo c’è chi mette in discussione l’identità ufficiale di Ali. Onaida Maisha, una figlia del defunto Omar Bongo, ha chiesto alla giustizia francese che le sia comunicato lo stato civile completo di Ali Bongo, nel quadro dei diritti di successione dell’ex presidente. Il fatto è che tra i 53 eredi di Omar Bongo, Ali Bongo è il solo a non aver prodotto l’atto di nascita per ambire alla successione dei beni del defunto in Francia.

Secondo Médiapart, Onaida Bongo ha chiesto quel documento perché le autorità di Parigi sono abilitate a fornirlo per le persone nate nell’ex Africa equatoriale francese prima dell’indipendenza del 1960. E Ali Bongo è ufficialmente nato a Brazzaville il 9 febbraio 1959. Ma, ha rivelato l’agenzia France Presse, il servizio centrale dello stato civile non ha risposto a Onaida Bongo.

E di colpo il dubbio si riversa non solo sulla legittimità di Ali Bongo di ereditare una quota della fortuna di suo padre (stimata in parecchie centinaia di milioni di euro), ma sulla effettiva possibilità di concorrere alla presidenza del suo paese.

Il contenzioso famigliare coincide con un affare di stato. E la 112ª posizione del Gabon – ricco di foreste, minerali e petrolio – nella classifica Onu sull’Indice di sviluppo umano non spinge certo i compatrioti di Ali Bongo all’indulgenza.

E anche se nel 2009 è stato sponsorizzato da Nicolas Sarkozy e in seguito trattato con riguardo da François Hollande – che non ha esitato a manifestare al suo fianco, a Parigi lo scorso gennaio, nel corteo di solidarietà con le vittime dell’attentato contro il settimanale satirico Charlie Hebdo – Ali Bongo farà fatica a riconfermarsi. Il sostegno dell’Eliseo potrebbe non bastare, se i suoi avversari faranno fronte comune.

Articolo estratto dall’ultimo numero di Nigrizia di maggio 2015.

Nella foto in alto il presidente del Gabon, Ali Bongo (Fonte: Parismatch.com). Nella foto sopra la polizia usa gas lacrimogeni per disperdere una manifestazione vicino al parlamento nella capitale del Gabon, Libreville, il 23 marzo (Fonte: Afp).