I boscimani hanno appena avviato un nuovo procedimento contro il governo botswano
Rilasciati i 6 boscimani accusati di aver cacciato senza licenza. Il governo continua a non rispettare i diritti delle tribù: dopo averle sfrattate impedisce loro l’accesso all’acqua. Nonostante una sentenza del 2006 imponga il loro ritorno nelle terre ancestrali.

Il 28 luglio 6 boscimani erano finiti in carcere per due diversi casi, avvenuti nel 2007 e nel gennaio 2009, ma imputati per lo stesso reato: avevano cacciato senza licenza all’interno della Central Kalahari Game Reserve (CKGR), la loro terra ancestrale da cui sono stati sfrattati nel 2002. I magistrati della Corte botswana del Molepolole, riunitisi da lunedì 3 agosto, hanno però deciso la loro scarcerazione su cauzione.

L’arresto è scattato nonostante la sentenza del 2006 dell’Alta Corte del Botswana riconosca ai boscimani non solo il diritto di tornare a vivere nelle loro terre, ma anche quello di cacciare. In quasi 3 anni e nonostante il cambio al vertice del paese (il contestato presidente Festus Mogae ha passato il testimone a Seretse Ian Khama) le autorità non hanno mai rilasciato loro nessuna licenza.

Perchè il governo di Gaborone si è ricordato solo ora di questo reato rimasto impunito? Probabilmente perché, secondo l’organizzazione internazionale Survival International, che si batte per i diritti dei popoli indigeni, la comunità boscimane ha da poco avviato un nuovo procedimento legale per chiedere di poter usufruire delle fonti d’acqua all’interno della riserva.

Per impedire il ritorno dei boscimani nella riserva, il governo dopo lo sfratto ha sigillato i pozzi e imposto il divieto di caccia in tutta l’area, diventata una riserva naturale. La presenza dei boscimani, che vivono secondo tradizionalmente di caccia e raccolta, minacciava secondo le autorità gli animali della riserva. Una scusa che impedisce ai boscimani di continuare a vivere nella CKGR, ma anche una scusa priva di fondamento, dato che la presenza delle tribù nell’area non ha mai destato problemi alla fauna locale: lo stile di vita boscimane è in perfetta armonia con l’ambiente naturale. L’allontanamento delle tribù dalla riserva è legato ai giacimenti di diamanti su cui diverse aziende straniere hanno messo gli occhi. Avviare l’attività estrattiva nell’area sarebbe avrebbe però un duro impatto ambientale, in particolare per il consumo di acqua che richiede.

Ormai costretti da anni a vivere in speciali riserve, a lasciare i propri usi e costumi tradizionali, la cultura boscimane sta lentamente morendo. La società civile botswana è indifferente al problema dei boscimani, ai quali non resta altra arma che fare pressione sulla comunità internazionale.

Per approfondire:

L’intervista a Francesca Casella di Survival International Italia